Radio Pirata 49 (in merito alla questione)

Radio Pirata assurge a quota Quarantanove che mica è pizza e fichi, nemmeno si frigge con l’acqua da queste parti che pare ormai quasi telenovela brasiliana di mille e più mila puntata. Ed anche questa s’appresta a puntatona che c’è cosa che bolle in pentola di livello elevatissimo e redazione di radio pare impazzita a poter dare dettaglio improrogabile a fedele schiera di lettorascoltatore. Per il momento si fa lettore a parte che si parte di musica a razzo spedito che pare armato di testata nucleare prima di quella ad autentico botto per effetto speciale prossima ventura.

Che cominciamo speditamente a cronaca esatta di sacco di soldo che viaggia in terra di confine per esaltazione di grande evento di campionissimi a mutanda ad inseguire sfera rotolante. E ad apologia di sport tra gli sport s’aggiunge proclama d’alto profilo istituzionale di grandezza imprenditoriale per illuminato sovrano d’oriente che produce arena per reziario moderno con contenuto spargimento di sangue a poca roba che manco arriva a diecimila morto ammazzato per lavoro a sfrutto. Che c’è terra di rinascimento vero e mai presunto a fronte di deserto a colapasta per fuoriuscita d”oro nero, che vi fu in illo luogo rispetto autentico di diritto a stimolare rovescio per diversa tendenza sessuale, donna e lavoro di migrante coatto per miseria. Che mi dissi, così, per celia, che se sacco di soldi lo davo proprio a quelli impiegati a schiena rotta, forse che non c’era morto, ma poco importa a diritto televisivo che invece preferisce palla a rotolo.

Che paese nostro è altro che non quello, ma a quello c’è tendenza. Per ora si presume che carico di pullman di donna a mestiere antico sia di comprovata fede nostrale che così non turba sonno di calciatore a cui promessa di tale omaggio sublime venne fatto a carico di vittoria per calcio meglio ad incrocio di pali. Altra donna, bambino vecchio e quant’altro, con pedigree ben definito noi non si sfrutta, al massimo si concede annego libero a mare di tempesta. E se si sfrutta di fa a pudore autentico che non si vede, dentro serra a far leccornia per pranzo di festa a prezzo calmierato.

E c’è pure grande e dolorosa contrizione per donna e ragazzo, a rischio di vita per protesta a speranza di cambio di cose a terra che fu di Scià e che ora ad altro dice sciò. E a detta compagnia disgraziata di ribellione audace, ricordo che grande plauso generalizzato di perfettissimo per rispetto di democrazia coacervo di paese occidentale, dura a spazio di memoria di tal divenuto famoso a Collegno in tempo andato, e che scanna e ammazza fa specie fino a prossima puntata di indecenza. A testimonio rimembro come parve rito di commozione generale donna afgana tornata a medioevo, che indignazione durò tempo esatto di sbadiglio e poi mi volto d’altra parte che non è fatto mio.

Mi dò a carrellata di foto che è a spiaggia mia deserta e desolata, senza manco un barettino, un lidotello nemmanco un bagnomaria, che è cosa assai opinabile per fautori meritevoli di grande merito. In detta spiaggia, che è cosa da brivido e fastidiosa sabbia nelle mutande, non c’è olivetta annegata a shortino, non c’è spa, nemmeno sdraio ad ombrellone a prezzo di superattico, non c’è ombra di ristorantino di tropicalprodotto sovrano, ed incomprensibilmente pure accesso è gratis, che non c’è che vista ad infinito e basta.

Mi venne però dubbio – anche per sciogliere quesito di mia identità, ch’io sostenni erroneamente d’essere nessuno, smentito da elevatissimo intelletto – se risultai ascrivibile, in quanto frequentatore assiduo di detta spiaggia a godimento gratuito di libera solitudine, a categoria di tossicodipendente, rifiuto, o ad entrambe.

E a proposito di tossici e rifiuti, ne ho trovato uno una volta, proprio su una spiaggia libera, straparlava, poveretto. Lo registrai, così vi dico che disse. “

Chiamatemi Ismaele. Qualche anno fa – non importa ch’io vi dica quanti – avendo poco o punto denaro in tasca e niente che particolarmente m’interessasse a terra, pensai di mettermi a navigare per un po’, e di vedere così la parte acquea del mondo. Faccio in questo modo, io, per cacciar la malinconia e regolare la circolazione.

Ogniqualvolta mi accorgo di mettere il muso; ogniqualvolta giunge sull’anima mia un umido e piovoso novembre; ogniqualvolta mi sorprendo fermo, senza volerlo, dinanzi alle agenzie di pompe funebri o pronto a far da coda a ogni funerale che incontro; e specialmente ogniqualvolta l’umor nero mi invade a tal punto che soltanto un saldo principio morale può trattenermi dall’andare per le vie col deliberato e metodico proposito di togliere il cappello di testa alla gente – allora reputo sia giunto per me il momento di prendere al più presto il mare. Questo è il sostituto che io trovo a pistola e pallottola.

