Radio Pirata 45 (in silenzio)

Radio Pirata torna a quarantacinque, che è a tempo di grande tenzone d’elezioni che fa vuoto a destra e a manca che urna pare ulna. Radio si fa a silenzio per forza su chi vince e su chi perde che con grande sua autorevolezza ed ascolto super rischia di stravolgere risultato elettorale. Che è meglio, dunque, che Radio tace, che chi vince vince a Radio pare che è cosa con cui poi ci si fa conto secco, manco quello di bolletta è ad altezza analoga. Ma andiamo subito a musica ch’è compito statutario di emittenza.

Che però Radio non si può fare a trattenimento per orgoglio di nazione che migliorissimo tra migliorissimi venne investito di tale carica in grande paese di democrazia da esportazione, con premio ad uopo, conferito proprio da grandissimo personaggio di statismo indiscusso, medesimo che non recitò t’amo o pio bove a popolo di paese di Sudamerica ch’ebbe a votare odioso, pericoloso, eversore di libero mercato. A tal proposito promosse sana dittatura a strappo unghia e faccio a sparizione per anno e anno di oppositore infedele a fulgido esempio di grande asporto preciso di meraviglioso libero mercato. Che migliorissimo tra migliorissimi gradì consacrazione a far da presagio a future, fulgide incursioni democratiche.

Che è a grande giustezza che c’è ad evito discorso di ambizioso e prorompente fiumiciattolo che fa a straripo, per arroganza ed ego strabordante, e si traveste da Rio delle Amazzoni seppellendo cristiani a fasci, senza alcun rispetto per manovratore che è ad impegno di campagna d’elezione per destino di paese. Che problemi autentici di paese sono altri assai più gravi che non è a sopportazione più plausibile che si vede cartone di porcellina che ha due mamme che è fuori da naturalità delle cose, anziché a limitazione a farsi salsiccia che in troppo silenzio pure non basta.

E che poi a bolletta ci pensano tutti che è cosa grave che non c’è urgenza, tuttavia, al limite se ne discute. Ma è grave assai che, a senza ritegno, c’è a disperazione busso di porta a mare aperto, che pure pare dispetto che taluno figlio di disperazione si fa morto di fame e sete e, pur ancora bimba e bimbo, s’affronta navigata a barca di collasso diretto in abisso. Che è cosa insopportabile che non c’è rispetto, che, giustamente, c’è urlo a scandalo autentico per ci penso io che faccio bombarda d’affondo prima che bimbaglia giunge a porto salvo.

Che è d’indignazione a tutto tondo, già che ci siamo a valore autentico di famiglia e amor di vita, pure a sommo di digrigno gengie a rumore sordo, che c’è scandalo d’aborto.

E radio Pirata si cheta qui, ch’è settembre, mese di stupendo cambio di testimone che non c’è nero come ci si aspetta, ma ovazione a tutti insieme appassionatamente per magnifico gioco di parte. Gioco che valorizza democrazia a farne ora, e finalmente, cosa che pare di pochi a ragionamento esatto, mica è roba per tutti che la vendiamo a cottimo a peggiore offerente, che magari sbarca a valigia di carico di soldi ed obbligazioni a doblone?

Radio Pirata 42 (per voce d’altri)

Radio Pirata, quatta quatta, si fa a numero 42 che conduttore è a tiro di calzino, che quindi fu fortuna immane ch’egli ebbe lucidità di farsi comodo di gruppo di giovane cronista che dice la sua, che pure se la disse a tempo assai addietro, pare che tempo non cambia, semmai s’accetta a ragione ciò che venne detto. Conduttore ufficiale, comunque, non s’arretra rispetto ad incomodo statutario di porre in essere scaletta musicale di certa efficacia, che sa di domenica, neppure fa sconto ad immagine.

“Nessun uomo si aprirà con il proprio padrone; ma a un amico di passaggio, a chi non viene per insegnare o per comandare, a chi non chiede niente e accetta tutto, si fanno confessioni intorno ai fuochi del bivacco, nella condivisa solitudine del mare, nei villaggi sulle sponde del fiume, negli accampamenti circondati dalle foreste — si fanno confessioni che non tengono conto di razza o di colore. Un cuore parla — un altro ascolta; e la terra, il mare, il cielo, il vento che passa e la foglia che si agita, ascoltano anche loro il vano racconto del peso della vita.” (Joseph Conrad)

