Fuggire per fuggire

La dittatura perfetta avrà sembianza di democrazia. Una Prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù” (Forse Aldous Leonard Huxley)

Che a manco d’aria mi spinge desiderio di fuga, che non fu fuga dietro l’angolo quella che mi venne a mente, piuttosto ricerca d’orizzonti per infinito desiderio che non ebbero mura di prigione, deserti innevati o caldi a macero, rose di Atacama, oceani di fiere, isole selvagge, sentieri di capra. Mi farei volentieri Argonauta per investire velli d’oro in buoni fruttiferi a far falò di carta a risparmio d’energia, cercare cere per ali d’Icaro, scendere a patti con unicorni da autostop su nuvole basse che soffro di vertigini. Mi venne desiderio improvviso ed irrefrenabile di fuga di cervello, a lasciar porte aperte al mio non esiterei, che vaghi pure. Ma forse mi farei, a contentezza, solo miserabile fuga a bettola da sganghero a porto perduto, per non centellinarmi vino, nemmeno mi dispiacerebbe spiaggia o scoglio di altra isola qual che sia, purché non vi sia altro che l’isola stessa.

Mi venne desiderio inesausto di farmi vacanze in permanenza, lasciare che le flotte avverse s’incrocino da sole, per conquista di potere che io non ne feci richiesta. Che non v’è conquista in annullo di competizione, c’è solo arrovello di competizione con nulla, che io non volli, fortissimamente non volli, esser parte di quel nulla, ma me ne scelsi altro, proprio a desiderio d’alterità, a desiderio di scusate non partecipo, ho fuga da fare che mi parve di maggior impellenza. Mi venne, altresì, desiderio d’argomento futile, di scherzo a celia, di sasso a stagno, di spilucco d’uva e cacio a scaglia, bicchiere sempiterno, sigaretta accesa a distrazione meccanica a fronte d’un sole che tramonta, poesia da lettura, pure un verso si, altro aspetta, che non se ne fece cruccio d’attesa. Mi venne voglia d’una canzone, che a non ricordarmi quale non mi fu d’angoscia che di tante ne ho a memoria che non mi mancò piacere d’ascolto. Tutto ciò mi venne a desiderio, pure altro. Ma prima vi regalo versi:

“Il poeta è un operaio

Gridano al poeta:
“Davanti a un tornio ti vorremmo vedere!
Cosa sono i versi? Parole inutili!
Certo che per lavorare fai il sordo”.
A noi, forse, il lavoro
più d’ogni altra occupazione sta a cuore.
Sono anch’io una fabbrica.
E se mi mancano le ciminiere,
forse, senza di esse,
ci vuole ancor più coraggio.
Lo so: voi non amate le frasi oziose.
Quando tagliate del legno, è per farne dei ciocchi.
E noi, non siamo forse degli ebanisti?
Il legno delle teste dure noi intagliamo.
Certo, la pesca è cosa rispettabile.
Tirare le reti, e nelle reti storioni, forse!
Ma il lavoro del poeta non è da meno:
è pesca d’uomini, non di pesci.
Fatica enorme è bruciare agli altiforni,
temprare i metalli sibilanti.
Ma chi oserà chiamarci pigri?
Noi limiamo i cervelli
con la nostra lingua affilata.
Chi è superiore: il poeta o il tecnico
che porta gli uomini a vantaggi pratici?
Sono uguali. I cuori sono anche motori.
L’anima è un’abile forza motrice.
Siamo uguali. Compagni d’una massa operaia.
Proletari di corpo e di spirito.
Soltanto uniti abbelliremo l’universo,
l’avvieremo a tempo di marcia.
Contro la marea di parole innalziamo una diga.
All’opera! Al lavoro nuovo e vivo!
E gli oziosi oratori, al mulino! Ai mugnai!
Che l’acqua dei loro discorsi
faccia girare le macine.
” (Vladimir Majakovskij)


34 risposte a "Fuggire per fuggire"

  1. Andrai, forse a tempo
    e magari non solo, andremo.
    Ché quel giogo non produce frutto,
    inutile al pensiero libero,
    al desiderio, all’aria, all’orizzonte.
    Andrai, andremo,
    non per stanchezza,
    ma per amore, di vita e aria.
    Nulla dura,
    il potere se stesso corrode,
    tornerai, torneremo,
    è così semplice vivere assieme
    e difficile se non si spartisce
    amore, pane e il vino
    che assieme portano il peso
    e il sorriso della passione
    che sola è vita.