Con un ghirigoro filosofico Catone si getta sulla spada; io, quietamente, mi imbarco. Non c’è niente di straordinario in questo. Basterebbe che lo conoscessero appena un poco, e quasi tutti gli uomini, una volta o l’altra, ciascuno a suo modo, si accorgerebbero di nutrire per l’oceano su per giù gli stessi sentimenti miei.” (Herman Melville)

Radio Pirata 48 (Nostalgico italiano)

Radio Pirata torna a puntatona che si fece a numero Quarantotto a senza batter ciglio. Che vostra radio preferita si fa anche oggi, per ritorno a sorpresa dopo lunga latitanza, botte piena di grande musica a nostalgia conclamata di chitarra Eco standard acustica, con corda scordata – ma si spera di no – per accompagno esatto di notiziona che altra emittente non si fece a coraggio di dire fino in fondo.

Che fa notiziona che grande figura, a presentarsi quale rivoluzione di paradigma costituito e convenzionale, pare svela lato oscuro che non parve innocente come disse, che questo non è a stabilirlo nostra bella radiolina piratissima. A Radio, che fu di nessuno con tanto di n amputata di maiuscolo e minimizzata, ognuno che fa a catalizzare attenzione “a quanto son bello io”, per divenire di altezza vertiginosa, sempre è risaputo che poi casca, che gravità non fa sconti a nessuno. Unico che non casca è grande movimento di massa che quello nasce senza faccia ma con espressione di collettivo, che singolo non sparisce proprio, ma non si fa punta di niente, a sorreggere si depone ogni altro che ti sta accanto e nulla chiese in cambio se non essere parte di tutto.

Che dopo grande esibizione muscolare a fronte di opposizione di cambio di clima, grandissimi ricchi di merito, a simposio d’internazionale levatura, fanno meraviglioso miracolo di trovo accordo che va bene a tutti: se c’è danno casomai si fa risarcimento, che non si dica, poi, che non si lascia obolo giusto a causa di miserabile fine d’ultimo a secco preciso che non cadde goccia d’acqua. Pure gola di quello, ultimo intendo, si seccò che bella ragazzetta svedese disse forse non vado, ma altri a disidratazione d’ugola e colore sbagliato non ebbero scranno di successione, che è giusto per buon rispetto di brava gente non far vedere a TG d’ora di cena scena d’inquietudine di miserabile conclamato.

Ciao Claudio che ci manchi assai!

Che c’è grande fortuna che a mantenere sonno tranquillo a grande e potente vertice di piramide c’è ancora scoppio di bombarda con morto ammazzato a un tanto al chilo. Ma questa cosa, che pure dovrebbe fare a gioia collettiva, a taluno toglie sonno ogni notte. Capitò, infatti, che, quasi a dispetto fatto, chi ebbe destino di parata finale verso limbo di dimenticatoio per presunta inutilità conclamata, non poté partecipare. Eppure egli aveva espresso esplicito desiderio per colpetto di bombarda, ma non gli toccò manco un tiro di sghembo, una miccetta accesa, un premo grilletto a fucilino. Glielo fecero a sgarbo che missile di sconfino non fu quello giusto, che già aveva preso bell’e buona mira a colpisco pure io con sommo gaudio, a ricompensa d’impegno a comprar arma su arma che tolgo a cosa di futilità di società antica come scuola ed ospedale.

E finisco con sommo sollazzo, che finalmente grande flottiglia di nave sovversiva fu a blocco e senza possibilità di trovo porto salvo manco con richiesta a carta da bollo. Che ella, navaccia blasfema e bolscevica, si voleva fare a sostituzione di dio per decisione a contrasto di destino ineluttabile che a fuga via mare s’annega. Chi ce la fa, fedifrago, meglio è se di nascosto che non se ne vede per disgusto espressione di sfatto, e se arriva, meglio arriva ad invisibilità che così lavora a sotterro di serra e ci fa fare sconto su derrata a luminescente centro di commercio. Almeno si rende utile che la brava gente s’appresta a lustrino per festa che siamo tutti più buoni.

Radio Pirata 46 (il ritorno di Radio Londra)

Riappare Radio Pirata che ha successo planetario, e fila che pare farmacia da tampone, che di tante collaborazioni c’è offerta che devo fare selezione dura. Taluni ragazzi meritano e gli do spazio sotto, con voce loro e musica d’altri. Che subito partirei di musica a far colonna sonora a pace e meraviglia, che ad altri piace ritmica di bombe come bimbi a gioco d’azzuffo. E riappare in forma di rilancio a gemellaggio per uopo con Radio Londra.

Che mi pare, almeno così, per sentito dire, che a fare la guerra sempre è facile, che a dichiararla c’è tempo uno sbadiglio per chi ha dito su pulsante. Mi dice il ragazzo qua che “Quando i ricchi vanno in guerra, sono i poveri che muoiono.” (Jean-Paul Sartre)

Capisco meglio una rissa d’osteria, una guerra di santi, una faida di quartiere e di palio; meglio Cerchi contro Donati, romanisti contro laziali, automobilisti in furore; perfino negri contro bianchi e viceversa… Torve dissennatezze, naturalmente, ma che nascono da uno sgarro, un’incompatibilità, un torto presunto, un pregiudizio, e sono in qualche modo un rovescio dell’amore, s’apparentano alla passione. Ma sparare a freddo su uno che è nato all’altro capo del mondo, che non hai mai visto, che non ti conosce e non parla la tua lingua, per ragioni che non sai, che non ti toccano, decise da altri, indenni in stanze blindate, persuasi di figurare dopodomani nella storia!”(Gesualdo Bufalino, Il malpensante)