“Ci sono giorni in cui tutto intorno a noi è lucente, leggero, appena accennato nell’aria chiara e pur nitido. Le cose più vicine hanno già il tono della lontananza, sono sottratte a noi, mostrate a noi ma non offerte; e ciò che ha rapporto con gli spazi lontani – il fiume, i ponti, le lunghe strade e le piazze che si prodigano -, tutto ciò ha preso dietro di sé quegli spazi, vi sta sopra dipinto come sulla seta.” (Rainer Maria Rilke)

“Dobbiamo essere buoni con chi lo è con noi. E un contratto non scritto, ma pur sempre un contratto. Fatto sta che di solito viviamo come se non sapessimo che tutto e tutti sono una merda. Più uno è intelligente e meno lo dimentica, più lo tiene presente. Non ho mai conosciuto una persona intelligente che amasse per davvero o avesse fiducia nel prossimo. Al massimo ha provato compassione. Questo sentimento sì che lo capisco.” (Manuel Vasquez Montalban)

“Sulla luna, per piacere,
non mandate un generale:
ne farebbe una caserma
con la tromba e il caporale.
Non mandateci un banchiere
sul satellite d’argento,
o lo mette in cassaforte
per mostrarlo a pagamento.

Non mandateci un ministro
col suo seguito di uscieri:
empirebbe di scartoffie
i lunatici crateri.
Ha da essere un poeta
sulla Luna ad allunare:
con la testa nella luna
lui da un pezzo ci sa stare…
A sognar i più bei sogni
è da un pezzo abituato:
sa sperare l’impossibile
anche quando è disperato.
Or che i sogni e le speranze
si fan veri come fiori,
sulla luna e sulla terra
fate largo ai sognatori!”
(Gianni Rodari)

E buona fine domenica!

Radio Pirata 40 (al genio autentico)

Radio Pirata è ormai a Quaranta, che segue a spanna temperatura con ipotesi di ricongiungimento a quella di percezione fra poche puntate ad appena. Che è stata settimana spumeggiante di cui resoconto è a sacrosanto fare per fatto di grande rilevanza che s’affaccia a cronaca. Ma Radio, come è sempre, interviene a dibattito per celebrare grande progresso che attende umanità intera per lungimiranza di gruppo dirigente di intero mondo. E si accompagna futuro prossimo di successo universale con musica d’approprio.

Che pare ormai ad evidenza che guerra non finisce ad ora e subito. Che fortuna fu che ormai ordine di bomba è fatto e promessa di fornitura a grande battutista per guerra ad libitum è a faccio fede a tale. C’era rischio di rompo accordo internazionale che non ce n’era più a necessità. Ma a tempo debito grande mondo di giusti leader hanno di pericolo fatto carta straccia che si continua senza porre tempo in mezzo a suon di bombarda ancora, pure ad abbastanza che risollevo sorte di pianeta da noia autentica di pace. Che poi pace è solo per bighellonanti a non far niente, gente di poco buono che mangia pizza a prezzo di contenimento. Faccio a rincaro inflazionistico di musica.

C’è a tempo debito che governo di migliorissimi fa legge ad apposito che mette a fuori legge siccità, che impone a cielo che piove a comando, ma solo ad ora consentita, che è quella che non esco a far pizza ad aperto con richiesta di mutuo a fideiussione che faccio fila per avere fetta giusta. Per umanità di pensiero, migliorissimi accetta di dare via libera e fiato ancora a povero virologo che era a rischio di reddito di cittadinanza che virus era stato abolito per legge con provvedimento urgente. Così tale bestiolina ancora un poco scorrazza che grande esperto può finalmente porre sua esistenza a richiesta di prebenda per spiego che succede. Libero musica a subito subito, che pare pandemia di ritorno.

Che a clima impazzito c’è pure proposta di strabiliante originalità che faccio centrale nucleare proprio a centro di cuore produttivo di paese. Che è cosa magnifica che risolve problema multiplo che a primo acchito faccio scarpe a zar che dico tiè a gas suo, ma pure ad energia pulita m’attrezzo.

Che se pure guerra continua ab aeterno, che c’è rischio di problema di mangio pasta e pane per manco di grano, con tale colpo di genio stocco scoria radioattiva sotto campo di grano nostrale e quello cresce rigoglioso a mutazione definitiva con spiga e chicco a teste due che è meglio di una. Insomma, si naviga nel genio, pure per musica.

