Radio Pirata 48 (Nostalgico italiano)

Radio Pirata torna a puntatona che si fece a numero Quarantotto a senza batter ciglio. Che vostra radio preferita si fa anche oggi, per ritorno a sorpresa dopo lunga latitanza, botte piena di grande musica a nostalgia conclamata di chitarra Eco standard acustica, con corda scordata – ma si spera di no – per accompagno esatto di notiziona che altra emittente non si fece a coraggio di dire fino in fondo.

Che fa notiziona che grande figura, a presentarsi quale rivoluzione di paradigma costituito e convenzionale, pare svela lato oscuro che non parve innocente come disse, che questo non è a stabilirlo nostra bella radiolina piratissima. A Radio, che fu di nessuno con tanto di n amputata di maiuscolo e minimizzata, ognuno che fa a catalizzare attenzione “a quanto son bello io”, per divenire di altezza vertiginosa, sempre è risaputo che poi casca, che gravità non fa sconti a nessuno. Unico che non casca è grande movimento di massa che quello nasce senza faccia ma con espressione di collettivo, che singolo non sparisce proprio, ma non si fa punta di niente, a sorreggere si depone ogni altro che ti sta accanto e nulla chiese in cambio se non essere parte di tutto.

Che dopo grande esibizione muscolare a fronte di opposizione di cambio di clima, grandissimi ricchi di merito, a simposio d’internazionale levatura, fanno meraviglioso miracolo di trovo accordo che va bene a tutti: se c’è danno casomai si fa risarcimento, che non si dica, poi, che non si lascia obolo giusto a causa di miserabile fine d’ultimo a secco preciso che non cadde goccia d’acqua. Pure gola di quello, ultimo intendo, si seccò che bella ragazzetta svedese disse forse non vado, ma altri a disidratazione d’ugola e colore sbagliato non ebbero scranno di successione, che è giusto per buon rispetto di brava gente non far vedere a TG d’ora di cena scena d’inquietudine di miserabile conclamato.

Ciao Claudio che ci manchi assai!

Che c’è grande fortuna che a mantenere sonno tranquillo a grande e potente vertice di piramide c’è ancora scoppio di bombarda con morto ammazzato a un tanto al chilo. Ma questa cosa, che pure dovrebbe fare a gioia collettiva, a taluno toglie sonno ogni notte. Capitò, infatti, che, quasi a dispetto fatto, chi ebbe destino di parata finale verso limbo di dimenticatoio per presunta inutilità conclamata, non poté partecipare. Eppure egli aveva espresso esplicito desiderio per colpetto di bombarda, ma non gli toccò manco un tiro di sghembo, una miccetta accesa, un premo grilletto a fucilino. Glielo fecero a sgarbo che missile di sconfino non fu quello giusto, che già aveva preso bell’e buona mira a colpisco pure io con sommo gaudio, a ricompensa d’impegno a comprar arma su arma che tolgo a cosa di futilità di società antica come scuola ed ospedale.

E finisco con sommo sollazzo, che finalmente grande flottiglia di nave sovversiva fu a blocco e senza possibilità di trovo porto salvo manco con richiesta a carta da bollo. Che ella, navaccia blasfema e bolscevica, si voleva fare a sostituzione di dio per decisione a contrasto di destino ineluttabile che a fuga via mare s’annega. Chi ce la fa, fedifrago, meglio è se di nascosto che non se ne vede per disgusto espressione di sfatto, e se arriva, meglio arriva ad invisibilità che così lavora a sotterro di serra e ci fa fare sconto su derrata a luminescente centro di commercio. Almeno si rende utile che la brava gente s’appresta a lustrino per festa che siamo tutti più buoni.

Radio Pirata 47 (per meritoria attesa)

Radio Pirata fa Quarantasette di puntata, che è tempo di concedersi tempo e dunque selezione musicale sarà svolta per snervo a lunghezza indefinita che vi tiene impegnati per ore notevoli, che se non avete nerbo per ascoltare detta scelta, all’uopo Radio non è emittente che fa per voi, e vi tocca di cercare ritornello babadì babadà, che dura poco, ma pure di solluchero concede un tantino meno.

Che è tempo che suono di campanella sancisce passaggio di consegne tra migliorissimi e meritevolissimi, con tanto di tinta unica gli uni e gli altri, che praticamente siamo in una botte di ferro come ebbe a dire tale che mi pare si chiamò Attilio Regolo. Che ci attende destino prospero di bombarda che ormai mi pare che c’è intesa globale a far scoppiare quella che vale mille, che se scoppia quella si risponde con milleuno che precede a successione esatta milledue e milletre, quindi ad libitum sino a cessate il fuoco ma pure cessate e basta d’ogni altra cosa.

