Rotta altrove

Gettato sull’erba vergine, in faccia alle strane costellazioni io mi andavo abbandonando tutto ai misteriosi giochi dei loro arabeschi, cullato deliziosamente dai rumori attutiti del bivacco. I miei pensieri fluttuavano: si susseguivano i miei ricordi: che deliziosamente sembravano sommergersi per riapparire a tratti trasumanati in lontananza, come per un’eco profonda e misteriosa, dentro l’infinità maestà della natura…” (Canti Orfici, Dino Campana)

Qualche volta bisogna fare rotta altrove, che un sabato d’agosto il mare non è tale, pare cittadella presa d’assalto e si fece altro ad attendere tempi migliori. L’altopiano, invece, sulle guide non c’è, non c’è bagordo che l’accompagna. Mi sono fatto decine di chilometri e non incontrai nessuno, che presenza umana invece è dappertutto, in dedalo infinito di muro a secco, pietra su pietra strappata alla terra resa fertile.

Quadrati, rombi, trapezi, cerchi ed ovali, che raccontano storie d’antiche enfiteusi, maggesi, di padri che lasciarono un fazzoletto di terra ai figli che lo lasciarono ai loro. Antichi abituri che non smisero mai d’essere abitati, che di destinazione d’uso fecero gioco bislacco, financo sepoltura di vassallo d’Eblon divenne chiesa di Bisanzio, tombe si fecero magazzini, ovili, abitazioni di chissà quante genti da mille mila anni per bagaglio d’ampia fantasia a necessità impellente. L’intarsio è roba di ordito intricatissimo, d’eleganza somma, sguardo di vertigine si spinge sinché ce n’è. E poi, d’improvviso dicchi e pieghe della crosta, per irrequietezza di mantelli incandescenti, di sommovimenti terribili, pure strapiombi infiniti, dove le acque gelide di fiumi si fecero e si fanno strada a scavare tane per trote, volpi, ghiandaie e biacchi iridescenti. C’è comanda di silenzio e pure il sole picchia con cautela, da leggera brezza si fece persuadere a non farsi calor bianco, che il maestoso carrubo, l’ulivo saraceno secolare, un gelso di frutti maturi, comunque, vigilano che creature abbiano ombra a sufficienza. Financo il Pino d’Aleppo, spilungo e sghembo, s’affaccia a bastione calcareo, fa capolino oltre il sughero di quercia, tra cento anfratti che nascosero velli d’oro e trovature in fondo ad arcobaleno. L’asfodelo richiama avi a perdersi di memoria, che pare tutto ingresso a terra di Lotofagi, che smarrisci tema di ritorno. Quella è terra delle fiabe, terra d’apparenza sola, che di colori si fece tavolozza densa, e non si curò che di chi ne seppe cogliere l’indispensabilità d’ogni cromatismo.


57 risposte a "Rotta altrove"

  1. Le tue bellissime immagini sono la perfetta descrizione della rotondità della Terra , secondo l’antica filosofia Greca.

    Anch’io quando vado al mare, lascio il mio posto in spiaggia o sulla scogliera, il sabato e la domenica ai fiorentini… non me ne vogliano, ma sono troppi!!!!

    Quei muretti a secco l’ho visti solo in Sardegna e dire che li adoro è poco!!!

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      1. Ma guarda te, dei miei cari amici (che si sono separati e abbiamo persi di vista) erano proprio di Ispica!
        Comunque certe foto sembrano di Franco Fontana (es. la n. 22).
        Io ho particolarmente apprezzato le n. 8-9-11-16-21-22-23-25.
        Pensavo che nell’entroterra facesse un caldo da crepare, ma leggo che invece hai trovato brezza. Bene!

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      2. Gene? Davvero? Sono felice che la pensi così.
        Io apprezzo ancora la “vecchia guardia”, le grandi orchestre e, in questo caso, insieme a Benny Goodman nel suo celebre assolo scatenato.