Infine chiudo puntata con altra notiziona che pare accensione di mito apologetico di progresso, che a grande, gloriosa e giusta democrazia d’asporto come pizza a taglio, pure d’esportazione per pax definitiva, si è conclamato a decisione che aborto non c’è più. C’è a vociferare che passo successivo sia obbligo di mutanda di ghisa per femminiote di colore sbagliato e squallida appartenenza a classe sociale non a permissione di acquisto pizza a carato. E per popolume bue nostrale c’è fatto a godimento che governo di migliorissimi è ad appronto mancetta, così compra brioche, che pane, fra poco, non ce n’è più. E vai con la musica che la vita è bella perché è varia, pure migliorissima buona domenica, a chi è permesso, nel segreto dell’urna.

Radio Pirata 35 (l’almanacco della settimana)

Radio Pirata si fa a Trentacinque che va a tutto vino rosso, che a birra, causa gastrite incipiente, c’è impedimento. Ch’è stata settimana che trascorse ad inno d’amore e pace autentica, che se non era a parole, c’era tra riga e riga di sottintendimento. Pure fu tale a parziale stordimento ed emicrania che però passa con giro d’aspirina, meglio se con solo principio attivo e non di marca conclamata a grande effetto, che si fa risparmio utile che ministro di governissimo di migliorissimi fa cosa di grande ed originale intuizione, che mai nessuno fece, che rinnovo contratto di scuola al massimo è ad obolo e basta, ma taglio all’Umberto classe è di precisione epocale. Vado a musica d’insieme, per grande ensemble d’orchestra e maestro autentico.

Che c’è grande intervento di diplomazia a telefonata tra leader supremissimi che dice guerra è ancora guerra, ma s’apre porto per far passare merce, pure si toglie mina che semmai si trova posto dove si mette dopo. Che se non passa merce c’è a rischio di fame globale, guerra che continua pazienza, che non c’è orecchio che sente.

Ma s’affaccia pericolo tremendissimo, che c’è masnada di fricchetton-bolscevichi, pure di conclamato disamore per fulgido libero mercato, che dice, s’investa a bio orto di terreno incolto, che si fa bonus per quello e non per facciata di villetta a schiera fronte bagno Maria, che a concessione rischia, ma non ora, a giorno mai per dopo che si fissa contributissimo di sollievo. Si vada di musica balneare.

C’è altra ministrissima, di governissimo che a miglior scelta non si poteva, che già disse che manganello a studente era a colpa d’infiltrato a ginocchio sbucciato, signor di terrore in potenza, che lascia che mette dente da latte e poi si fa a lancio di epiteto, che è arma orrenda che manco si fa a fabbrica per fattura in cambio di faccio a crescita di PIL per approvato e lecito accordo internazionale, anche d’asporto. Tal ministrissima illuminata a luce di giorno pure a notte fonda, ch’è a quota di grandissimo partito di sinistra, disse, che c’entro io per sbarco di migrante ad ogni ora? Che fu risposta di grande saggezza a giorno dopo annego di ottanta. Ch’io suggerisco riuso di mina sottratta a porto a vista di zar per disposizione strategica a Mar d’Africa. Rivado di musica che prendo fiato e non annego.

C’è ostinazione a paese, che è a rema contro ad ogni corrente di buona fattura, che porta verso destini aulici di grande sviluppo a modernità. Pure a questa settimana oltraggiosi da scomunica s’attrezzano a morte, uno pure per palma che casca in testa, tal altro casca lui da gru. Ma che è modo di fare questo, che non s’ha rispetto per sanità d’impresa di questo paese? Che poi costringete politico a contrizione e gesto di cordoglio, ch’è già occupato da rituale per celebrazione di trentennio di doppia strage, che si può mettere a fare pure cerimonia per stragissima di vittima da lavoro a quotidiano? Che poi la prima passa a chi s’è visto s’è visto, che colpevole non importa, ma secondo resta che dobbiamo fare grande sforzo ad ignoro, pure giornalettume deve riempire pagina a non lasciare che trafiletto a fondo di colonna, dopo l’ultima ricetta del cavolo bollito.

Chiudo a musica e torno a farmacia di turno per nuova aspirina, pure per tampone gastrico.

Radio Pirata 32 (that’s all folks)

Riparte Radio Pirata, che arriva a Trentadue senza batter ciglio, per disvelo d’orizzonte sconosciuto e dà notiziona ad ogni puntata. Che notizia s’è data, non è bene di sapere dove s’è data, ma ci fu a gioco di mosca cieca che si prende tramvata per non vedere palo di luce senza infingimento, collocato ad uopo e a far da barriera ad occhio spento. Radio fa suo lavoro ad ossequio giudizioso e va di musica che è giornata di musica e cabareth che tutto mondo ride.