Si è scritto in passato che è dolce e meritevole morire per la patria. Ma in una guerra moderna non c’è niente di dolce né di meritevole nella tua morte. Morirai come un cane senza una buona ragione.” (Ernest Hemingway, Note sulla prossima guerra)

Che quella di passare pezzi consistenti della propria miserabile esistenza a cercare massacro di prossimo (non come se stesso) per taluno è malattia, che pure è patologia anelare potere assoluto, che anche si fa sindrome grave il sottrarsi a starsene quieti, che ne so, a godersi una pensioncina bevendo un bicchiere con gli amici al bar, che ti fa anche buon sangue (che non si versa come d’altri) e non ti viene ansia d’accumulazione compulsiva di dobloni, bazooka e poteri, neppure di minchiate a cottimo.

Certo che se s’è strafogato tutto di tutti, non s’avvede che non s’è sgraffignato la collanina nuova di madama la marchesa, o il rolexino di mister Pippone, ma s’è rubato vite, a bombe ha buttato equivalente di chemioterapici, buono mensa per qualche milioncino di bimbi… E lo so che taluno non se ne rende conto, che la cosa il sonno non glielo toglie, che è tossico, e pure dipendente, ma allora talaltro gli può dire, così a consiglio spassionato, fatti curare, ma da uno bravo, se nel frattempo non gli hanno chiuso il reparto che di fondo c’è l’esausto, che tutto finì a scommessa di Risiko, o se li sono intascati i fenomeni come lui e degli amici suoi. (Questa l’ho detta da me, che non delegavo il primo venuto, semmai offro da bere e buon tutto)

Che radio che si rispetti ci ha i suoi inviati per inchieste dai risvolti insospettabili. E io telefono a mastro di pennello, che ha casa in cima alla collina, con vista a infinito di mare mio e spiaggia che sa di deserto, a dune cangianti. S’affaccia a veranda e m’assicura – ch’io tengo ad attendibilità delle fonti – che ha preso bidonate di caffè a smaltire sbornia della sera, per cui garantisce lucidità d’informazione.

Vede da lì che jet sfrecciano che non se n’erano mai visti, pure navi a cannone schierato gli pare di vedere, che non ha binocolo ma discreta fiducia in diottrie a disarmo, che almeno quelle non fanno arsenale. M’aggiunge, ma io me ne dissocio che è opinione sua, che a salvare disgraziati a barcone non c’è tale prodigo schieramento di forze. E rivado a musica, per brano di suggestione antica.

Che c’è puzza di guerra terminale, che è tutta analisi di politici a raffinatissima preparazione, qual migliori, cui s’aggiunge pletora immaginifica di giornalismo a cottimo, che tesse lodi di mediazioni, o che critica le stesse, a seconda di pruriti da orticaria sotto le ascelle.

Che mi ricordo del tempo che certi ceffi, par di bucanieri a servizio di regina, pur se a portafoglio gonfio di furto a destrezza, faccia avevano d’apparire a pubblico di reti unificate a dir, con voce rotta ad emozione e somma maestria d’attorame consumato, che le cose erano gravi, che ci toccava a breve bagno di sangue, oppure anche no. Che faccia comunque ce la mettevano. E andiamo ancora a musica.

Che mi sono fatto persuaso, a tempo, che ragione aveva Mastro Don Gesualdo Bufalino, che vi cito pari pari ch’io, di certo, meglio non pronunciavo il concetto: “Si firmerebbero poche dichiarazioni di guerra se chi le dichiara dovesse per legge firmarle col proprio sangue”. E io che sono nessuno, mi pregio di continuare a musica che vi rallegra domenica.

Che di stentoree dichiarazioni oramai s’è fatta piena la storia, che il prezzo di bolletta aumenta, ma aumenta per disgraziati che gli altri ci hanno assicurazione di conto solido. Pure, se scoppia la guerra, il mondo nostro pare dimentico di quel piccolo effetto collaterale che l’evento si porta dietro da che è tale: ci scappano i morti a fasci, che raro li ritrovi tra chi la guerra la dichiarò. E musica sia, a solluchero di pensiero lieve.

Che se c’è voglia di rosso, io, che di sangue buono ne ho poco, mi faccio latore di proposta di legge che di rosso s’inondino le vie, le strade, le piazze, pure i laghi per piacere di pesci, ma che sia di quello buono, di contadino, che sa del legno della botte, della terra arsa, pure di quella umida a rugiada della notte. E chiudo di musica. Che ho mal di testa per sera prima di adesione a concetto.

Cari tutti, che a balcone vostro sia bandiera bianca, che al mio c’è sempre stata.

Radio Pirata 45 (in silenzio)

Radio Pirata torna a quarantacinque, che è a tempo di grande tenzone d’elezioni che fa vuoto a destra e a manca che urna pare ulna. Radio si fa a silenzio per forza su chi vince e su chi perde che con grande sua autorevolezza ed ascolto super rischia di stravolgere risultato elettorale. Che è meglio, dunque, che Radio tace, che chi vince vince a Radio pare che è cosa con cui poi ci si fa conto secco, manco quello di bolletta è ad altezza analoga. Ma andiamo subito a musica ch’è compito statutario di emittenza.