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      3. Ahahahaha, allora renderò giustizia solo a Poddighe.
        Ti chiamano Gio: sta per Giovanni, Giorgio, Giobatta, Gioele, Giobbe, Gioacchino, Giocondo?
        Anche io sono una nessuna, ma mi chiamo Francesca. E lo sanno tutti.
        C’è scritto pure sulla mia pagina CHI.
        Ma soprattutto sono una che non si offende. “Stai sereno” 😀

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  2. Che nel riscrivere le meraviglie d’Italia, spero ti chiamino e che il tuo sentire venga ad essere comune. L’abate Stoppa i oltre un secolo e mezzo fa, percorreva i luoghi e regalava a chi non li avrebbe mai venduti, i suoi occhi e il suo stupore d’essere non tra manufatti ma sulla superficie di un vivente organismo che ha per consuetudine il meravigliare. Grazie 🤗

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  3. Mi sono immersa per un attimo in quel paesaggio suggestivo che ho conosciuto e che mi è rimasto nel cuore
    Mi è parso di essere sotto il sole del pomeriggio e di sentire il rumore degli insetti e null’altro
    Che nostalgia
    Un abbraccio 🤗

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  4. Leggendo questo mondo ho pensato che se c’è chi lo sa dire in questo modo, forse c’è speranza che non svanisca. Di questi viaggi occorre essere grati, perché ne riportano la meraviglia e perché l’impronta non è indissolubile e non si preserva da sola; va custodita. Le anime che sanno vedere sono i custodi necessari, ma si stanno smarrendo e occorre riportarle al compito primo. Tu fai questo lavoro in modo mirabile; lo fanno solo i poeti, quelli veri, o gli artisti, quelli veri. C’è un estrema necessità di tutto questo, ora più che mai!! Non distrarti, mi raccomando, e continua a dire.

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      1. Per tradurne l’essenza occorre avere un canale preferenziale; non avviene a caso. La traduzione non è per tutti e non è da tutti, purtroppo, altrimenti vivremmo in un mondo che riconosce universalmente la bellezza. Se anche oggi sono pochi gli eletti che sanno fare il miracolo, se anche ce ne fosse rimasto uno solo, i demoni che infestano il mondo sarebbero comunque sconfitti e potremmo considerarci salvi. Ma se gli eletti sono molti, è meglio. 😉 Occorre coltivarli quando nascono e farli crescere bene e occorre preservare quelli che già ci sono; è un compito importante. Non credo che l’umanità abbia contezza del compito che è chiamata a svolgere.

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      2. L’umanità ha perso contezza persino di sé stessa, però è vasta, e nei suoi meandri più remoti c’è chi ne detiene l’essenza, che non ebbe a primeggiare per questo, ché la bellezza non lo prevede. Questa non fa proselitismi, non ne abbisogna, che chi ne fece a meno disse di sé che è vuoto, pure sotto vuoto, spinto, nemmeno se ne avvide.

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      3. Il primeggiare non è umano; hai detto bene. E’ umana la collaborazione affinché l’equilibrio venga preservato; questo è naturale. Guarda le piante; loro agiscono come è saggio fare. Chi ha predicato per anni la competizione ha fatto grandi danni e occorre rimediare, un po’ alla volta, con i giusti tempi. Ciò che fa parte della natura umana basta lasciare che si riveli, senza costrizioni; chi ha fatto proselitismi si è già perso e oramai nessuno li riconosce. Questo perché l’anima non riconosce dogmi e paletti; basta lasciarla parlare e lei sa quel che c’è da fare. Proprio come fanno gli alberi e la Natura in generale. Il problema di noi umani sono le costruzioni mentali.

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      4. Questo è il quid, siamo costruzioni. Quelle non hanno sangue, sudore, lacrime, ma fili elettrici dentro quadrati di cemento. Preservano Skyline esatti, disegni preordinati, istinti mordi e fuggi, cash and carry. non ammettono devianze asimmetriche.

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      5. Personalmente, dissento. Io mi tiro fuori, anche se mi costa lacrime e sangue, che almeno quello è materiale umano! E ho preso consapevolezza di un fatto: noi siamo i custodi delle meraviglie del mondo; ci sono arrivata perché ho visto che se non le custodiamo, le sappiamo distruggere e con esse distruggiamo noi stessi. Per il resto, ognuno è fondamentale affinché il compito venga svolto nel migliore dei modi. Ed ognuno occorre che compia il suo, nel migliore dei modi, con i limiti che gli sono propri, ma non può fingere di on essere responsabile. Se hai un talento, lo devi usare; non è una scelta. E’ un dovere. E che si fottano quelli che rinnegano il sangue, il sudore e le lacrime. Io nei quadrati di cemento non ci so stare. L’esattezza delle Skyline mi fa schifo. I disegni preordinati sono tristi e sono materiale di scarto. Gli istinti mordi e fuggi sono insipidi e senza odore. E venero le devianze asimmetriche come scelta di vita, se è per questo; io ne incarno una e me ne compiaccio, modestamente. In sintesi, io mi tiro fuori e faccio il mio. Lo posso fare. La Natura mi è alleata e le costruzioni mentali umane mi fanno un baffo! Tseh!!