Radio s’avvede che è a triste giorno di ricorrenza, pure a giorno che s’avvicina ricorrenza di sacro rito liturgico di elezioni in taluni posti prescelti quali salvifici, e di mafia si torna a parlare, che pare fiume di sottoterra, come carsico che riemerge che ora c’è, ora non c’è, ma se c’è non si vede. Pure quella gioca a mosca cieca che però benda mette ad occhio di mondo che soldo non puzza, profuma d’ogni fiore, pure camomilla a sonno di ragione.

Ma governissimo di migliori, come mai furon visti a storia di repubblica, ha strategia di debello per vil criminale, che non è quella di tali retrogradi che dicono di seguire puzzo di soldo – pure quello a morto ammazzato in strage, diceva – ma sottilissimo gioco di psicologia, che se ignoro l’arcaico mammasantissima, quello, per trascuro di cenno a giornalettume e anatema di politico terrapiattista, soffre d’abbandono, così si fa a sprofondo di depressione che si debella da solo. Vado con riempipista ad all toghether now.

Che guerra impazza a moda, che se c’è, c’è pure più fila a partecipo, in caso s’allarga mi metto a prima fila che pure voglio bomba che, se è sgancio di bomba, rispondo a rima bombata, verso di mirino a pentasillabo. Che alunno di prima media a chiaro plagio di scuola, – che fortuna che governo di migliori aggiusta ora a furor di decretazione d’urgenza, così non sforna terrapiattista a calo demografico, neppure orrendo insegnante bolscevico – s’abbacinò che grandi e muscolosi d’avverso hanno confine a chilometri di mare che pare piscina nemmanco olimpionica, che pure con cane da slitta s’arriva di parte in parte a tempo di gelo. Che taluno dice che ad incontro cordiale e gioco a pugnalo come viene viene, ma pure a bombarda, si potevano fanno guerra loro da quella parte che è ad abito zero e, persona poco dabbene – non certo Radio che è cordiale e pacata e si dissocia – aggiunge, così non ci fracassate la minkjia alla povera gente. Che è dimentico, tale vil disfattista, che democrazia impone sacrificio di popolo a quando serve, pure sotto a bomba di potentissimo. Spingo pulsante d’obice a musica ad alzo uomo.

Che tale potentissimo dice che vuole soldo come dice lui, forse doblone, che non ho memoria. Che tutti dicono ad indigno, ma come ti permetti, che poi affare è affare e dico va bene, pure stampo moneta di Topolino e faccio bagno a deposito di zio Paperone se è cosa gradita. Che soldo buono che risparmio lo uso per bombarda di quella buona, che spara a morto ammazzato quale effetto collaterale, che mica gente per bene può dare soldo che avanza a periodo di crisi a scuola, che tanto c’è calo demografico e che bimbo muore ad annego di Mar d’Africa, o ad infermiere e dottore o medicina, che virus non c’è che ci fu abolizione di norma di governo, così s’impara il vil cinese che ce lo mandò. Chiudo di musica che tutto è gran divertimento a ballo, e faccio trenino.

Radio Pirata 31 (The show must go on)

Radio Pirata è a Trentuno che torna a gran spolvero d’altisonanza, a musica e parole si concede per sommo gaudio di intero mondo. E bene che ancora intero mondo c’è, che del doman non v’è certezza, per sguazzo di bomba, colpo di spingarda, s’addorme umanità e, a risveglio, non si ritrova la mappa a pianta di piede. Che altra specie patisce un poco, poi gioisce che d’intruso si è fatta libera. Comprendo sano spirito d’ecologia di bombarolo, che stermina a sterminio di definitivo orizzonte specie funesta, che lucertola e sorcio si godono il restante senza punta di diamante. Vado a musica che è meglio di gastrite.

Progetto di mondo il mondo è di raffinatissimo gusto, che se contendenti smettono a bombarda, c’è terzo illuminato – che a gioco dice non partecipo, ma partecipo – che interviene a d’uopo a dir si continua, ch’io non ci sto a che uno perde e l’altro vince, ch’è meglio perde tutt’e due, pure se non capisce. Pare gioco di parti che non si ferma a che uno dice non gioco più hai vinto tu, che gioco è bello se dura tanto e a sfianco. Se gioco finisce ci vuole ancora pandemia, che non c’è rispetto per abrogazione a legge che fece governo di migliori.

Così, grande comandante migliore tra migliori, a dente aguzzo ad affonda morso giusto, parte e, molletta a naso, – che di peto fu insofferente – chiede che s’intervenga a che accordo non cancelli accordo, che sbrano sia a compimento definitivo. Prima che ciccia d’umano si estingua a mondo di mondo, profitto per assaggio di nota ad hoc.