E pare che non ci sia troppo tempo a dedico per scrittura che pure scrittura è cosa che pare di poco merito, pure musica buona mi pare di poco merito che adesso abbiamo grande rilancio di economia attraverso zumpazù di cultura elevatissima a spiaggia di superaffollo e bagno a prezzo che tolgo finalmente di mezzo disgraziato in mutande per sostituzione, con grande fervore di applauso di popolume, con appropriata gestione a costume in pelle di leopardo, meglio di pitone. E per rilancio di economia serve preciso e grande cambio di clima che estate dura tutto l’anno, a caldo becco financo a capodanno che pinguino si fa ad ospito a congelatore e si danza a spiaggia in allegria come faccio a Caraibi pure a lidi nostri patrii e famiglii

Pure mi pare che realizzazione di programma sia a punto di grande risultato prossimo venturo per merito congiunto a cambio di staffetta che non ce n’è ad avvedersene a completo intendimento, che cambio di clima pare, infatti, ormai a realizzazione come da promessa elettorale che non è a richiesta nemmeno di intervento specifico. E guardo fiume da terrazza mia, fiume che fu a dipinto dantesco financo a navigazione, che taluno toponimo, e financo memoria, narra di porto e fluitazione per grande costruzione di Rinascimento, ed ora pare sputacchio che trota fa a boccheggio. Nemmeno lancio di messaggio in bottiglia in acqua è a concessione, che a mare non ci arriva, si fa vuoto a rendere e riciclo per immensa discarica di grande paese che guarda ad orgoglio nazionale crescita d’immondizia che è indicazione precisa di balzo in alto di PIL.

Ed è per questo che con sommo giubilo salutiamo precisa continuità di intendimento tra migliorissimi e meritevolissimi, che carcere di terra d’Africa, a pagamento di nostre tasche, è a rinnovo certo di contratto, ad impedimento di torma di falso migrante subdolo, che è a sbarco per tocco esatto di donna bianca, che pure infido si camuffa di bimbo e bimba per trarre ad inganno con annego squallidume pacifista, financo gran capo a sottana bianca. Che se taluno annega è colpa di buonismo un tanto a chilo di gente pretestuosa che vuol fare salvificio di sua nave che ora sarà finalmente a blocco repentino di porto salvo. Porto salvo si farà a trasformo di porto franco e sovrano per rilancio di economia a esporto grande bombarda patria a zona di guerra, pure santa.

E in attesa di capire di che merito si tratta per tal merito paventato, vi lascio con cosarella di un mio giovane collaboratore: “Il mare stava al di là delle alte dune, in attesa.

Quando padre e figlio, dopo un lungo cammino, raggiunsero finalmente quei culmini di sabbia, il mare esplose davanti ai loro occhi. E fu tanta l’immensità del mare, e tanto il suo fulgore, che il bimbo restò muto di bellezza. E quando alla fine riuscì a parlare, tremando, balbettando, chiese a suo padre: «Aiutami a guardare!».” (Edoardo Galeano)

Radio Pirata 46 (il ritorno di Radio Londra)

Riappare Radio Pirata che ha successo planetario, e fila che pare farmacia da tampone, che di tante collaborazioni c’è offerta che devo fare selezione dura. Taluni ragazzi meritano e gli do spazio sotto, con voce loro e musica d’altri. Che subito partirei di musica a far colonna sonora a pace e meraviglia, che ad altri piace ritmica di bombe come bimbi a gioco d’azzuffo. E riappare in forma di rilancio a gemellaggio per uopo con Radio Londra.

Che mi pare, almeno così, per sentito dire, che a fare la guerra sempre è facile, che a dichiararla c’è tempo uno sbadiglio per chi ha dito su pulsante. Mi dice il ragazzo qua che “Quando i ricchi vanno in guerra, sono i poveri che muoiono.” (Jean-Paul Sartre)

Capisco meglio una rissa d’osteria, una guerra di santi, una faida di quartiere e di palio; meglio Cerchi contro Donati, romanisti contro laziali, automobilisti in furore; perfino negri contro bianchi e viceversa… Torve dissennatezze, naturalmente, ma che nascono da uno sgarro, un’incompatibilità, un torto presunto, un pregiudizio, e sono in qualche modo un rovescio dell’amore, s’apparentano alla passione. Ma sparare a freddo su uno che è nato all’altro capo del mondo, che non hai mai visto, che non ti conosce e non parla la tua lingua, per ragioni che non sai, che non ti toccano, decise da altri, indenni in stanze blindate, persuasi di figurare dopodomani nella storia!”(Gesualdo Bufalino, Il malpensante)

