Una lettera alla persona giusta

Insomma, capita che la terra trema, proprio sotto casa mia, che mi scompensa residui di sonno, che a scelta precisa – mi sa – trema di notte a centro di fase Rem. Poi pure mi metto a vedere che succede in giro che fa acquazzone e frana ad isola e ad un ovunque che ho sensazione piena che la Terra abbia qualche risentimento. Mi pare che forse è il caso che ci parliamo, che se ci fu equivoco meglio è prodursi a chiarimento che a farsi fatto di rovina. Per intanto ammansisco il tutto d’intorno con musica giusta ed offro bicchiere.

Cara Terra, volevo segnalarti una questione che nemmeno ho ardire che ti fu a sfuggimento che tu tutto comprendi. Cioè, modestamente ed umilmente, mi faccio portavoce di taluni a numero d’un certo rilievo, che noi non c’entriamo con vilipendio a Te medesima, che se potessi avere reazione – lecita, lecitissima, anzi – con altri che ebbero responsabilità di livello un po’ più elevato mi verrebbe da dire – sempre con riverenza – che io, ed altri come me messi anche assai peggio, non avremmo nulla ad obiezione. Vedi, cara Terra, io ho stipendio miserando, che se pure a quello ci togli affitto da fuori sede e mutui vari, mi rimane ben poco ad assecondare desiderio di consumo, che pure nemmeno ho, per inquino e sfascio pianeta. Altri sono pure peggio di me che se ne vanno a zonzo per la mappa tua a senza meta e senza manco stipendiuccio, a mangiar nulla o quasi, a vestir di cenci. E vorrei dirti che, in attesa d’esserci emancipati da giogo di schiavitù, se tu ci potessi, con pazienza, venire incontro noi te ne serberemmo gratitudine, che, in caso contrario, neppure ti faremmo mancare a prescindere. E scusami se insisto, ma guarda cosa fanno quegli altri che fanno di bombarda e di sfascio tutto di Te ragion di vita, un colpettino ben assestato e mirato mi sa che se lo meritano loro ch’io, tuttavia, non mi sottraggo a mie responsabilità. Comunque, continuerei questa mia lettera, ma penso che tu abbia capito mio intendimento, semmai faccio mia per prosieguo lettera di gran capo Seattle, ad aggiungo pure che se qualcuno gli avesse dato retta non avremmo avuto con te problema alcuno, e ci saremmo potuti tracannare in santa pace un bel vinello insieme, magari con accompagno giusto di musica. Con reverenza a quella ti lascio.


tuo devoto nessuno

Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L’idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria, lo scintillio dell’acqua sotto il sole come e’ che voi potete acquistarli? Ogni parco di questa terra e’ sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ogni ronzio di insetti e’ sacro nel ricordo e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi porta con sé il ricordo dell’uomo rosso. Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono i nostri fratelli, il cavallo, la grande aquila sono i nostri fratelli, la cresta rocciosa, il verde dei prati, il calore dei pony e l’uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Quest’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non e’ solamente acqua, per noi e’ qualcosa di immensamente significativo: è il sangue dei nostri padri. I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi, e insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per fiumi lo stesso affetto che dimostrerete ad un fratello. Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra è uguale all’altra, perché e’ come uno straniero che arriva di notte e alloggia nel posto che più gli conviene. La terra non è suo fratello, anzi e’ suo nemico e quando l’ha conquistata va oltre, più lontano. Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere come si fa con i montoni o con le pietre preziose. Il suo appetito divorerà tutta la terra e a lui non resterà che il deserto. Non esiste un posto accessibile nelle città dell’uomo bianco. Non esiste un posto per vedere le foglie e i fiori sbocciare in primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse è perché io sono un selvaggio e non posso capire. Il baccano sembra insultare le orecchie. E quale interesse può
avere l’uomo a vivere senza ascoltare il rumore delle capre che succhiano l’erba o il chiacchierio delle rane, la notte, attorno ad uno stagno?
Io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza la faccia dello stagno, e preferisce l’odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L’aria è preziosa per l’uomo rosso, giacché tutte le cose respirano con la stessa aria: le bestie, gli alberi, gli uomini tutti respirano la stesa aria. L’uomo bianco non sembra far caso all’aria che respira. Come un uomo che impiega parecchi giorni a morire resta insensibile alle punture. Ma se noi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordare che l’aria per noi e’ preziosa, che l’aria divide il suo spirito con tutti quelli che fa vivere. Il vento che ha dato il primo alito al Nostro Grande Padre e’ lo stesso che ha raccolto il suo ultimo
respiro. E se noi vi vendiamo le nostre terre voi dovrete guardarle in modo diverso, tenerle per sacre e considerarle un posto in cui anche l’uomo bianco possa andare a gustare il vento reso dolce dai fiori del prato. Considereremo l’offerta di acquistare le nostre terre. Ma se decidiamo di accettare la proposta io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà rispettare le bestie che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli. Che cos’è l’uomo senza le bestie? Se tutte le bestie sparissero, l’uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poiché ciò che accade alle bestie prima o poi accade anche all’ uomo. Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano è fatto dalle ceneri dei nostri padri. Affinché i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa è arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all’uomo,
bensì e’ l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate fra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate fra loro. Tutto ciò che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli. Non è l’uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne e’ soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a se stesso. C’è una cosa che noi
sappiamo e che forse l’uomo bianco scoprirà presto: il nostro Dio è lo stesso vostro Dio. Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre ma non lo potete. Egli è il Dio dell’uomo e la sua pietà e’ uguale per tutti: tanto per l’uomo bianco quanto per l’uomo rosso. Questa terra per lui è preziosa. Dov’è finito il bosco? E’ scomparso. Dov’è finita l’aquila? E’
scomparsa. E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza
“.