Che però Radio non si può fare a trattenimento per orgoglio di nazione che migliorissimo tra migliorissimi venne investito di tale carica in grande paese di democrazia da esportazione, con premio ad uopo, conferito proprio da grandissimo personaggio di statismo indiscusso, medesimo che non recitò t’amo o pio bove a popolo di paese di Sudamerica ch’ebbe a votare odioso, pericoloso, eversore di libero mercato. A tal proposito promosse sana dittatura a strappo unghia e faccio a sparizione per anno e anno di oppositore infedele a fulgido esempio di grande asporto preciso di meraviglioso libero mercato. Che migliorissimo tra migliorissimi gradì consacrazione a far da presagio a future, fulgide incursioni democratiche.

Che è a grande giustezza che c’è ad evito discorso di ambizioso e prorompente fiumiciattolo che fa a straripo, per arroganza ed ego strabordante, e si traveste da Rio delle Amazzoni seppellendo cristiani a fasci, senza alcun rispetto per manovratore che è ad impegno di campagna d’elezione per destino di paese. Che problemi autentici di paese sono altri assai più gravi che non è a sopportazione più plausibile che si vede cartone di porcellina che ha due mamme che è fuori da naturalità delle cose, anziché a limitazione a farsi salsiccia che in troppo silenzio pure non basta.

E che poi a bolletta ci pensano tutti che è cosa grave che non c’è urgenza, tuttavia, al limite se ne discute. Ma è grave assai che, a senza ritegno, c’è a disperazione busso di porta a mare aperto, che pure pare dispetto che taluno figlio di disperazione si fa morto di fame e sete e, pur ancora bimba e bimbo, s’affronta navigata a barca di collasso diretto in abisso. Che è cosa insopportabile che non c’è rispetto, che, giustamente, c’è urlo a scandalo autentico per ci penso io che faccio bombarda d’affondo prima che bimbaglia giunge a porto salvo.

Che è d’indignazione a tutto tondo, già che ci siamo a valore autentico di famiglia e amor di vita, pure a sommo di digrigno gengie a rumore sordo, che c’è scandalo d’aborto.

E radio Pirata si cheta qui, ch’è settembre, mese di stupendo cambio di testimone che non c’è nero come ci si aspetta, ma ovazione a tutti insieme appassionatamente per magnifico gioco di parte. Gioco che valorizza democrazia a farne ora, e finalmente, cosa che pare di pochi a ragionamento esatto, mica è roba per tutti che la vendiamo a cottimo a peggiore offerente, che magari sbarca a valigia di carico di soldi ed obbligazioni a doblone?

Radio Pirata 42 (per voce d’altri)

Radio Pirata, quatta quatta, si fa a numero 42 che conduttore è a tiro di calzino, che quindi fu fortuna immane ch’egli ebbe lucidità di farsi comodo di gruppo di giovane cronista che dice la sua, che pure se la disse a tempo assai addietro, pare che tempo non cambia, semmai s’accetta a ragione ciò che venne detto. Conduttore ufficiale, comunque, non s’arretra rispetto ad incomodo statutario di porre in essere scaletta musicale di certa efficacia, che sa di domenica, neppure fa sconto ad immagine.

“Nessun uomo si aprirà con il proprio padrone; ma a un amico di passaggio, a chi non viene per insegnare o per comandare, a chi non chiede niente e accetta tutto, si fanno confessioni intorno ai fuochi del bivacco, nella condivisa solitudine del mare, nei villaggi sulle sponde del fiume, negli accampamenti circondati dalle foreste — si fanno confessioni che non tengono conto di razza o di colore. Un cuore parla — un altro ascolta; e la terra, il mare, il cielo, il vento che passa e la foglia che si agita, ascoltano anche loro il vano racconto del peso della vita.” (Joseph Conrad)

“Ci sono giorni in cui tutto intorno a noi è lucente, leggero, appena accennato nell’aria chiara e pur nitido. Le cose più vicine hanno già il tono della lontananza, sono sottratte a noi, mostrate a noi ma non offerte; e ciò che ha rapporto con gli spazi lontani – il fiume, i ponti, le lunghe strade e le piazze che si prodigano -, tutto ciò ha preso dietro di sé quegli spazi, vi sta sopra dipinto come sulla seta.” (Rainer Maria Rilke)

“Dobbiamo essere buoni con chi lo è con noi. E un contratto non scritto, ma pur sempre un contratto. Fatto sta che di solito viviamo come se non sapessimo che tutto e tutti sono una merda. Più uno è intelligente e meno lo dimentica, più lo tiene presente. Non ho mai conosciuto una persona intelligente che amasse per davvero o avesse fiducia nel prossimo. Al massimo ha provato compassione. Questo sentimento sì che lo capisco.” (Manuel Vasquez Montalban)

“Sulla luna, per piacere,
non mandate un generale:
ne farebbe una caserma
con la tromba e il caporale.
Non mandateci un banchiere
sul satellite d’argento,
o lo mette in cassaforte
per mostrarlo a pagamento.