Si è scritto in passato che è dolce e meritevole morire per la patria. Ma in una guerra moderna non c’è niente di dolce né di meritevole nella tua morte. Morirai come un cane senza una buona ragione.” (Ernest Hemingway, Note sulla prossima guerra)

Che quella di passare pezzi consistenti della propria miserabile esistenza a cercare massacro di prossimo (non come se stesso) per taluno è malattia, che pure è patologia anelare potere assoluto, che anche si fa sindrome grave il sottrarsi a starsene quieti, che ne so, a godersi una pensioncina bevendo un bicchiere con gli amici al bar, che ti fa anche buon sangue (che non si versa come d’altri) e non ti viene ansia d’accumulazione compulsiva di dobloni, bazooka e poteri, neppure di minchiate a cottimo.

Certo che se s’è strafogato tutto di tutti, non s’avvede che non s’è sgraffignato la collanina nuova di madama la marchesa, o il rolexino di mister Pippone, ma s’è rubato vite, a bombe ha buttato equivalente di chemioterapici, buono mensa per qualche milioncino di bimbi… E lo so che taluno non se ne rende conto, che la cosa il sonno non glielo toglie, che è tossico, e pure dipendente, ma allora talaltro gli può dire, così a consiglio spassionato, fatti curare, ma da uno bravo, se nel frattempo non gli hanno chiuso il reparto che di fondo c’è l’esausto, che tutto finì a scommessa di Risiko, o se li sono intascati i fenomeni come lui e degli amici suoi. (Questa l’ho detta da me, che non delegavo il primo venuto, semmai offro da bere e buon tutto)

Che radio che si rispetti ci ha i suoi inviati per inchieste dai risvolti insospettabili. E io telefono a mastro di pennello, che ha casa in cima alla collina, con vista a infinito di mare mio e spiaggia che sa di deserto, a dune cangianti. S’affaccia a veranda e m’assicura – ch’io tengo ad attendibilità delle fonti – che ha preso bidonate di caffè a smaltire sbornia della sera, per cui garantisce lucidità d’informazione.

Vede da lì che jet sfrecciano che non se n’erano mai visti, pure navi a cannone schierato gli pare di vedere, che non ha binocolo ma discreta fiducia in diottrie a disarmo, che almeno quelle non fanno arsenale. M’aggiunge, ma io me ne dissocio che è opinione sua, che a salvare disgraziati a barcone non c’è tale prodigo schieramento di forze. E rivado a musica, per brano di suggestione antica.

Che c’è puzza di guerra terminale, che è tutta analisi di politici a raffinatissima preparazione, qual migliori, cui s’aggiunge pletora immaginifica di giornalismo a cottimo, che tesse lodi di mediazioni, o che critica le stesse, a seconda di pruriti da orticaria sotto le ascelle.

Che mi ricordo del tempo che certi ceffi, par di bucanieri a servizio di regina, pur se a portafoglio gonfio di furto a destrezza, faccia avevano d’apparire a pubblico di reti unificate a dir, con voce rotta ad emozione e somma maestria d’attorame consumato, che le cose erano gravi, che ci toccava a breve bagno di sangue, oppure anche no. Che faccia comunque ce la mettevano. E andiamo ancora a musica.

Che mi sono fatto persuaso, a tempo, che ragione aveva Mastro Don Gesualdo Bufalino, che vi cito pari pari ch’io, di certo, meglio non pronunciavo il concetto: “Si firmerebbero poche dichiarazioni di guerra se chi le dichiara dovesse per legge firmarle col proprio sangue”. E io che sono nessuno, mi pregio di continuare a musica che vi rallegra domenica.

Che di stentoree dichiarazioni oramai s’è fatta piena la storia, che il prezzo di bolletta aumenta, ma aumenta per disgraziati che gli altri ci hanno assicurazione di conto solido. Pure, se scoppia la guerra, il mondo nostro pare dimentico di quel piccolo effetto collaterale che l’evento si porta dietro da che è tale: ci scappano i morti a fasci, che raro li ritrovi tra chi la guerra la dichiarò. E musica sia, a solluchero di pensiero lieve.