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84 risposte a "Una lettera alla persona giusta"

  1. Un post meraviglioso, caro Giò, tu non sei nessuno. Sono certa che Madre Terra 🌎 nonchè Madre Natura, che non sono due, ma una, apprezzeranno molto la tua lettera…..bellissime anche le foto 📷
    Volevo dirti bravo assai 😄😄😄
    Se ti avanza un bicchiere di vino 🍷 brindo con te e ci spazzoliamo un grazioso spaghettino preparato da te! 😁😁😁

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  2. Eppure, ognuno di noi un po’ di responsabilità nel suo piccolo ce l’ha… e tu mi chiederai; noi? Io? Io non ho fatto niente di male! IO mi limito a vivere la mia vita, con il mio misero stipendio e un mucchio di debiti da pagare. Ebbene, la responsabilità sta proprio in questo; ci siamo fatti fregare e la Natura non ammette ignoranza, non ammette debolezze, non ammette di considerare umani degli esseri potenzialmente immensi che si sono fatti rendere schiavi e miseri debitori. Perché noi è questo che siamo diventati e la Terra è per questo che ci punisce; ci sono livelli differenti di responsabilità? Beh, a lei questo importa poco. Lei ci vede per quelli che siamo; non ci sono maschere che tengano di fronte alla Natura, non ci sono giustificazioni. Lei sa. Gliela possiamo raccontare finché vogliamo, ma Lei sa chi siamo e se lottiamo davvero per la libertà, o se ci limitiamo ad allinearci ai dettami di chi ci vuole piccoli e piegati. Per Lei siamo il disonore della specie e questo le basta per dare un colpo di spugna. E trema sì, la Terra! Certo che trema; Lei risponde a ciò che siamo, ne più, ne meno. Ed è una verità antipatica, ma non serve raccontarcela, in fin dei conti. È già successo, in passato e accadrà finché non impareremo.

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      1. A Lei non importano i piagnistei; li sente di continuo. Lei vuole i fatti, che è poi quello che fa sempre anche Lei. Lei fa i fatti. Noi… noi ci lamentiamo e chiediamo clemenza quando ci caghiamo abbastanza sotto (perdona il francesismo) se ci tremano i lampadari. 😀

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      2. NOn importa…lo so che si soffre e ci si preoccupa anche per altri; la vita è fatta così… ma non ci si dimentica dei vulcani. I vulcani esistono per ricordarci di cosa ci dobbiamo ricordare e ognuno deve farlo per se stesso. Dalle tue terre non per niente è partita una civiltà; gli antichi queste cose le sapevano benissimo!

