Radio Pirata 31 (The show must go on)

Radio Pirata è a Trentuno che torna a gran spolvero d’altisonanza, a musica e parole si concede per sommo gaudio di intero mondo. E bene che ancora intero mondo c’è, che del doman non v’è certezza, per sguazzo di bomba, colpo di spingarda, s’addorme umanità e, a risveglio, non si ritrova la mappa a pianta di piede. Che altra specie patisce un poco, poi gioisce che d’intruso si è fatta libera. Comprendo sano spirito d’ecologia di bombarolo, che stermina a sterminio di definitivo orizzonte specie funesta, che lucertola e sorcio si godono il restante senza punta di diamante. Vado a musica che è meglio di gastrite.

Progetto di mondo il mondo è di raffinatissimo gusto, che se contendenti smettono a bombarda, c’è terzo illuminato – che a gioco dice non partecipo, ma partecipo – che interviene a d’uopo a dir si continua, ch’io non ci sto a che uno perde e l’altro vince, ch’è meglio perde tutt’e due, pure se non capisce. Pare gioco di parti che non si ferma a che uno dice non gioco più hai vinto tu, che gioco è bello se dura tanto e a sfianco. Se gioco finisce ci vuole ancora pandemia, che non c’è rispetto per abrogazione a legge che fece governo di migliori.

Così, grande comandante migliore tra migliori, a dente aguzzo ad affonda morso giusto, parte e, molletta a naso, – che di peto fu insofferente – chiede che s’intervenga a che accordo non cancelli accordo, che sbrano sia a compimento definitivo. Prima che ciccia d’umano si estingua a mondo di mondo, profitto per assaggio di nota ad hoc.

Che fu promessa che pareva debito ad usura, che pandemia fosse a debello finale, che io scrissi ad alunni crudeli e irrispettosi di legge di stato, che volle governo d’illuminati, che mi parve di non rispetto a infinito che s’ammalano ancora, che, a mio dire, non ebbero coscienza civile a legger legge che dice virus non c’è più e che parta sarabanda a festa. Pure mi pare che senso d’amor patrio ancora è a carenza, che l’italiano non fu mai fatto, nemmanco le italiane, che a riviera non compresero rilevanza d’accetto lusinga d’armata a festeggio giorno d’invasione felice, che memoria a taluno evento è concessa per giusto, a tal altro pare faccia gioco di zar. Nemmeno c’è civil temperanza per rispetto di lavoro di povero industrial capitano che, a disfattismo, operaio nemico di progresso s’immola quale martire di religiosità negletta, di ideologico furore d’odio per classe altra, e pure, a pretesa infame di pagamento equo per sgobbo, si fa piattume di pressa, casco di gru, fulminaggio di tensione, asfissio di gas, pure s’annega, talora, come orrendo finto profugo che vuol far profugo ma sbagliò candeggio e fu sgamato. The show must go on.

Che io mi indigno, che mi pare che c’è roba di mefitica pestilenza che merita vendetta, pure se quella m’appare roba a fatica, che dunque evito. E non mi viene parola che mi evito intervento di conclusione, e lascio questo a giovane collaboratore che pago a cottimo, un tanto a minchiata, tanto per non contraddire logica di mercato: “Non c’è cosa che Io non saprei perdonare. Molte gravi tentazioni si sviluppano da questo pensiero. Sarei dunque più buono di Lui?” (Gesualdo Bufalino)


8 risposte a "Radio Pirata 31 (The show must go on)"

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