Non mandateci un ministro
col suo seguito di uscieri:
empirebbe di scartoffie
i lunatici crateri.
Ha da essere un poeta
sulla Luna ad allunare:
con la testa nella luna
lui da un pezzo ci sa stare…
A sognar i più bei sogni
è da un pezzo abituato:
sa sperare l’impossibile
anche quando è disperato.
Or che i sogni e le speranze
si fan veri come fiori,
sulla luna e sulla terra
fate largo ai sognatori!”
(Gianni Rodari)

E buona fine domenica!

Radio Pirata 40 (al genio autentico)

Radio Pirata è ormai a Quaranta, che segue a spanna temperatura con ipotesi di ricongiungimento a quella di percezione fra poche puntate ad appena. Che è stata settimana spumeggiante di cui resoconto è a sacrosanto fare per fatto di grande rilevanza che s’affaccia a cronaca. Ma Radio, come è sempre, interviene a dibattito per celebrare grande progresso che attende umanità intera per lungimiranza di gruppo dirigente di intero mondo. E si accompagna futuro prossimo di successo universale con musica d’approprio.

Che pare ormai ad evidenza che guerra non finisce ad ora e subito. Che fortuna fu che ormai ordine di bomba è fatto e promessa di fornitura a grande battutista per guerra ad libitum è a faccio fede a tale. C’era rischio di rompo accordo internazionale che non ce n’era più a necessità. Ma a tempo debito grande mondo di giusti leader hanno di pericolo fatto carta straccia che si continua senza porre tempo in mezzo a suon di bombarda ancora, pure ad abbastanza che risollevo sorte di pianeta da noia autentica di pace. Che poi pace è solo per bighellonanti a non far niente, gente di poco buono che mangia pizza a prezzo di contenimento. Faccio a rincaro inflazionistico di musica.

C’è a tempo debito che governo di migliorissimi fa legge ad apposito che mette a fuori legge siccità, che impone a cielo che piove a comando, ma solo ad ora consentita, che è quella che non esco a far pizza ad aperto con richiesta di mutuo a fideiussione che faccio fila per avere fetta giusta. Per umanità di pensiero, migliorissimi accetta di dare via libera e fiato ancora a povero virologo che era a rischio di reddito di cittadinanza che virus era stato abolito per legge con provvedimento urgente. Così tale bestiolina ancora un poco scorrazza che grande esperto può finalmente porre sua esistenza a richiesta di prebenda per spiego che succede. Libero musica a subito subito, che pare pandemia di ritorno.

Che a clima impazzito c’è pure proposta di strabiliante originalità che faccio centrale nucleare proprio a centro di cuore produttivo di paese. Che è cosa magnifica che risolve problema multiplo che a primo acchito faccio scarpe a zar che dico tiè a gas suo, ma pure ad energia pulita m’attrezzo.

Che se pure guerra continua ab aeterno, che c’è rischio di problema di mangio pasta e pane per manco di grano, con tale colpo di genio stocco scoria radioattiva sotto campo di grano nostrale e quello cresce rigoglioso a mutazione definitiva con spiga e chicco a teste due che è meglio di una. Insomma, si naviga nel genio, pure per musica.

Infine chiudo puntata con altra notiziona che pare accensione di mito apologetico di progresso, che a grande, gloriosa e giusta democrazia d’asporto come pizza a taglio, pure d’esportazione per pax definitiva, si è conclamato a decisione che aborto non c’è più. C’è a vociferare che passo successivo sia obbligo di mutanda di ghisa per femminiote di colore sbagliato e squallida appartenenza a classe sociale non a permissione di acquisto pizza a carato. E per popolume bue nostrale c’è fatto a godimento che governo di migliorissimi è ad appronto mancetta, così compra brioche, che pane, fra poco, non ce n’è più. E vai con la musica che la vita è bella perché è varia, pure migliorissima buona domenica, a chi è permesso, nel segreto dell’urna.

Radio Pirata 35 (l’almanacco della settimana)

Radio Pirata si fa a Trentacinque che va a tutto vino rosso, che a birra, causa gastrite incipiente, c’è impedimento. Ch’è stata settimana che trascorse ad inno d’amore e pace autentica, che se non era a parole, c’era tra riga e riga di sottintendimento. Pure fu tale a parziale stordimento ed emicrania che però passa con giro d’aspirina, meglio se con solo principio attivo e non di marca conclamata a grande effetto, che si fa risparmio utile che ministro di governissimo di migliorissimi fa cosa di grande ed originale intuizione, che mai nessuno fece, che rinnovo contratto di scuola al massimo è ad obolo e basta, ma taglio all’Umberto classe è di precisione epocale. Vado a musica d’insieme, per grande ensemble d’orchestra e maestro autentico.

Che c’è grande intervento di diplomazia a telefonata tra leader supremissimi che dice guerra è ancora guerra, ma s’apre porto per far passare merce, pure si toglie mina che semmai si trova posto dove si mette dopo. Che se non passa merce c’è a rischio di fame globale, guerra che continua pazienza, che non c’è orecchio che sente.