Che se c’è voglia di rosso, io, che di sangue buono ne ho poco, mi faccio latore di proposta di legge che di rosso s’inondino le vie, le strade, le piazze, pure i laghi per piacere di pesci, ma che sia di quello buono, di contadino, che sa del legno della botte, della terra arsa, pure di quella umida a rugiada della notte. E chiudo di musica. Che ho mal di testa per sera prima di adesione a concetto.

Cari tutti, che a balcone vostro sia bandiera bianca, che al mio c’è sempre stata.

Radio Pirata 45 (in silenzio)

Radio Pirata torna a quarantacinque, che è a tempo di grande tenzone d’elezioni che fa vuoto a destra e a manca che urna pare ulna. Radio si fa a silenzio per forza su chi vince e su chi perde che con grande sua autorevolezza ed ascolto super rischia di stravolgere risultato elettorale. Che è meglio, dunque, che Radio tace, che chi vince vince a Radio pare che è cosa con cui poi ci si fa conto secco, manco quello di bolletta è ad altezza analoga. Ma andiamo subito a musica ch’è compito statutario di emittenza.

Che però Radio non si può fare a trattenimento per orgoglio di nazione che migliorissimo tra migliorissimi venne investito di tale carica in grande paese di democrazia da esportazione, con premio ad uopo, conferito proprio da grandissimo personaggio di statismo indiscusso, medesimo che non recitò t’amo o pio bove a popolo di paese di Sudamerica ch’ebbe a votare odioso, pericoloso, eversore di libero mercato. A tal proposito promosse sana dittatura a strappo unghia e faccio a sparizione per anno e anno di oppositore infedele a fulgido esempio di grande asporto preciso di meraviglioso libero mercato. Che migliorissimo tra migliorissimi gradì consacrazione a far da presagio a future, fulgide incursioni democratiche.

Che è a grande giustezza che c’è ad evito discorso di ambizioso e prorompente fiumiciattolo che fa a straripo, per arroganza ed ego strabordante, e si traveste da Rio delle Amazzoni seppellendo cristiani a fasci, senza alcun rispetto per manovratore che è ad impegno di campagna d’elezione per destino di paese. Che problemi autentici di paese sono altri assai più gravi che non è a sopportazione più plausibile che si vede cartone di porcellina che ha due mamme che è fuori da naturalità delle cose, anziché a limitazione a farsi salsiccia che in troppo silenzio pure non basta.

E che poi a bolletta ci pensano tutti che è cosa grave che non c’è urgenza, tuttavia, al limite se ne discute. Ma è grave assai che, a senza ritegno, c’è a disperazione busso di porta a mare aperto, che pure pare dispetto che taluno figlio di disperazione si fa morto di fame e sete e, pur ancora bimba e bimbo, s’affronta navigata a barca di collasso diretto in abisso. Che è cosa insopportabile che non c’è rispetto, che, giustamente, c’è urlo a scandalo autentico per ci penso io che faccio bombarda d’affondo prima che bimbaglia giunge a porto salvo.

Che è d’indignazione a tutto tondo, già che ci siamo a valore autentico di famiglia e amor di vita, pure a sommo di digrigno gengie a rumore sordo, che c’è scandalo d’aborto.

E radio Pirata si cheta qui, ch’è settembre, mese di stupendo cambio di testimone che non c’è nero come ci si aspetta, ma ovazione a tutti insieme appassionatamente per magnifico gioco di parte. Gioco che valorizza democrazia a farne ora, e finalmente, cosa che pare di pochi a ragionamento esatto, mica è roba per tutti che la vendiamo a cottimo a peggiore offerente, che magari sbarca a valigia di carico di soldi ed obbligazioni a doblone?

Radio Pirata 44 (nel segreto dell’urna)

Radio Pirata torna a numero giusto che mi pare è Quarantaquattro, dopo lunga pausa estiva che trasmissione si prese meritato riposo. E torna come non potrebbe essere altrimenti che si butta ad agone di grande e gloriosa kermesse elettorale, come mai se ne vide a precedenza di analoga per eleganza di confronto sereno e pacato. Che pare che futuro è donna, che grande selezione musicale non si sottrae a linea di tendenza di sondaggio.

Che c’è a consapevolezza di intero mondo politico che occorre risposta a cambio di clima per evidenza di scioglimento di ghiaccio di polo che polo non si riconosce più e circolo stesso di polo pare giardino tropicale. E proprio per dare risposta concreta a fatto di gravità eccezionale c’è senso di responsabilità di tutte le forze politiche che fanno a moltiplicazione di poli che non c’è più nostalgia di quello scomparso a nord quale a sud.