Che fu promessa che pareva debito ad usura, che pandemia fosse a debello finale, che io scrissi ad alunni crudeli e irrispettosi di legge di stato, che volle governo d’illuminati, che mi parve di non rispetto a infinito che s’ammalano ancora, che, a mio dire, non ebbero coscienza civile a legger legge che dice virus non c’è più e che parta sarabanda a festa. Pure mi pare che senso d’amor patrio ancora è a carenza, che l’italiano non fu mai fatto, nemmanco le italiane, che a riviera non compresero rilevanza d’accetto lusinga d’armata a festeggio giorno d’invasione felice, che memoria a taluno evento è concessa per giusto, a tal altro pare faccia gioco di zar. Nemmeno c’è civil temperanza per rispetto di lavoro di povero industrial capitano che, a disfattismo, operaio nemico di progresso s’immola quale martire di religiosità negletta, di ideologico furore d’odio per classe altra, e pure, a pretesa infame di pagamento equo per sgobbo, si fa piattume di pressa, casco di gru, fulminaggio di tensione, asfissio di gas, pure s’annega, talora, come orrendo finto profugo che vuol far profugo ma sbagliò candeggio e fu sgamato. The show must go on.

Che io mi indigno, che mi pare che c’è roba di mefitica pestilenza che merita vendetta, pure se quella m’appare roba a fatica, che dunque evito. E non mi viene parola che mi evito intervento di conclusione, e lascio questo a giovane collaboratore che pago a cottimo, un tanto a minchiata, tanto per non contraddire logica di mercato: “Non c’è cosa che Io non saprei perdonare. Molte gravi tentazioni si sviluppano da questo pensiero. Sarei dunque più buono di Lui?” (Gesualdo Bufalino)

Radio Pirata 30 (a singolar tenzone)

Radio Pirata si fa Trenta, che è prima di Trentuno quasi sempre. Che essere conseguenziali, pure precisi, è cosa che si conviene a strutture serie, che Radio Pirata tale è, o forse, come da premessa pare tale, quasi. Che c’era desiderio esaudito che faccio puntatone a talk show e invito, quale salotto buono, ospite a pago a cottimo, un tanto a minchiata, a speranza, che fa grande audience, che intellettualume poi se le dà che faccio share che pare borsa a volo ad altissima quota per predisposizione di guerra. Che Radio non manca però di suo compito definitivo che è di porre a musica la sensazione di scorribanda che è ad insito in suo nome.

Che subito mi viene a mente tale che ci fui a lezione, pure mi tocca di invitarlo per proporre questione seria, che a causa d’impedimento mi mandò sua frase che casca a fagiolo per cosa precisa. Che mi posi problema di come pandemia è sconfitta ex legis e scienziato pare sparito, ch’egli, a previsione di tale domanda mi scrisse “Pensiamo che la scienza sia obiettiva. La scienza è modellata dalla società perché è un’attività umana produttiva che richiede tempo e denaro, e dunque è guidata e diretta da quelle forze che nel mondo esercitano il controllo sul denaro e sul tempo. Le forze sociali ed economiche determinano in larga misura ciò che la scienza fa e come lo fa” (Luigi Luca Cavalli Sforza)

Egli pure suggerì che razza non esiste e primo fu a dimostrazione, che se uno dice tale uomo è diverso da altro, a conseguenza, pare razzista, che ci scrisse pure Manifesto assieme a banda d’altro scienziato che c’era anche tale Rita Levi Montalcini.

Che egli qui mi pare esagerò, che se vero fosse questo che dice, se governo di migliori dice che tale profugo per guerra si può accogliere, pure a cambio di doblone a frutto di solidarietà, e tal altro, invece, per guerra altra, se ne può andare a deserto ramingo o a carcere a voce di spesa patria, sempre a deserto, e se scappa muore d’annego, pare sia razzismo anche quello. Che come fa governo di migliori a essere a razzismo conclamato, pure a norma di firma ceralaccata di norma, che ci ha a sostegno grande, glorioso e giusto partito di sinistra? Se veniva, il Professore, a salotto buono di talk show di Radio Pirata, ci sta che c’era cazzotto certo. E vado a musica a giusto stacco a stemperare tensione di singolare tenzone.