Ma s’affaccia pericolo tremendissimo, che c’è masnada di fricchetton-bolscevichi, pure di conclamato disamore per fulgido libero mercato, che dice, s’investa a bio orto di terreno incolto, che si fa bonus per quello e non per facciata di villetta a schiera fronte bagno Maria, che a concessione rischia, ma non ora, a giorno mai per dopo che si fissa contributissimo di sollievo. Si vada di musica balneare.

C’è altra ministrissima, di governissimo che a miglior scelta non si poteva, che già disse che manganello a studente era a colpa d’infiltrato a ginocchio sbucciato, signor di terrore in potenza, che lascia che mette dente da latte e poi si fa a lancio di epiteto, che è arma orrenda che manco si fa a fabbrica per fattura in cambio di faccio a crescita di PIL per approvato e lecito accordo internazionale, anche d’asporto. Tal ministrissima illuminata a luce di giorno pure a notte fonda, ch’è a quota di grandissimo partito di sinistra, disse, che c’entro io per sbarco di migrante ad ogni ora? Che fu risposta di grande saggezza a giorno dopo annego di ottanta. Ch’io suggerisco riuso di mina sottratta a porto a vista di zar per disposizione strategica a Mar d’Africa. Rivado di musica che prendo fiato e non annego.

C’è ostinazione a paese, che è a rema contro ad ogni corrente di buona fattura, che porta verso destini aulici di grande sviluppo a modernità. Pure a questa settimana oltraggiosi da scomunica s’attrezzano a morte, uno pure per palma che casca in testa, tal altro casca lui da gru. Ma che è modo di fare questo, che non s’ha rispetto per sanità d’impresa di questo paese? Che poi costringete politico a contrizione e gesto di cordoglio, ch’è già occupato da rituale per celebrazione di trentennio di doppia strage, che si può mettere a fare pure cerimonia per stragissima di vittima da lavoro a quotidiano? Che poi la prima passa a chi s’è visto s’è visto, che colpevole non importa, ma secondo resta che dobbiamo fare grande sforzo ad ignoro, pure giornalettume deve riempire pagina a non lasciare che trafiletto a fondo di colonna, dopo l’ultima ricetta del cavolo bollito.

Chiudo a musica e torno a farmacia di turno per nuova aspirina, pure per tampone gastrico.

Radio Pirata 32 (that’s all folks)

Riparte Radio Pirata, che arriva a Trentadue senza batter ciglio, per disvelo d’orizzonte sconosciuto e dà notiziona ad ogni puntata. Che notizia s’è data, non è bene di sapere dove s’è data, ma ci fu a gioco di mosca cieca che si prende tramvata per non vedere palo di luce senza infingimento, collocato ad uopo e a far da barriera ad occhio spento. Radio fa suo lavoro ad ossequio giudizioso e va di musica che è giornata di musica e cabareth che tutto mondo ride.

Radio s’avvede che è a triste giorno di ricorrenza, pure a giorno che s’avvicina ricorrenza di sacro rito liturgico di elezioni in taluni posti prescelti quali salvifici, e di mafia si torna a parlare, che pare fiume di sottoterra, come carsico che riemerge che ora c’è, ora non c’è, ma se c’è non si vede. Pure quella gioca a mosca cieca che però benda mette ad occhio di mondo che soldo non puzza, profuma d’ogni fiore, pure camomilla a sonno di ragione.

Ma governissimo di migliori, come mai furon visti a storia di repubblica, ha strategia di debello per vil criminale, che non è quella di tali retrogradi che dicono di seguire puzzo di soldo – pure quello a morto ammazzato in strage, diceva – ma sottilissimo gioco di psicologia, che se ignoro l’arcaico mammasantissima, quello, per trascuro di cenno a giornalettume e anatema di politico terrapiattista, soffre d’abbandono, così si fa a sprofondo di depressione che si debella da solo. Vado con riempipista ad all toghether now.

Che guerra impazza a moda, che se c’è, c’è pure più fila a partecipo, in caso s’allarga mi metto a prima fila che pure voglio bomba che, se è sgancio di bomba, rispondo a rima bombata, verso di mirino a pentasillabo. Che alunno di prima media a chiaro plagio di scuola, – che fortuna che governo di migliori aggiusta ora a furor di decretazione d’urgenza, così non sforna terrapiattista a calo demografico, neppure orrendo insegnante bolscevico – s’abbacinò che grandi e muscolosi d’avverso hanno confine a chilometri di mare che pare piscina nemmanco olimpionica, che pure con cane da slitta s’arriva di parte in parte a tempo di gelo. Che taluno dice che ad incontro cordiale e gioco a pugnalo come viene viene, ma pure a bombarda, si potevano fanno guerra loro da quella parte che è ad abito zero e, persona poco dabbene – non certo Radio che è cordiale e pacata e si dissocia – aggiunge, così non ci fracassate la minkjia alla povera gente. Che è dimentico, tale vil disfattista, che democrazia impone sacrificio di popolo a quando serve, pure sotto a bomba di potentissimo. Spingo pulsante d’obice a musica ad alzo uomo.

