Ricorrenze 1 (3 novembre, senza dio, patria e famiglia)

Il 4 gennaio 1894, il capo del governo italiano, l’ascaro Francesco Crispi, già eroe dei Mille, decretò lo stato d’assedio, a seguito del grande movimento dei Fasci Siciliani, in aperta violazione dello Statuto Albertino (non ci sono testimonianze che i Savoia si siano stracciate le vesti) che lo prevedeva solo in caso di presenza di invasore straniero, e diede pieni poteri civili e militari al generale Morra di Lavriano per far sacco della Sicilia. Centinaia di persone furono trucidate dal fuoco incrociato di mafia e forze dell’ordine, migliaia incarcerate e decine di migliaia fuggirono all’estero. Di quel movimento faceva parte tal Bernardino Verro che partecipò alla fondazione dei Fasci del suo paese, Corleone e ne divenne presidente. «Il nostro fascio conta circa seimila soci tra maschi e femmine, ma ormai si può dire che, meno i signori, ne fa parte tutto il paese, tant’è vero che non facciamo più distinzione fra soci e non soci. Le nostre donne hanno capito così bene i vantaggi dell’unione tra i poveri, che oramai insegnano il socialismo ai loro bambini»

La sua non fu attività che si limitò al suo paese, girava in lungo e in largo per quelli vicini, a dare spinta perché altri facessero allo stesso modo.

Già allora, come risulta da verbali d’inquirenti, si fece acerrimo nemico delle cosche ed il 16 gennaio 1894, fu arrestato in virtù delle “illuminate” deliberazioni di Crispi. Pure un tribunale militare, a scanso d’equivoco, lo condannò a sedici anni e ammenda di 500 lire. Rilasciato dopo due anni per grazia ricevuta, fondò una federazione di agricoltori che il buon prefetto ritenne fatto assai disdicevole, ch’egli pareva volesse rifondare i fasci. La condanna fu a sei mesi, l’ammenda un po’ più alta della prima, 100.000 lire, per associazione illegale. Si fece latitante negli Stati Uniti, a far cantore di socialismo oltre oceano per un paio d’anni, poi rientrò e si scontò la pena. Che tale non gli dovette apparire che perseverò a fondare cose di contadini, che ebbero, a disgrazia sua, gran successo a Corleone. L’idea di Bernardino Verro parve buona, che voleva soppiantare a titolarità di terre, la proprietà d’uno ch’era gabellotto, spesso boss di mafia, con gabellotto collettivo che se lo facevano i contadini stessi.

Così, taluno che non l’ebbe in particolare simpatia, provò ad ammazzarlo nel 1910, ed egli stesso spiegò al giudice la cosa: «Codesti antichi gabelloti maffiosi, finché erano stati soli a pretendere in affitto gli ex feudi, avevano potuto imporre ai proprietari ed ai contadini le condizioni più favorevoli ai loro interessi. Invece, col sorgere della cooperativa agricola e coi relativi scioperi dei contadini, erano venuti a trovarsi di fronte ad una concorrenza formidabile, in quanto ché la cooperativa offriva ai proprietari delle terre estagli più elevati di quelli imposti dai gabelloti maffiosi… Da qui l’odio profondo di costoro, che venivano lesi nei loro interessi… ed il bisogno di farne vendetta.»

Insomma, tra scappa perché l’arrestano, l’arrestano e organizza uguale fratellanze e federazioni, le cose tra Bernardino e mafiosi e proprietari terrieri non pare siano troppo a idillio, ch’egli non si fa scrupolo d’organizzare financo scioperi. Fallito, comunque, il primo tentativo d’omicidio che fece vittima Panepinto suo compagno di lotte, fu accusato a luogo d’altro di cose bancarie false, e rinchiuso per dieci mesi. A cantar vittoria ci pensarono i mafiosi ch’ebbero, coi loro sodali del latifondo, brutta sorpresa a poco dopo che la condanna non fermò Verro. Pare, anzi, lo ringalluzzì, che a introduzione, nel 1914, del suffragio universale, si candida a sindaco di Corleone e ce la fa con plebiscito, che i socialisti beccarono 24 seggi su 30. A taluno, si ripete, certe cose piacere non fanno e, nel pomeriggio del 3 novembre 1915, Bernardino si fa bersaglio facile di sicari per undici ben assestati colpi di pistola. Lascia la moglie Maria Rosa Angelastri, e una figlioletta d’un anno. Il pubblico ministero, tal commendatore Wancolle, chiese d’assolvere tutti gli imputati per non aver commesso il fatto, e il tribunale accolse di buon grado la supplica inquirente. Bernardino Verro fu, quindi, ucciso nel novembre del 1915 ma, per legge regia, da nessuno.

Dunque, questo tal Verro senza dio era di sicuro, senza patria era che glielo spiegò bene proprio quella, senza famiglia lo scelse lui che l’abbandonò ché non si fece i cazzi suoi.


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