A taluno pare che scontro d’elezione è però sempre tra A e B, con innesto di C e talora di D, che A vince e fa omaggio a promessa mantenuta con grande atto di generosità a povero ricco che se non ha liquido di doblone e immunità – pure di gregge – poi non crea ricchezza adeguata e paese soffre. Che a finanza pubblica malmessa, si ribella dopo poco mercato e spread rimbalza, debito s’accascia esausto.

Ma risponde B che interviene a riequilibrio – con originale proposta di governo tecnico – di conti a tempo appropriato per grande senso di responsabilità, che non s’arrende a retorica e bastona su dente avanzato salario di molti, che quelli rispondono a felicità conclamata per sussiego a povero ricco che è a digrigno di gengia sana e sbiancatissima per prebenda di magnata d’autentica abbuffata. C’è rischio che erede di tale Giambattista Vico vuole diritto per saccheggio d’opera omnia d’antenato illuminato.

Pure non c’è attimo che non è a dire di grave pericolo per rincaro d’energia, che a commercio s’alza prezzo per non fallire, che è tutto a schizzare per aria di inflazione. E però non c’è alternativa che non sia a fare grande sanzione che fa malissimo a Zar che si dispiace, ma grandissimi e migliorissimi, vecchi a valigia pronta e nuovi a poltrona a sicurezza d’accomodo, con fremente, condiviso e viril senso d’amor patrio, non faranno a vengo meno a grande coalizione internazionale per fedeltà imperitura nel secolo del secolo. Ma a chi disgraziato a salario alza prezzo per sopravvivenza non è ancora a chiarezza definitiva. Mi sa che si provvede ad acquisto a rate di corda ben saponata che sarebbe meglio bonus per quello.

Che rincaro d’energia fece piccolo effetto collaterale di vantaggio per altro me a stipendio fisso e blocco d’aumento da tempo immemore, ch’egli, a residenza lontana da luogo di lavoro, si fece a raccatto informazione per costo di mezzo di trasporto a raggiungo posto per consegna a segreto d’urna di sua fattispecie di cittadinanza. Ch’egli s’avvide che quello – mezzo di trasporto, intendo – fece a schizzo elevatissimo di tariffa per colpa di zar, che consegna preferenza sofferta vale prestito ad usura o vendo ultimo oggetto di valore conclamato a compro oro a strozzo. Pare che ci sia indicazione da risorsa carente a non contribuzione a deriva vichiana e copione già scritto quale gran pezzo di cabareth.

Radio Pirata 43 (tempi moderni versione vintage)

Radio Pirata torna a numero 43 per versione vintage che pare ritorno a passato che duca-conti, cavalieri e amazzoni ammazzano draghi. Ma Radio Pirata, a non smentire autonomia (ch’è cosa d’attraverso autentico di suo conduttore, a chi vuol intendere intenda) non fa tifo per carnefice di certo, nemmeno si strappa di dosso cenci laceri per vittima, piuttosto vi da musica di grande portata che se non è a sentire questa vi meritate quello che vi passa a tempi d’oggi il convento.

Rifare tutto. Fare in modo che tutto diventi nuovo; che la nostra falsa, sporca, tediosa, mostruosa vita diventi una vita giusta, pulita, allegra, bellissima. Quando tali idee, latenti da tempi immemorabili nell’animo umano, nell’animo del popolo, infrangono le pastoie che le incatenavano ed erompono come un tempestoso torrente, finendo di abbattere dighe, facendo crollare superflui lembi di argini, ciò si chiama rivoluzione. In modo più o meno moderato, più mitigato, si chiama rivolta, sommossa, rivolgimento. Ma ciò si chiama rivoluzione.“ (Alexandr Alexandrovič Blok)

Basta con le verità da un soldo.
ripulisci il cuore dal vecchiume.
Le strade sono i nostri pennelli.
Le piazze le nostre tavolozze.
Non sono stati celebrati
dalle mille pagine del libro del tempo
i giorni della rivoluzione!
Nelle strade, futuristi,
tamburini e poeti!
” (Vladímir Majakóvskij)

…’Signore Iddio! Sentite la voce dell’innocenza! Il re è nudo!’ – esclamò il padre: e l’uno venne sussurrando all’altro quel che il piccino aveva detto. ‘Non ha niente addosso! C’è là un bambino piccino piccino, il quale dice che l’Imperatore non ha alcun vestito addosso! Il re è nudo!’ ‘Il re è nudo!’ – gridò alla fine tutto il popolo. L’Imperatore si rodeva, perché anche a lui sembrava veramente che il popolo avesse ragione; ma pensava: ‘Qui non c’è scampo! Qui ne va del decoro della processione, se non si rimane imperterriti!’” (Hans Christian Andersen)

I due gringo dedicarono gran parte della loro vita agli affari di banca che, come è noto, si possono affrontare in due modi: o facendo il banchiere o il rapinatore. I due gringo optarono per la seconda possibilità, perché, in quanto gringo, avevano nelle vene un puritanesimo che li faceva restare fermamente legati a certi principi etici.” (Luis Sepulveda)

Lunga vita ad Eric Burdon e ridateci Daouda, per favore.