Che tale potentissimo dice che vuole soldo come dice lui, forse doblone, che non ho memoria. Che tutti dicono ad indigno, ma come ti permetti, che poi affare è affare e dico va bene, pure stampo moneta di Topolino e faccio bagno a deposito di zio Paperone se è cosa gradita. Che soldo buono che risparmio lo uso per bombarda di quella buona, che spara a morto ammazzato quale effetto collaterale, che mica gente per bene può dare soldo che avanza a periodo di crisi a scuola, che tanto c’è calo demografico e che bimbo muore ad annego di Mar d’Africa, o ad infermiere e dottore o medicina, che virus non c’è che ci fu abolizione di norma di governo, così s’impara il vil cinese che ce lo mandò. Chiudo di musica che tutto è gran divertimento a ballo, e faccio trenino.

Radio Pirata 31 (The show must go on)

Radio Pirata è a Trentuno che torna a gran spolvero d’altisonanza, a musica e parole si concede per sommo gaudio di intero mondo. E bene che ancora intero mondo c’è, che del doman non v’è certezza, per sguazzo di bomba, colpo di spingarda, s’addorme umanità e, a risveglio, non si ritrova la mappa a pianta di piede. Che altra specie patisce un poco, poi gioisce che d’intruso si è fatta libera. Comprendo sano spirito d’ecologia di bombarolo, che stermina a sterminio di definitivo orizzonte specie funesta, che lucertola e sorcio si godono il restante senza punta di diamante. Vado a musica che è meglio di gastrite.

Progetto di mondo il mondo è di raffinatissimo gusto, che se contendenti smettono a bombarda, c’è terzo illuminato – che a gioco dice non partecipo, ma partecipo – che interviene a d’uopo a dir si continua, ch’io non ci sto a che uno perde e l’altro vince, ch’è meglio perde tutt’e due, pure se non capisce. Pare gioco di parti che non si ferma a che uno dice non gioco più hai vinto tu, che gioco è bello se dura tanto e a sfianco. Se gioco finisce ci vuole ancora pandemia, che non c’è rispetto per abrogazione a legge che fece governo di migliori.

Così, grande comandante migliore tra migliori, a dente aguzzo ad affonda morso giusto, parte e, molletta a naso, – che di peto fu insofferente – chiede che s’intervenga a che accordo non cancelli accordo, che sbrano sia a compimento definitivo. Prima che ciccia d’umano si estingua a mondo di mondo, profitto per assaggio di nota ad hoc.

Che fu promessa che pareva debito ad usura, che pandemia fosse a debello finale, che io scrissi ad alunni crudeli e irrispettosi di legge di stato, che volle governo d’illuminati, che mi parve di non rispetto a infinito che s’ammalano ancora, che, a mio dire, non ebbero coscienza civile a legger legge che dice virus non c’è più e che parta sarabanda a festa. Pure mi pare che senso d’amor patrio ancora è a carenza, che l’italiano non fu mai fatto, nemmanco le italiane, che a riviera non compresero rilevanza d’accetto lusinga d’armata a festeggio giorno d’invasione felice, che memoria a taluno evento è concessa per giusto, a tal altro pare faccia gioco di zar. Nemmeno c’è civil temperanza per rispetto di lavoro di povero industrial capitano che, a disfattismo, operaio nemico di progresso s’immola quale martire di religiosità negletta, di ideologico furore d’odio per classe altra, e pure, a pretesa infame di pagamento equo per sgobbo, si fa piattume di pressa, casco di gru, fulminaggio di tensione, asfissio di gas, pure s’annega, talora, come orrendo finto profugo che vuol far profugo ma sbagliò candeggio e fu sgamato. The show must go on.

Che io mi indigno, che mi pare che c’è roba di mefitica pestilenza che merita vendetta, pure se quella m’appare roba a fatica, che dunque evito. E non mi viene parola che mi evito intervento di conclusione, e lascio questo a giovane collaboratore che pago a cottimo, un tanto a minchiata, tanto per non contraddire logica di mercato: “Non c’è cosa che Io non saprei perdonare. Molte gravi tentazioni si sviluppano da questo pensiero. Sarei dunque più buono di Lui?” (Gesualdo Bufalino)

Radio Pirata 30 (a singolar tenzone)

Radio Pirata si fa Trenta, che è prima di Trentuno quasi sempre. Che essere conseguenziali, pure precisi, è cosa che si conviene a strutture serie, che Radio Pirata tale è, o forse, come da premessa pare tale, quasi. Che c’era desiderio esaudito che faccio puntatone a talk show e invito, quale salotto buono, ospite a pago a cottimo, un tanto a minchiata, a speranza, che fa grande audience, che intellettualume poi se le dà che faccio share che pare borsa a volo ad altissima quota per predisposizione di guerra. Che Radio non manca però di suo compito definitivo che è di porre a musica la sensazione di scorribanda che è ad insito in suo nome.

Che subito mi viene a mente tale che ci fui a lezione, pure mi tocca di invitarlo per proporre questione seria, che a causa d’impedimento mi mandò sua frase che casca a fagiolo per cosa precisa. Che mi posi problema di come pandemia è sconfitta ex legis e scienziato pare sparito, ch’egli, a previsione di tale domanda mi scrisse “Pensiamo che la scienza sia obiettiva. La scienza è modellata dalla società perché è un’attività umana produttiva che richiede tempo e denaro, e dunque è guidata e diretta da quelle forze che nel mondo esercitano il controllo sul denaro e sul tempo. Le forze sociali ed economiche determinano in larga misura ciò che la scienza fa e come lo fa” (Luigi Luca Cavalli Sforza)

Egli pure suggerì che razza non esiste e primo fu a dimostrazione, che se uno dice tale uomo è diverso da altro, a conseguenza, pare razzista, che ci scrisse pure Manifesto assieme a banda d’altro scienziato che c’era anche tale Rita Levi Montalcini.

