La terra trema

M’era saltato, giusto a ier sera, causa giornata di fermenti e ipertrofie, lo sghiribizzo di farmi litrozzo o più (forse più) di vino rosso di presunta produzione contadinesca, ad affermo che fu estraneo a bisulfito a strabordo. Pure di genuinità e compostezza s’era fatto garante il villico che s’era esposto assai a dichiarar di falso, per dimostrazione di paventarsi immediato di gastriti perforanti ai limiti di prospezioni minerarie. Vado di musica a parzial conforto del patimento subito.

V’era, invero, tal sofferenza che non ebbi tregua di sonno, sì da indurmi a prolungar veglia con libercolo d’annata, saggio pari d’indigesto che il falso nettare. A reflusso aggiunsi, dunque, ulteriori e mai dome sofferenze di spirito d’analisi. E lì, a crogiolarmi di dolori, sazio di pasticche d’irrilevante efficacia, mi condussi ad ora tarda. Che pareva, d’un tratto, che cedessi al sonno, ma oppose lo gran rifiuto la terra madre di persona con tremo orrendo, che tutto ballò d’intorno, armadio si fece a scricchiolo tale e quale a infisso, lampadario ondulò d’altalena prolungata, letto parve a sobbalzo. Sicché sparì, in siffatto modo sollecitato, fastidioso fastidio da fregatura enologica, pure rimembranza di giorno pessimo s’occultò tra pieghe grigie, né parve godere di sorte migliore il filosofo francese con le cui pagine mi trastullavo inutilmente. Che a scatto fui lesto, e a rivestirmi pure di più, per pantaloni alla rovescia, maglione sottosopra, camicia d’abbottono sghembo, nella norma che mi si conviene, quale avrebbe aggiunto zia Agata in vita.

A precipizio spalancai la porta, ma all’uscio mi fui a blocco, che mi venne a mente il salvo oggetto definitivo in caso di cataclisma di maggior pronuncia. Indugiai a pensiero di quale esso fosse, roteai occhio a stanza intera, pure di testa scrutai dettagli nascosti. Di tabacco m’accertai presenza a tasca d’eskimo, pure c’era da accendere. Ipotizzai di condurre in fuga definitiva la macchina fotografica, o forse il portatile che conserva memorie mie. Poi mi venne a sommo di pensiero quel tal libro o quel tal altro, così mi ritrovai ai limiti d’un trasloco, pure se nulla, invero, m’ero ancora messo in mano. Fui colto dallo sconforto nel valutar che a nulla m’ero così assai affezionato, che cosa pare banale, inutile financo, a fuga vertiginosa. Ma volli insistere sinché lo sguardo non incrociò la preda giusta. E poiché m’avvidi che lo scossone m’aveva sedato di fatto, e non per suggestione, il malvagio gastroesofageo, ebbi a cuore finalmente oggetto di legame antico, e versatomi bicchiere di vecchio stravecchio, mi buttai sul divano per la sigaretta, avviando musica giusta, che se cataclisma doveva essere, così m’avrebbe colto, finalmente ad appago.


6 risposte a "La terra trema"

  1. Mi pare che ti sei arreso all’inarrestabile . Forse è meglio cosi…Il rosso ,anche buono, mi fa brutti scherzi.
    Ho letto che da quelle parti, c’è movimento Ieri sera l’ha tirata per le lunghe. È lo sciame dicono ,in effetti potrebbe durare per un po questo tipo di sciame . Meglio rientrare e coricarsi per dormire come hai fatto.
    Forse a quel punto eri “cotto”a puntino. Ti auguro meno sussulti , ciao 😉

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