Radio Pirata 42 (per voce d’altri)

Radio Pirata, quatta quatta, si fa a numero 42 che conduttore è a tiro di calzino, che quindi fu fortuna immane ch’egli ebbe lucidità di farsi comodo di gruppo di giovane cronista che dice la sua, che pure se la disse a tempo assai addietro, pare che tempo non cambia, semmai s’accetta a ragione ciò che venne detto. Conduttore ufficiale, comunque, non s’arretra rispetto ad incomodo statutario di porre in essere scaletta musicale di certa efficacia, che sa di domenica, neppure fa sconto ad immagine.

“Nessun uomo si aprirà con il proprio padrone; ma a un amico di passaggio, a chi non viene per insegnare o per comandare, a chi non chiede niente e accetta tutto, si fanno confessioni intorno ai fuochi del bivacco, nella condivisa solitudine del mare, nei villaggi sulle sponde del fiume, negli accampamenti circondati dalle foreste — si fanno confessioni che non tengono conto di razza o di colore. Un cuore parla — un altro ascolta; e la terra, il mare, il cielo, il vento che passa e la foglia che si agita, ascoltano anche loro il vano racconto del peso della vita.” (Joseph Conrad)

“Ci sono giorni in cui tutto intorno a noi è lucente, leggero, appena accennato nell’aria chiara e pur nitido. Le cose più vicine hanno già il tono della lontananza, sono sottratte a noi, mostrate a noi ma non offerte; e ciò che ha rapporto con gli spazi lontani – il fiume, i ponti, le lunghe strade e le piazze che si prodigano -, tutto ciò ha preso dietro di sé quegli spazi, vi sta sopra dipinto come sulla seta.” (Rainer Maria Rilke)

“Dobbiamo essere buoni con chi lo è con noi. E un contratto non scritto, ma pur sempre un contratto. Fatto sta che di solito viviamo come se non sapessimo che tutto e tutti sono una merda. Più uno è intelligente e meno lo dimentica, più lo tiene presente. Non ho mai conosciuto una persona intelligente che amasse per davvero o avesse fiducia nel prossimo. Al massimo ha provato compassione. Questo sentimento sì che lo capisco.” (Manuel Vasquez Montalban)

“Sulla luna, per piacere,
non mandate un generale:
ne farebbe una caserma
con la tromba e il caporale.
Non mandateci un banchiere
sul satellite d’argento,
o lo mette in cassaforte
per mostrarlo a pagamento.

Non mandateci un ministro
col suo seguito di uscieri:
empirebbe di scartoffie
i lunatici crateri.
Ha da essere un poeta
sulla Luna ad allunare:
con la testa nella luna
lui da un pezzo ci sa stare…
A sognar i più bei sogni
è da un pezzo abituato:
sa sperare l’impossibile
anche quando è disperato.
Or che i sogni e le speranze
si fan veri come fiori,
sulla luna e sulla terra
fate largo ai sognatori!”
(Gianni Rodari)

E buona fine domenica!

Radio Pirata 41 (a destra, pure a manca)

Radio Pirata va a Quarantuno, sempre più in prossimità di grado giusto di temperatura di sole che cuoce. Cuoce tutto ma non virus, che s’è messo a bene vedere di caldo pure lui, s’è fatto virus di vacanza che non fu di nessun rispetto per governo di migliorissimo sopra ogni altro che disse che virus è abolito di legge autentica di stato. Ma si ebbe a risparmio di stato per povero virussologo che chiedeva reddito di cittadinanza ed ora, invece, ritorna a lavoro suo che è so tutto io non quegli altri a sedicente collegume mio. Faccio musica bollente.

Migliorissimo, che mette zizzania a destra e manca, soprattutto a manca, che a destra va che è meraviglia che pure scavalca solido baluardo di pensiero a tradizione italica, si mostra sempre più a massa di popolo bue a che gli dice “t’amo o pio bove”, che adesso dà pure mancetta d’estate che così blocca ad un sol colpo trauma autentico di inflazione che è colpa di zar. Ed è standing ovation di giornalettume che mai migliore fu tale da diventare migliorissimo, che ci dà mille lire al mese e si canta canzone tutt’a d’un tratto in coro. Radio Pirata non è migliorissima, così canta canzone altra.

