La cerniera (reloaded per ulteriore sopraggiunto disgusto)

Bell’Italia – ormai – a(r)mate sponde, che qual puttana t’affascina di merletti e trini, di muscoli dorati e abbronzature UV, bell’Italia che reclami patrie e dei, financo famiglie a valori universali, che non mostrasti pudore per bimbi e donne e uomini che a costa antica di civiltà fanno morte per fame e sete e giù, in fondo al mare. E tu, Bell’Italia, in prima pagina ci metti Peppa Pig. Bell’Italia, che mi facesti passare pure voglia di scrittura a disgusto sopravvenuto, che per fortuna già scrissi. Abbellitaglia, sai che c’è? Ch’è meglio che non te lo dico.

“Me ne avvidi un giorno, uno solo per fortuna, come quel “c’era una volta” non additabile al tempo che fu, piuttosto all’unicità dell’accaduto. Ed era quel giorno che, dirimpetto al blu, m’ostinavo, sforzando gli occhi a ruga, a scrutare oltre la curvatura dell’orizzonte, sì come la vista potesse curvarsi per andare verso quell’oltre. M’avvidi di come quella lastra appena screziata di schiuma, come l’ardesia si tinge del gesso, fosse la cerniera che unisce civiltà e deserti, caldi opprimenti e favole nordiche di ghiaccio, suburbie tormentate e foreste lussureggianti, umanità stanche e civiltà morenti, giovani con gli occhi della speranza e vecchie incurabili disperazioni.

Ma dubbio non ce n’era, era la scoperta dell’acqua calda, anzi, dell’acqua salata, che a questo serve il mare, a mettere insieme, congiungere. E se c’è qualcuno di supremo, ce l’ha messo davanti per questo. Pure, sono propenso a pensare che il supremo non vi sia, e che se è lì quella vertigine blu lo è per scelta sua, all’uopo, appunto. E a noi non rimane che prenderne atto giacché così è, per fortuna nostra, una volta tanto. Poi, è vero, si mette a giocare a rimpiattino con chi lo scruta, si nasconde una parte segreta e lontana, curva dietro l’angolo, s’appronta alla sorpresa, te la fa emergere di botto, fosse una cannoniera di Sua Maestà o la feluca di miserabili pescatori scalzi, la zattera d’un naufrago o la crocierona dell’inchino, fosse anche solo la bottiglia col messaggio di papiro con l’”Help me.. per favore, non venitemi a cercare che qua sto bene”, o lo Tsunami che si riprende il mal tolto. Modella gli scogli con trama d’artista, forse per vezzo, talvolta per rabbia d’incomprensione, s’accolla fatiche antiche e ne restituisce d’altre con interessi da compro oro a strozzo. Se decidi che lo percorri lambendone le propaggini più interiori, e lasci orme sulla spiaggia nella speranza del ritroso, s’avviluppa su se stesso, quindi si rialza e ti cancella il passaggio, in una notte che ingoia la luna oppure in un mezzogiorno di fuoco e scirocco, meglio di libeccio, quando pare si faccia asciugacapelli a risparmio energetico. Cerniera, sì, che unisce due lembi che si cercano, come anime perse, che si annusano, si scrutano, e come innamorati aspettano l’una la prima mossa dell’altro, oppure, nel viceversa dell’ammiccamento, manifestano la certezza dell’incontro. Cerniera che salda le attese, e non le rende vane, semmai ne amplifica il senso definitivo oltre il tempo, le mostra quali essenziali vertigini della giostra a scapicollo. Cerniera del vedo e non vedo, che ti lascia il senso della scoperta e dell’approdo indefinito nella terra – forse – promessa, certo ritrovata. Ed è vero che, nell’intimo, poi uno le cerniere può aprirle, separare i due lembi, nell’intimo è cosa che si fa, pure con un certo segno di svago. Ma in pubblico, al più mostri le vergogne tue o d’altri. E ci sta che poi qualcuno se lo ricorda, e, passeranno mille mila anni, sghignazzerà per l’improbabilità di quel gesto contro la natura delle cose”


27 risposte a "La cerniera (reloaded per ulteriore sopraggiunto disgusto)"

  1. Confesso di non aver capito il tuo finale, che forse è troppo personale non so, ma la cerniera del blu mare credo divenga sempre di più l’unico posto a cui affidarsi, perché lì dove esistono le rive esiste sempre la possibilità di raggiungerci, di essere fratelli. Grazie dei tuoi pensieri.

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  2. Hai un senso verticale del Mondo, ovvero ambisci a salire verso mondi altri o ad espanderti verso nuove terre? O entrambe le cose? Perché quella cerniera può collegare il mare agli astri, ma può anche collegare le terre ad altre terre. Dipende molto dal verso in cui la collochi; qui mi pare sia fra mare e cielo, se non ho capito male.
    La verticalità, vedi, è da tempo che io penso sia andata morendo, che la maggior parte della gente, vede le cerniere solo in orizzontale, a cercare quell’altro che già conosce; pochissimi sentono il legame con l’oltre che sale, con l’invisibile sconosciuto.
    Forse solo i poeti, gli Artisti; a quelli forse viene la voglia di elevarsi, di salire, di anelare a qualcosa che non sappia di mera terra e sale, o sabbia, o materia; per il resto del popolo terrestre rimane il dubbio se creare o meno scandalo e imbarazzo, lasciando di sé la memoria di uno che si è limitato a calare le braghe. Si possono fare entrambe le cose: si può seppellire la decenza con una grassa risata e saper creare scompiglio per il sollucchero dei posteri, a mò di giullari dediti al volgare e dissacrante, oppure si può pensare di voler semplicemente volare per tornare a casa, dove tutto ha avuto origine.

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      1. ..è che io non le assimilo, ste frasette… mi sfuggono. Il senso del mio commento si rifà a una verticalità intesa in senso “Spirituale”, alla Kandinskij, per parlare in termini che sai capire, o alla Mondrian. L’orizzontalità si discosta da questa visione, per forza di cose, perché è parte di una dimensione diversa, terrena e molto, molto più materiale. 😀

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      2. La verticalità non è una scelta; è una vocazione, come il talento… è una condizione innata, che prima o poi si fa viva; un’opportunità, diciamo, che tutti hanno, ma che a pochi interessa, in effetti. Specie in questi tempi bui, dove nessuno più la riconosce. E se non la si riconosce scivola via, come la sabbia.

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      3. Tutti ce l’hanno, ma non tutti sanno di averlo; o se sanno di averlo, non riescono a risvegliarlo. Molto dipende da quanto si sta vigili nel tentativo di catturarlo e rifarlo proprio. Se capita, molte cose si spiegano, molti affanni si attenuano e altre domande si affacciano, insistenti, innescando una ricerca continua. Ed è quella ricerca consapevole che rende più vivi.

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  3. Bellissimo post. L’hai colto nella sua verità, il senso del mare.
    E si ha l’urgenza di scriverlo proprio ora, quando alcuni parlano di chiudere i porti.
    Che tristezza, che involuzione, che brutta piega abbiamo preso.

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