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      6. Conosco le militanze. Lo so bene io, che il grigio l’ho portato per anni, mio malgrado. E ho l’indole militante per forza, altrimenti non ci sarei finita fra le fila dei picchetti. Ma la mia battaglia è sempre stata solitaria; la disciplina preferisco usarla per scopi che hanno un senso reale e lascio le azioni fini a se stesse ai burattini che hanno lasciato l’anima in qualche cassettone dei giochi. HO scardinato picchetti per anni, finché non mi divertivano nemmeno più le punizioni che appuntavo come medaglie al merito sulla mia giacca dedicata. Alla fine non c’era più posto e me ne sono andata. Il monocolore cupo mi annoia, il grigio mi deprime.

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      7. Occorre fare sempre la propria parte; sono in rivolata dal lontano 1974. Penso di essere nata per questo. E sì, funziona. Lo dimostra il fatto che sono ancora viva, sana e che ho ancora le energie per non mollare. Io prendo esempio dagli alberi mica per niente; loro arrivano ad essere millenari, se le costruzioni mentali umane con i loro proselitismi non li fanno fuori prima. Io posso difendermi e posso difendere anche gli alberi, per dirne una a mò di esempio esplicativo. Non so se mi spiego…

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      8. Questa è la spiegazione razionale; il motivo vero per il quale gli alberi secolari sono stati abbattuti dal 1000 d.C. in poi, in tutta Europa, è più legato a un fattore spirituale, che forse tu disconosci, questo io non lo so, ma che esiste ed è reale. Gli alberi sono il punto d’incontro fra gli elementi naturali, sacri ai credi pagani pre-cristiani, e l’umanità. Sono un simbolo, IL simbolo per eccellenza. UN albero millenario “parla” ed è impossibile non sentirlo; occorreva togliere di mezzo questi punti di riferimento, affinché l’umanità necessitasse di averne altri. Si distrussero gli alberi secolari (leggi Frazer) che erano il fulcro delle religioni pagane, con dovizia mirata e si cominciarono a costruire chiese, monasteri e cattedrali. Il gioco riuscì perfettamente, ma non si tenne conto di un piccolo dettaglio; l’essere umano è Natura. Puoi togliergli tutti i punti di riferimento che lo legano al proprio essere più profondo per poterlo controllare meglio, ma prima o poi questi riemergono. Jung lo spiega bene nella teoria degli archetipi. Hanno distrutto degli esseri meravigliosi che avrebbero potuto elevarci in quanto esseri spirituali!! Così ci hanno resi tronchi, menomati; ci hanno lasciato la parte razionale, che non va disconosciuta, ma che da sola non sa stare in piedi; per compensare il vuoto c’erano loro, le gerarchie ecclesiastiche, che si sono “prese cura” delle anime sperse. E oggi ne cogliamo i frutti, ne vediamo la coerenza. I danni che ha compiuto la specie umana nei secoli a se stessa ed al Pianeta sono inimmaginabili, e non è migliorata molto, visto che ora si diverte a giocare con le testate nucleari come se fossero caramelle da buttare al compagno di banco. Chi vede questo, chi lo sa leggere lo squilibrio imposto, ha un compito preciso. IN questo chi sa capire (e non sono molti) ha gravi responsabilità. La stupidità va fermata. E ognuno deve fare la sua parte.

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      9. Non hai idea del potere che ha uno spirito vivo e consapevole; non ha bisogno di tribune, non ha necessità di altri mezzi se non quelli che gli sono affini. La coerenza e la lucidità possono molto più di tanti scranni. Oggi i mezzi sono alla portata di tutti. Si può imparare ad usarli per i fini che hanno valore. E ritengo che vada fatto, ognuno con i limiti che gli sono propri. Non occorre puntare all’impossibile; basta fare il possibile. Altrimenti nessun altro Campana potrà più scrivere Bellezza, perché non ci sarà più Bellezza e non ci saranno più nemmeno i Campana.

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      10. E’ tardi; a breve le aziende chiuderanno i battenti, le famiglie faranno la fame, la salute è già persa e chi comprende che le cose non vanno proprio per il verso giusto, ancora non si sa organizzare e unire. Sensibilizzare non serve più. Saranno le contingenze a far capire come stanno le cose. E forse riporteranno le persone su strade meno dissennate. Forse.

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