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  3. Questo non è vero; i vulcani tremavano anche allora, ma almeno qualcuno ci faceva caso. Adesso la gente pensa di essere immortale. Pensa che la vita è una condizione dove chi muore è sempre un altro, o un’altra. I vulcani che tremano rendono la gente più saggia, ammesso che la gente li sappia ascoltare.

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      1. La narrazione ci vorrebbe insegnare a non esserlo, razionali. Il punto è se siamo ancora in grado di credere che il Pianeta che ci ospita sa che è arrivato il momento di scrollarsi di dosso tutti questi parassiti che stanno tentando in tutti i modi di farla saltare in aria. Se ci credessimo, ce ne guarderemmo bene dal provocarla tanto e a cadenza tanto reiterata. Saremmo semplicemente saggi, equilibrati ed umani. Invece ci arroghiamo il diritto di fare del Mondo ciò che ci pare meglio per noi; viviamo nella supponenza di sapere e di capire tutto. E invece ci rimpiccioliamo sempre più, tanto che pian piano ci stiamo spazzando via da soli, di nuovo. E la Terra tu pensi che si dispiaccia o che si preoccupi per noi? Ti illudi; penso sia solo infastidita. Molto. 😀 E ne ha ben donde!

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      2. L’hai detto tu che “in fin dei conti ci vuole bene”… ed è quello che pensi, perché le hai scritto come si farebbe ad una buona amica. MI sa che non ci è amica; penso piuttosto che ci guarda con un senso di sopportazione che sta rasentando l’insofferenza. E dovremmo rivolgerci a Lei con più umiltà e reverenziale rispetto. Solo chi non ha colpe può chiamarla Sorella e quelli sono pochi. Io no di certo.

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      3. Io la vedo dalla parte dei vulcani…. sono loro che hanno il diritto di dolersi di noi altri! Capisci?! Anche perché noi altri la vediamo sempre e solo dal nostro punto di vista, come se i vulcani non esistessero, come se la Terra non esistesse. In fin dei conti, quella lettera l’hai scritta a te stesso, o a quelli come te, no? Chiedo. Perché tu non ci credi che la Terra ti ascolta. Sei troppo razionale; lo siamo diventati nel tempo. Gli antichi invece con i vulcani ci parlavano davvero, non tanto per fare… 😉

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      4. Ti prendi del pazzo perché dai l’impressione di esserlo; e dai l’impressione di esserlo solo perché in fin dei conti, lo pensi anche tu… gli altri sono lo specchio di noi stessi. Sempre. Perché non sta bene che uno parli con il mare, o che creda che il mare lo ascolti. Non è serio. Non è da persona seria, suvvia! 😀 O sì?

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      5. E’ un alibi che ha usato anche un certo Odisseo, che a dirla tutta, era solo un gran furbacchione. Dire che sei nessuno equivale a toglierti la responsabilità di chi sei veramente. Accechi il ciclope in nome di nessuno e la fai franca, ma solo se hai qualcuno che intercede presso gli dei per te. E se non hai un buon avvocato in tal senso, è meglio non vantarsi di essere nessuno. 😀 Che di nessuno è pieno il mondo; sono pochi invece quelli che si prendono la responsabilità di se stessi fino in fondo, a costo della vita, a volte. Non si pretende tanto. Questo no. Ma secondo me è una buona direzione.

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      6. Ma io non sono Nessuno, sono nessuno, che è cosa assai diversa. E non è detto che essendomi affratellato nel mio niente e nessuno a miliardi di altri nessuno non mi assuma responsabilità. Forse sono nessuno proprio per questo eccessivo carico di responsabilità, molte delle quali nemmeno mi appartengono davvero.