Volevo invitare anche tal altro che scrive e fa di scrittura mestiere, ma ci sta che poi finisce a cazzottatura, ch’io non mi metto a separazione di contendenti che ci ho menischi malmessi, ch’egli voleva venire pure da posto che d’ultimo e ha sconforto, per dire cosa che mi mandò promemoria. “la schiavitù non è altro che il profitto di pochi del lavoro della massa. Perché la schiavitù possa essere abolita è necessario che gli uomini non sfruttino più le fatiche delle masse e che considerino vergognoso e vile tale sfruttamento. Intanto si fa in modo che venga nascosta la forma esteriore della schiavitù e che venga abolito il mercato degli schiavi; così facendo tendiamo a persuaderci che non esiste più la schiavitù e non vediamo e non vogliamo vedere che invece continua a esistere, dal momento che tutti gli uomini continuano a credere che sia giusto sfruttare le fatiche altrui. E poiché quest’opinione resiste, ci saranno sempre quelli più furbi e più forti che si credono in diritto di farlo.” (Lev Nikolajevič Tolstoj)

Che finisco a saluto con poesia di tale che è a colore giusto per convenzione amministrativa, dunque non contraddico norma ch’egli qua già c’era, pare non ci arrivò a barcone di sfollato.

Nun mi lassari sulu

Ascutami,
parru a tia stasira
e mi pari di parrari o munnu.

Ti vogghiu diri
di non lassàrimi sulu
nta sta strata longa
chi non finisci mai
ed havi i jorna curti.

Ti vogghiu diri
chi quattr’occhi vidinu megghiu,
chi miliuna d’occhi
vidinu chiù luntanu,
e chi lu pisu spartutu nte spaddi
è diventa leggìu.

Ti vogghiu diri
ca si t’appoji a mia
e io m appoju a tia
non putemu cadiri
mancu si lu furturati
nn’assicutanu a vintati.

L’aceddi volanu a sbardu,
cantanu a sbardu,
un cantu sulu è lamentu
e mori ntall’aria.

Non calari l’occhì,
ti vogghiu amicu a tavula;
e non è veru mai
ca si diversu di mia
c’allongu i vrazza
e ti chiamu frati.

Frati ti sugnu e cumpagnu
calatu a scippari i spini
chi nsangnunianu i pedi:
frati e cumpagnu jisatu
a sfardari i negghi
e astutari i lampi:
frati e cumpagnu
si scattanu i trona
e trema a terra,
si spunta u suli e l’abbrazza.

Unu nun fa numiru,
nascemu pi cantari nzemmula
e non pi lassari
eredità di lacrimi
e ripitìu di lamenti. (Ignazio Buttitta)

Non mi lasciare solo
Ascoltami, / parlo a te stasera / e mi pare di parlare al mondo. // Ti voglio dire / di non lasciarmi solo / in questa strada lunga / che non finisce mai / e ha i giorni corti. // Ti voglio dire / che quattro occhi vedono meglio, / che milioni d’occhi / vedono più lontano, / e che il peso diviso sulle spalle / diventa leggero. // Ti voglio dire / che appoggiato a me / e io appoggiato a te / non possiamo cadere / nemmeno se la bufera / c’insegue a ventate. // Gli uccelli volano a stormo, / cantano a stormo, / un canto solo è lamento / e muore nell’aria. // Non abbassare gli occhi, / ti voglio amico a tavola; /e non è vero mai / che sei diverso da me / che allungo le braccia / e ti chiamo fratello. // Fratello ti sono e compagno / curvato a strappare le spine / che insanguinano i tuoi piedi: / fratello e compagno alzato / a lacerare le nuvole / e a spegnere i lampi: / fratello e compagno / se scoppiano i tuoni / e trema la terra, / se spunta il sole e l’abbraccia. // Uno non fa numero, / siamo nati per cantare assieme / e non per lasciare / eredità di lacrime / e ripetuto di lamenti.

E buona domenica assai con musica a favore di vento, pure se di colore fuori legge.

Radio Pirata 28 (buon lavoro)

Che Radio Pirata si fa Ventotto che di quello ce n’è uno, tutti gli altri son nessuno. Che domani è Festa di Lavoro, pure faccio auguri a chi lavora e a chi no, che cerca a disperazione che Costituzione ad Articolo 1 pare non c’è o se c’è manca specifica a “sfrutto”, e manco a ripudio di guerra d’articolo 11 si fa occhiolino distratto. Ma vado di musica che è compito statutario di trasmissione per pace, dunque pare con colbacco in testa.

Che morto ammazzato di lavoro, dice statistica – che la fa cervello asettico di matematica -, è a due al giorno da inizio d’anno. Che è solo storia di distratto a distrazione mosso, che muore a metto piede in fallo mentre passa betoniera o caterpillar, pure scivola d’ascensore, distratto ancor più, tale ragazzo, che è a dimentico d’avvertenza che è morto da ore tredici, che scoperta è per caso ch’egli non collaborò col dire son morto.

