Nessuno tocchi Alidoro

C’è da dire che taluni non paiono manco mastini incattiviti, coi quattro cenci addosso che ci hanno, e fame e disperazione, pure se ne auspica, con buona pace della brava gente e loro sicurezza, che facciano di boccata d’acqua salata ultimo sorso di vita. Semmai c’è pensiero frequente che ad aver più cuore basta che sei pezzo di legno che prese vita. Manco mi viene da dire, pensa che ti ripensa, meditate gente.

“Durante quella corsa disperata, vi fu un momento terribile, un momento in cui sentiva dietro di sé, alla distanza d’un palmo, l’ansare affannoso di quella bestiaccia. Si credé perduto: perché bisogna sapere che Alidoro (era questo il nome del can mastino) a furia di correre e correre, l’aveva quasi raggiunto. Basti dire che il burattino sentiva dietro di sé, alla distanza d’un palmo, l’ansare affannoso di quella bestiaccia, e ne sentiva perfino la vampa calda delle fiatate.

Per buona fortuna la spiaggia era oramai vicina, e il mare si vedeva lì a pochi passi.

Appena fu sulla spiaggia, il burattino spiccò un bellissimo salto, come avrebbe potuto fare un ranocchio, e andò a cascare in mezzo all’acqua. Alidoro invece voleva fermarsi: ma trasportato dall’impeto della corsa, entrò nell’acqua anche lui. E quel disgraziato non sapeva nuotare; per cui cominciò subito ad annaspare colle zampe per reggersi a galla; ma più annaspava, e più andava col capo sott’acqua.

Quando ritornò a rimettere il capo fuori, il povero cane aveva gli occhi impauriti e stralunati, e, abbaiando gridava:

– Affogo! affogo!

– Crepa! – gli rispose Pinocchio da lontano, il quale si vedeva oramai sicuro da ogni pericolo.

– Aiutami, Pinocchio mio!… salvami dalla morte!… –

A quelle grida strazianti il burattino, che in fondo aveva un cuore eccellente, si mosse a compassione, e voltosi al cane, gli disse:

– Ma se io ti aiuto a salvarti, mi prometti di non darmi più noia e di non corrermi dietro?

– Te lo prometto! te lo prometto! Spicciati per carità, perché se indugi un altro mezzo minuto, son bell’e morto. –

Pinocchio esitò un poco: ma poi ricordandosi che il suo babbo gli aveva detto tante volte che a fare una buona azione non ci si scapita mai, andò nuotando a raggiungere Alidoro, e, presolo per la coda con tutt’e due le mani, lo portò sano e salvo sulla rena asciutta del lido.

Il povero cane non si reggeva più in piedi. Aveva bevuto, senza volerlo, tant’acqua salata, che era gonfiato come un pallone. Per altro il burattino, non volendo fare a fidarsi troppo, stimò cosa prudente di gettarsi novamente in mare; e allontanandosi dalla spiaggia, gridò all’amico salvato:

– Addio, Alidoro; fa’ buon viaggio, e tanti saluti a casa.

– Addio, Pinocchio, – rispose il cane – mille grazie di avermi liberato dalla morte. Tu m’hai fatto un gran servizio: e in questo mondo quel che è fatto è reso. Se capita l’occasione ci riparleremo…. -” (Pinocchio, Carlo Collodi)

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42 risposte a "Nessuno tocchi Alidoro"

  1. Molto bella la foto 📷 di Raffaele De Vito, mi dà sempre un po’ fastidio quando stravolgono così tanto le storie. È la favola preferita di mia madre, a me, a dirla tutta, non è mai piaciuta così tanto, ma il messaggio che lascia è molto bello!
    Buona serata Giò

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  2. Pinocchio non è una fiaba per bambini; o meglio, non è solo una fiaba per bambini. E’ pieno zeppo di simbologia: la metamorfosi in asinello, l’impiccagione, la pancia della balena, i zecchini d’oro, per non parlare dei personaggi del gatto e della volpe, della Fata turchina, di Mangia fuoco… ce ne sarebbe da dire un sacco, altro che fiaba! Pinocchio affronta la morte e rinasce bambino; ti ricorda niente? IL grillo parlante che si rivela come una vocina che gli dice cosa deve e non deve fare… ti dice niente? Lui che è un burattino, ma senza fili, in mezzo a tanti burattini nel teatrino che invece hanno i fili e non possono fare null’altro che i burattini, mentre lui… beh, lui può diventare un bambino vero. Per me, Collodi, non era quello sprovveduto asociale che ci viene raccontato; era ben altro! 😉 I livelli di lettura di qualsiasi testo di valore, sono molteplici e la cosa più affascinante è che non si finisce mai di stupirsi.

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      1. Sì, se la vuoi leggere così, puoi leggerla anche così. Ma è anche molto altro. Molto, molto altro. Ad un livello di lettura più profondo è una storia che ti porta lontanissimo. Ma ho capito cosa intendi e ho capito perché ti indigni. E’ condivisibile, ovviamente.

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  3. Pinocchio è stato il primo libro che ho letto, grazie a lui ho imparato che non bisogna fidarsi di chi adula e promette chissà che. Quando poi è ” sceso in campo l’arcorese ” e ho visto accusare giudici, e trionfare i cattivi, i ladri, i truffatori. Ho capito che Collodi aveva non aveva sbagliato di una virgola. E’ un libro che può ancora insegnare tante cose. Questi sono momenti brutti, brutti e difficili…

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  4. Alcuni anni fa ho letto il libro ad una seconda elementare. Fu un’esperienza bellissima. I bambini nonostante le difficoltà del testo ne furono entusiasti. Ora sono grandi e quando li incontro me lo ricordano ancora.

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