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      7. Nessuno ha più responsabilità di quelle che gli possano appartenere; a nessuno è data un’esistenza che non può sopportare. Quindi non fare la vittima che si giustifica perché non vuole responsabilità! 😀 Se hai le responsabilità che hai è perché devi averle. E’ così per tutti. Altrimenti non cresci e non ti evolvi; rimani niente, o nessuno o Nessuno. Come vuoi. E’ una legge fisica: se non c’è attrito non c’è movimento e se non c’è movimento non c’è vita. Essere nessuno equivale a nascondersi; lo fanno i molluschi, ma a loro è permesso, perché è nella loro natura. A noi no. Noi dovremmo essere quelli che danno il buon esempio anche ai molluschi, perché si evolvano a loro volta. E invece che facciamo? Ci accontentiamo. E a forza di accontentarci, non sappiamo nemmeno più desiderare qualcosa di diverso. Chiedi alla gente cosa vuole e tutti quei nessuno fra i quelli ti vanti di nasconderti, non sapranno risponderti. A meno che non consultino wikipedia o un loro simile. Hanno smesso di sognare, di credere, di vivere. E allora va bene che siano nessuno; la Terra non ha bisogno di chi non sa sognare. La polvere di stelle ha bisogno di brillare, non di cenere morta.

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  4. Adesso vedrai quante persone sanno realmente sognare; il mio ultimo post è la prova del nove. Se giri in rete, la maggior parte della gente posta, poesie, diari di una vita annoiata, se va bene, disastrata il più delle volte, scazzatissima o arrabbiata nella maggior parte dei casi. Molti sono divertenti, perché sono creativi e sanno essere ironici, ma non sognano. Creano nel limite dei limiti imposti, come se fossero convinti che non è permesso fare altro. Oppure riportano notizie catastrofiche e sfogano le loro paure, per esorcizzarle. Ma nessuno sogna o immagina qualcosa di meglio. E’ un fatto. Nessuno sogna più; è come se gli avessero iniettato un antidoto all’immaginazione. Saper costruire altro, anche solo con il pensiero (e quindi, di conseguenza, anche nella realtà) oggi, pare cosa impossibile. E tu che sei nessuno, fra milioni di altri nessuno, mi hai detto che invece sai sognare… è vero?

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      1. Nessuno è nelle condizioni per poterlo fare. Ma tutti hanno la possibilità di riabilitare il genere umano ai suoi occhi; questo, in una situazione tanto cupa, è diventato un dovere dei poeti, degli artisti e di chi ancora sa sognare e creare. Un dovere, non una scelta.

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  5. SE tu contribuisci a spargere paura, preoccupazione, risentimento, disagio, notizie cupe… allora fai il gioco che ci metterà nelle fosse tutti quanti, con il sollievo di Madre Terra. Se tu usi l’Arte per creare e realizzare sogni, allora salvi te stesso e chi saprai condizionare in positivo. I maestri del terrore conoscono bene queste dinamiche di manipolazione, ma le usano per il loro tornaconto e a discapito di chi rendono schiavi; noi possiamo però usare le stesse armi per risollevare le nostre sorti e le sorti delle persone che amiamo. In tal senso siamo responsabili, delle parole, dei pensieri che facciamo. E occorre porre molta attenzione a ciò che buttiamo nell’etere, perché poi si amplifica e arriva all’animo di altri. Se tu spargi bellezza, attiri bellezza, se spargi paura, attiri paura. Sei preoccupato e parli di preoccupazione? Attiri motivo di preoccupazione. E’ una legge, comprovata. Sei sereno? Attiri serenità e spargi serenità. Occorre fare attenzione a cosa scriviamo, diciamo e pensiamo. Guarda il mare: come ti senti quando il mare è arrabbiato, ma arrabbiato davvero? Tu fai lo stesso effetto del mare arrabbiato quando parli di bombe, di guerre e di catastrofi. Se hai paura, spargi paura. Se sogni bellezza, crei bellezza.

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      1. Allora sei a posto… è che in certi tuoi post, non mi sembrava di trovarci tanta serenità e potente ottimismo. 😀 😀 😀 Parli di bombe e di malattie a profusione. Peccato, perché fra musiche meravigliose e poesia sublime, ste cose qui dentro stonano parecchio. 😀 😀

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      2. NOn fraintendere; lascia perdere gli slogan americani sul love love peace peace e sulle boiate ottimistiche a tutti i costi; io ti parlo di leggi fisiche. Se tu crei bellezza, se la pensi, se vivi con il sentore di fare cose positive concrete per te stesso e per gli altri, muovi un mondo di energia che inevitabilmente ti salva e salva chi ti sta attorno.

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