Che due al giorno pare guerra guerreggiata, ma è roba disfattista se domani a bandiera colorata si dice basta con tale guerra, pure con altra che tuona di bomba. E io vado di suono giusto, che faccio colonna sonora.

Che radio si ripete se dice che cotali creature di cervello raffinatissimo dice che è scandalo a chiedere soldo per lavoro a ore senza tetto, che a tali posti già è a pagamento onore di fatica, pure se è a sgobbo indefinito, che s’impara a far fame dove si serve porzione dabbene. Che pure questo è paese civile che istituzione non s’indigna, nemmanco popolo fa gesto di sorpresa e dice ad illuminatissimo, sai che c’è, che forse è meglio che conosci via d’esilio a paese civile dove lavoro è a schiavo, che qui non si dice, pure se è. Musica sia, per lavoro a cottimo un tanto al chilo e contratto di clausura con vita altra che non è a facchinaggio.

Che domani è giorno di rischio orrendo, che pare sia ad intenzione di manifestanti di lavoro, protesta pure contro guerra, dunque contro lavoro di persona dabbene che fabbrica, ad onesto progetto per futuro fulgido, bomba ad esplodo certo, per taglio armata industriale di riserva e creo occupazione a sterminio di pretendente. Ma anche faccio di profugo clandestino prodotto di braccia a costo basso, che lavo piatto, colgo pomodoro e, a senza diritto, calmiero prezzo di centro commerciale per salsina gourmet. Musichissima di lavoro concedo ad ascolto di meritato riposo di weekend.

A dire buon lavoro pare ossimoro, che, a cautela, faccio spiegare da collaboratore subordinato con contratto di apprendistato, prima che faccio di lui censura che nacque in posto strano: “Siedo sulla schiena di un uomo, soffocandolo, costringendolo a portarmi. E intanto cerco di convincere me e gli altri che sono pieno di compassione per lui e manifesto il desidero di migliorare la sua sorte con ogni mezzo possibile. Tranne che scendere dalla sua schiena.” (Lev Tolstoj)

Buonissimo 1° Maggio

Radio Pirata 24 (puntata di festa)

Radio Pirata fa puntata 24, che è giorno di giubilo a Pasqua, cosa di resurrezione, ma a me pare di morto ammazzato, che nell’uovo c’è sorpresa misteriosa a festa di bomba che scoppia a petardo di processione, e allarme d’aereo, a mutazione genetica radioattiva d’atomica, si fa scampanellio a festa. Che pare Papa quando grida a pace, e come si permette, che a stupore rinnega valore occidentale? Che pure mi pare follia di nemico sia annidata in testa di bimbo che meglio fece stampa a farne censura imperitura. Ve ne do messaggio con cautela e sgomento.

Che fatto di dire pace denota sveglia al collo, pure osso al naso, a somma tristezza di valore aulico di sana civiltà tradita, che se dici basta morto ammazzato sei a pretesa che vuoi cosacco che s’abbevera cavallo a Fontana di Trevi. Poi ti schizza bolletta come siluro iperbarico ad inflazione che solo governo di migliori trasforma in fatto di grande positività e necessità ineluttabile. Mica governo di migliori può dire a mercato basta bomba su disgraziato così come viene? Esso si confronta con fatto con pragmatismo da statismo inarrivabile e dice che se c’è guerra partecipo volentieri, che se bomba è mia è bomba di bontà pasquale, quale colomba con conservante che dura mille mila anni. Sparo musica a bombarda.

Che fu fortuna che l’altro me cadde ad esausto che civiltà di consumo lo martella ad alluce per deambulazione limitata, ch’io me ne avvidi un attimo prima e, a sottrazione lesta di lentezza inesorabile, feci fuga a mare di bufera, che a quello d’Africa c’è vento a freddo che pare mare di Nord, invece su montagne di ghiacciaio si consuma scioglimento a forno acceso. Mondo sottosopra è a necessità di virtù di civiltà autentica, mica di rozzezza di selvaggio a baratto di specchietto e collanina colorata, che anela ad acqua e pane, manco, senza vergogna, fa fila a supermarket.

Che d’immagine riempio il tutto d’intorno, che è immagine d’orizzonte che s’immagina a burrasca, tempesta e spavento, di mare che è a indignazione vera che è posto ad ingoio il profugo che non è tale, che vale un tanto al chilo meno d’altro profugo d’eleganza conclamata d’elevazione vertiginosa a consorteria di fratellanza. Ed ancora bombardo dall’alto con mezzo aereo di musica esatta.