    Amico mio, non prevalebunt

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  2. La fuga si può fare, ma solo se dove vai corri incontro a te stesso. Fuggire da chi ti snatura e ti opprime e ritrovarti per quello che sei; questa è la fuga che ti auguro. Occorre avere coraggio anche per fuggire, ma si può fare; ti dirò di più: va fatto! E una volta che sei fuori dal cerchio infausto, le isole sono infinite, i mari sono infiniti, gli scogli sono infiniti e puoi finalmente scegliere ciò che più ti somiglia. I poeti, i filosofi, gli artisti hanno un compito gravoso oggi, perché si disconosce la poesia, la filosofia, l’arte e vanno riabilitate, vanno fatte rinascere, adesso; lo possono fare solo i poeti, i filosofi e gli artisti e nessun altro. Va fatto, che è cosa urgentissima!! Ma prima, occorre liberarsi dalle zavorre fuorvianti e se occorre, fuggire veramente. Pensa a cosa può essere un’esistenza votata a fare quello che si ama di più in assoluto; pensa a cosa può essere una vita spesa ad essere quello che davvero sei, sempre, in ogni attimo, senza pressioni, senza nessuna contingenza alla quale dover far fronte. E rendersi liberi. Io ci penso e a volte mi sembra di esserci, nell’infinito.

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  3. Io propendo per una fuga più eclatante, che la gattabuia ho preferito farla saltare in aria con botto da polveriera; la fuga a cavallo, ovviamente e alle spalle polvere di zoccoli al galoppo e corsa senza tregua, fino all’alba, quando si arriva al mare. 😀 😀 E da lì, si salpa, per ovunque.

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      1. A chi fugge dal peggio, la fortuna lo assiste sempre; si va verso il largo, a chiamare muse e venti a favore. E si giunge lontano, dove accolgono popoli che hanno il sorriso nel cuore e ancora la voglia di ballare. Dove la vegetazione offre frutti di dolcezza ineguagliabile e lidi dove poter meditare, con gli astri tutti a favore.

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  4. Ottime considerazioni le foto (belle) più che mai appropriate al post riescono a sottolineare la distruzione e la desolazione di ciò che si sta vivendo e a ciò che andremmo incontro… Sempre bravo nei tuoi articoli a parole e immagini anche s3 c3rte riflessioni j9nbei vorrebbero leggere e tanto meno fare ma purtroppo è la nostra realtà. A che punti siamo arrivati!!!

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  5. Gridano al poeta:
    “Davanti a un tornio ti vorremmo vedere!
    Cosa sono i versi? Parole inutili!
    Certo che per lavorare fai il sordo”.
    Quante verità in cosi pochi versi che si ergono soli in quest’epoca di grandi ombre e tenace siccità!

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  6. .
    CORTO DI S.Paradjanov – Kievskiy Freskiy. 1966
    Affresco di Kiev
    https://youtu.be/WrbOiWvZpoY
    §
    Il colore del melograno – (S.Parajanov -1968) -Eng.sub
    https://youtu.be/0lqr7I-oISo
    .
    . . . Capolavoro poetico fortemente contrastato durante la sua uscita dalle autorità sovietiche e poi ritoccato qua e là per renderlo più appetibile alla Commissione di Stato per il cinema, questo film racchiude i tratti principali dell’intera produzione di Parajanov attraverso una forte suggestione emotiva e la dinamica derivante dai simboli , forme e colori disegnando un ritratto dell’armeno ashugh (poeta/musicista) Sayat-Nova durante la sua vita. In questa versione ripristinata non troverai alcuna divisione in capitoli, che altrimenti sarebbe strutturata in questo modo:
    .
    1. L’infanzia del poeta
    2. La giovinezza del poeta
    3.Poeta a corte: una preghiera prima della caccia
    4.Il poeta parte per il monastero
    5. Sogno del poeta (torna alla sua infanzia)
    6. La vecchiaia del poeta
    7.Il poeta lascia il monastero
    8.Matakh (un sacrificio)
    9. Incontro con l’angelo della morte
    10.Il poeta seppellisce il suo amore
    11.La morte del poeta
    .
    .

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  7. Bellissima poesia, 🤩 e immagini meravigliose, 👍👍. Ad immaginare quello che succederà da domani, quando si chiuderanno le urne ed inizierà lo spoglio elettorale, fuggire da un paese che sta andando sempre più allo sfascio non sarebbe certo una cattiva idea. Chi può fa bene ad andarsene da questo paese dove chi governa se ne frega altamente degli italiani e pensa solo ai propri interessi e al proprio portafoglio.

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