Sempre Egli, che riferendosi a se stesso disse Io, che la D era a precedenza a pronome stata, per somma modestia, momentaneamente fatta ad accantono, ebbe idea geniale che a caldo di Scipio che si cinse la testa, disse a tempo non previsto che non s’accende condizionatore così si fa dispetto imperituro a zar che deve cercare acquirente altro per suo gas, che pare si è messo da solo a canna di quello. Ma migliorissimo non disse che forse è meglio non accendo condizionatore che risparmio ad energia così non faccio cambio di clima, che quelle sono pinzallecchere da complottista pure terrapiattista. Vado a musica d’aggiro l’inganno.

Dopo lungo e periglioso viaggio tra budelli cantierabili, che titolare in pectore di Radio Pirata fece ad attraversamento di glorioso stivale, giunse alfine a terra dei Lotofagi ch’è tutto bello, che qui c’è ceto politico che fa concorrenza pure a migliorissimo per sagacia ed inventiva, che dissero che appena discarica era pienata non si raccoglie più monnezza, che piccolo è bello, così, ad ogni cassonetto che fu a disponibilità di popolume, si fece subito microdiscarica. Torma di turistume prende d’assalto armate sponde a desiderio di veder risultato di si tale genio che non fece altra discarica nemmeno altro che sia, tipo differenzio monnezza, che di olezzo fu pieno lo mondo. E caldo bestia arriva a cottura ad amplifico serbatoio di germe, così malattia di scarsa igienico e sanitaria si propaga, che casa farmaceutica fa grande affare e finalmente s’alza il PIL così si fa pernacchia a zar che si fa soldo senza di lui nemmeno a doblone falso di Monopoli. Mi ammusico di contagio.

Ma spero presto, ad ora certa che non vi fu altro che io, mi ricongiungo a fatto preciso con mare, che ignorante sono ed ignorante fui, pure tale sarò nei secoli de secoli, che capisco solo a sgambescio grande strategia politica a faccio cose che voi umani. Solo capisco cosa di mare che ci nacqui con piede ammollo.

Il mare è un luogo metafisico: spazio isolato, astorico, di pienezza e di solitudine, in cui i conflitti spirituali raggiungono con facilità le posizioni estreme e radicali ed in cui gli uomini vengono a trovarsi, drammaticamente, alle prese con l’Assoluto.” (Joseph Conrad)

Radio Pirata 40 (al genio autentico)

Radio Pirata è ormai a Quaranta, che segue a spanna temperatura con ipotesi di ricongiungimento a quella di percezione fra poche puntate ad appena. Che è stata settimana spumeggiante di cui resoconto è a sacrosanto fare per fatto di grande rilevanza che s’affaccia a cronaca. Ma Radio, come è sempre, interviene a dibattito per celebrare grande progresso che attende umanità intera per lungimiranza di gruppo dirigente di intero mondo. E si accompagna futuro prossimo di successo universale con musica d’approprio.

Che pare ormai ad evidenza che guerra non finisce ad ora e subito. Che fortuna fu che ormai ordine di bomba è fatto e promessa di fornitura a grande battutista per guerra ad libitum è a faccio fede a tale. C’era rischio di rompo accordo internazionale che non ce n’era più a necessità. Ma a tempo debito grande mondo di giusti leader hanno di pericolo fatto carta straccia che si continua senza porre tempo in mezzo a suon di bombarda ancora, pure ad abbastanza che risollevo sorte di pianeta da noia autentica di pace. Che poi pace è solo per bighellonanti a non far niente, gente di poco buono che mangia pizza a prezzo di contenimento. Faccio a rincaro inflazionistico di musica.

C’è a tempo debito che governo di migliorissimi fa legge ad apposito che mette a fuori legge siccità, che impone a cielo che piove a comando, ma solo ad ora consentita, che è quella che non esco a far pizza ad aperto con richiesta di mutuo a fideiussione che faccio fila per avere fetta giusta. Per umanità di pensiero, migliorissimi accetta di dare via libera e fiato ancora a povero virologo che era a rischio di reddito di cittadinanza che virus era stato abolito per legge con provvedimento urgente. Così tale bestiolina ancora un poco scorrazza che grande esperto può finalmente porre sua esistenza a richiesta di prebenda per spiego che succede. Libero musica a subito subito, che pare pandemia di ritorno.