Che egli qui mi pare esagerò, che se vero fosse questo che dice, se governo di migliori dice che tale profugo per guerra si può accogliere, pure a cambio di doblone a frutto di solidarietà, e tal altro, invece, per guerra altra, se ne può andare a deserto ramingo o a carcere a voce di spesa patria, sempre a deserto, e se scappa muore d’annego, pare sia razzismo anche quello. Che come fa governo di migliori a essere a razzismo conclamato, pure a norma di firma ceralaccata di norma, che ci ha a sostegno grande, glorioso e giusto partito di sinistra? Se veniva, il Professore, a salotto buono di talk show di Radio Pirata, ci sta che c’era cazzotto certo. E vado a musica a giusto stacco a stemperare tensione di singolare tenzone.

Volevo invitare anche tal altro che scrive e fa di scrittura mestiere, ma ci sta che poi finisce a cazzottatura, ch’io non mi metto a separazione di contendenti che ci ho menischi malmessi, ch’egli voleva venire pure da posto che d’ultimo e ha sconforto, per dire cosa che mi mandò promemoria. “la schiavitù non è altro che il profitto di pochi del lavoro della massa. Perché la schiavitù possa essere abolita è necessario che gli uomini non sfruttino più le fatiche delle masse e che considerino vergognoso e vile tale sfruttamento. Intanto si fa in modo che venga nascosta la forma esteriore della schiavitù e che venga abolito il mercato degli schiavi; così facendo tendiamo a persuaderci che non esiste più la schiavitù e non vediamo e non vogliamo vedere che invece continua a esistere, dal momento che tutti gli uomini continuano a credere che sia giusto sfruttare le fatiche altrui. E poiché quest’opinione resiste, ci saranno sempre quelli più furbi e più forti che si credono in diritto di farlo.” (Lev Nikolajevič Tolstoj)

Che finisco a saluto con poesia di tale che è a colore giusto per convenzione amministrativa, dunque non contraddico norma ch’egli qua già c’era, pare non ci arrivò a barcone di sfollato.

Nun mi lassari sulu

Ascutami,
parru a tia stasira
e mi pari di parrari o munnu.

Ti vogghiu diri
di non lassàrimi sulu
nta sta strata longa
chi non finisci mai
ed havi i jorna curti.

Ti vogghiu diri
chi quattr’occhi vidinu megghiu,
chi miliuna d’occhi
vidinu chiù luntanu,
e chi lu pisu spartutu nte spaddi
è diventa leggìu.

Ti vogghiu diri
ca si t’appoji a mia
e io m appoju a tia
non putemu cadiri
mancu si lu furturati
nn’assicutanu a vintati.

L’aceddi volanu a sbardu,
cantanu a sbardu,
un cantu sulu è lamentu
e mori ntall’aria.

Non calari l’occhì,
ti vogghiu amicu a tavula;
e non è veru mai
ca si diversu di mia
c’allongu i vrazza
e ti chiamu frati.

Frati ti sugnu e cumpagnu
calatu a scippari i spini
chi nsangnunianu i pedi:
frati e cumpagnu jisatu
a sfardari i negghi
e astutari i lampi:
frati e cumpagnu
si scattanu i trona
e trema a terra,
si spunta u suli e l’abbrazza.

Unu nun fa numiru,
nascemu pi cantari nzemmula
e non pi lassari
eredità di lacrimi
e ripitìu di lamenti. (Ignazio Buttitta)

Non mi lasciare solo
Ascoltami, / parlo a te stasera / e mi pare di parlare al mondo. // Ti voglio dire / di non lasciarmi solo / in questa strada lunga / che non finisce mai / e ha i giorni corti. // Ti voglio dire / che quattro occhi vedono meglio, / che milioni d’occhi / vedono più lontano, / e che il peso diviso sulle spalle / diventa leggero. // Ti voglio dire / che appoggiato a me / e io appoggiato a te / non possiamo cadere / nemmeno se la bufera / c’insegue a ventate. // Gli uccelli volano a stormo, / cantano a stormo, / un canto solo è lamento / e muore nell’aria. // Non abbassare gli occhi, / ti voglio amico a tavola; /e non è vero mai / che sei diverso da me / che allungo le braccia / e ti chiamo fratello. // Fratello ti sono e compagno / curvato a strappare le spine / che insanguinano i tuoi piedi: / fratello e compagno alzato / a lacerare le nuvole / e a spegnere i lampi: / fratello e compagno / se scoppiano i tuoni / e trema la terra, / se spunta il sole e l’abbraccia. // Uno non fa numero, / siamo nati per cantare assieme / e non per lasciare / eredità di lacrime / e ripetuto di lamenti.

E buona domenica assai con musica a favore di vento, pure se di colore fuori legge.