Che è in periodo di crisi che si cerca unità nazionale, si trova legame forte di legaccio che non si scioglie, che se quella è santa paura che fa a cresco allarme tra popolo e preoccupazione per futuro, così popolo si stringe a coorte che siam pronti alla morte, con durlindana faccio strage d’infedele, pure di fedele s’è troppo fedele a resuscitato, che quello era buono prima d’essere ammazzato, poi divenne giusto e guidò crociata, ancora lo fa. Armiamoci e partite, dice grande condottiero migliore tra migliori. Io parto di musica.

Che c’è covo di malfattori che dicono 25 Aprile facciamo pace, pure 1° Maggio, tutti attrezzati ad odio per patria ed alleato di patria, per cui gridano basta guerra, pure gridano lavoro, giustizia, mai più morto ammazzato. E se gridano quello, stanno certo pure loro, con Papa alleato che pare antipapa, a fianco di Zar che mette bomba. Che ragionamento è giusto, che se voglio pace, ora e subito, sto di certo con chi fa guerra. Mi gira la testa, che sono persona semplice, a ragionamento cotale del miglior giusto che governa pure giornalettume e TV a rete unificata, e social e asocial, pure se Radio Pirata è di raffinatissima concezione a musica che così chiude puntata pasquale.

Radio Pirata 21 (per amor d’interventismo)

Radio Pirata torna per quota Ventuno, che non è quota a pensione che in libretto di quella c’è scritto fine pena mai. Torna e si fa Repubblica, pure s’attrezza a guerra, con arsenale che superpotenza pare ha petarduccio di bimbo monello a festa di morti. Che se non partecipi ad azzuffo vai a smidollo, pari amico di zar che ora tutti non riconosce più, che pare Supremo di Pietro Aretino che “di tutti parlò male fuorché di Dio, scusandosi col dir non lo conosco”. Che arma possente di Radio Pirata è tale che oltre è a banal fattura di morto, che tanto è di portento che soffia vita e resuscita l’ammazzato. E si parte subito con superbomba.

E la paura di guerra fa novanta, come numero di morti a giusto ieri, a poco largo di coste di civiltà, in Mar d’Africa mio, che quelli fanno a vedere quanto è profondo il mare, mica sono profugo vero, che gli piace l’annego facile, e paese civile, che ha a cuore democrazia, non può impedire soddisfacimento di intrinseco desiderio di far finta d’essere pesce, pure lesso.

Pure giornalettume a commozione autentica per disgrazia d’ex oltre cortina non ha inchiostro a sfaldo per scrittura di tale morto ammazzato per dabbenaggine, pare financo per viltà di sbagliar candeggio. E io sparo bomba a musica che la metà basta a brivido.

Che cambio di clima pare ha tessera bolscevica, che gioca a rimprovero che asciuga il fiume grande e scoperchia nave di seconda guerra, che poi mai s’è conclusa e pare che te lo rinfaccia. Che fiume, ad accordo complottista con effetto serra e pioggia da altra parte, non ha spirito di democrazia, e di libertà fece cartoccio a discarica abusiva, pare lancia messaggio non richiesto. Che è vil fellone pure fiume, pure cambio di clima, pure tutti e due antichi di pensiero che non si rinnovano a dollaro, rublo e bombardo esatto. Qui a tenzone si tira dritto ad evento bellico e si sgancia supermissile ad improvviso di lunga gittata di nota.

Che ieri giovane è morto di lavoro, che a più di cento da inizio anno puzza di disfattismo che ha grazia di finire a trafiletto. Che è fortuna che stampa illuminata non casca in trappola e non dichiara che pure quella è guerra che a taluno scompensato potrebbe apparire tale. Si tratta solo di remo a contro corrente, di disprezzo per libertà e diritto di far soldo a iosa, che quello è puntello di democrazia e di stato liberale. Che fu fortuna che governo di migliori non presta attenzione a fatto così e, di lungimiranza, abolì pandemia a decreto di visione amplissima. Sgancio altra bomba a suono immortale.

Che è bella la guerra, che induce a parlar di cosa seria, non di scemenza di tutti i giorni, spacciata a tragedia di chi ha critica endovena, e non s’avvede di destini fulgidi d’umanità in mano a intelletto superiore. E vi faccio buona domenica a tutti, domenica di fiume di rosso rubino, e a chi se lo può permettere auguro orizzonte nitido in far di sole a scoglio o rena deserta. Che vi chiudo comunicazione di Radio Pirata con sibilo di grande spessore bellico a soffiar vita a fiato imperituro.