Che a clima impazzito c’è pure proposta di strabiliante originalità che faccio centrale nucleare proprio a centro di cuore produttivo di paese. Che è cosa magnifica che risolve problema multiplo che a primo acchito faccio scarpe a zar che dico tiè a gas suo, ma pure ad energia pulita m’attrezzo.

Che se pure guerra continua ab aeterno, che c’è rischio di problema di mangio pasta e pane per manco di grano, con tale colpo di genio stocco scoria radioattiva sotto campo di grano nostrale e quello cresce rigoglioso a mutazione definitiva con spiga e chicco a teste due che è meglio di una. Insomma, si naviga nel genio, pure per musica.

Infine chiudo puntata con altra notiziona che pare accensione di mito apologetico di progresso, che a grande, gloriosa e giusta democrazia d’asporto come pizza a taglio, pure d’esportazione per pax definitiva, si è conclamato a decisione che aborto non c’è più. C’è a vociferare che passo successivo sia obbligo di mutanda di ghisa per femminiote di colore sbagliato e squallida appartenenza a classe sociale non a permissione di acquisto pizza a carato. E per popolume bue nostrale c’è fatto a godimento che governo di migliorissimi è ad appronto mancetta, così compra brioche, che pane, fra poco, non ce n’è più. E vai con la musica che la vita è bella perché è varia, pure migliorissima buona domenica, a chi è permesso, nel segreto dell’urna.

Radio Pirata 39 (a scanso di liquefazione)

Radio Pirata si piglia il Trentanove, con giusto cipiglio di conguaglio con temperatura ad esterno che in casa pare forno acceso. Pure m’adeguai a indicazione di migliorissimo tra migliorissimi che disse che è fatto di pace non accendere condizionatore ed a boccheggio agonizzo per amor di patria a canna del gas esausta. Poi m’avvidi che non lo accesi che non ne possedetti alcuno. Che vado di musica come si compete a rango istituzionale di radio.

Che cambio di clima pare si sia appalesato senza invito con acqua a razionamento, che pone quesito su come produrre gavettone libero per ragazzo ad esame scongiurato. Proposta di legge potrebbe essere ad uso prosecco, ma c’è opposizione ferma di patto atlantico che impone utilizzo di bevanda a gusto di ciodue e melassa appiccicaticcia per accordo internazionale, pure per fatto d’evidenza che vigna si innaffia male e produzione rischia tasso alcolico a straripo, che tanto fiume a straripo non ci arriva, meglio a sputacchio.

Fiume a sputacchio è grande di impiego a turismo che disvela imbarcazione di guerra a riemersione da secca che a riciclo diventa merce da parco gioco che addestra giovane creatura di campo estivo ad amore naturale per bomba. Inaridimenti musicali non sono previsti.

Che c’è grande apprensione che paese è vittima di querelle come mai prima, fatto ad arrovello genialità d’ogni livello, alimenta dibattito coltissimo per amore di verità che alfine non è dato di chiarezza prezzo esatto di Pizza Margherita. Che si potrebbe abbassare esso stesso ad utilizzo parco e misurato per impasto di Champagne, che è cosa che addiviene a costo più conveniente di apro rubinetto a foraggio di multinazionale. Mi liquefaccio di musica scorrevole e fluida.

Pure è avveduto governo di migliorissimi, che proclama, a dopo proclamazione d’eroe ignoto e multiplo insegnante, medico ed infermiere, per gratitudine a soccorso di paese a pandemia, che a compenso fa taglio orizzontale di scuola e sanità, che così recita progetto d’ampia veduta per paese a sconfinfero d’unità nazionale, sotto stendardo di vette invalicabili di genio politico a statismo immenso. Che a raccatto risparmio faccio tesoretto buono e caritatevole per investo in bombarda di pace, che alleato a battuta pronta chiede a gran voce. Forse per giusto sarebbe che taglio pure pensione, che mando vecchio beone anch’egli a lavoro per zappo orto arido con piccone a mano, che così risparmio di carburo per trattore e faccio embargo a zar. Vado d’eroica musica.

Mi chiudo ma non mi taccio che è a saluto d’autentico affetto a liquefazione su sedia d’esaminatore che domanda trabocchetto feci ad abolizione, ché neurone funziona più come trappola a me che a ragazzo che non sa cosa gli aspetta. Fosse saggio per destino di mondo a mano sua, prospetterebbe prossimo venturo distacco di spina a globo terracqueo, che accanimento terapeutico a tengo in vita moribondo mi parve cosa assai poco a pietas disvelata. Vi faccio flebo di musica.