Sgomberare

Guardò il mare e capì fino a che punto era solo, adesso. Ma vedeva i prismi nell’acqua scura profonda, e la lenza tesa in avanti e la strana ondulazione della bonaccia. Le nuvole ora si stavano formando sotto l’aliseo e guardando davanti a sé vide un branco di anatre selvatiche stagliarsi nel cielo sull’acqua, poi appannarsi, poi stagliarsi di nuovo; e capì che nessuno era mai solo sul mare.” (Ernest Hemingway – Il vecchio e il mare)

Pure io, che non sono vecchio quanto quell’altro al calar di lenza e assai meno d’esperienza sul campo pure, detto a scanso di natali, mi convinsi che a mare solitudini non abbiamo mai a patirne. Dunque, mi sovviene, che ad affastellarsi l’uno sull’altro è cosa che rasenta qualche strana afflizione, che non è a scaccio di solitudine, piuttosto sorta di fobia d’isolamento, che se non fai a branco non ti viene destino d’essere senziente. Ti pare che a moltiplicare te stesso nella moltitudine d’uguale un tanto al chilo, d’arma di pari identità, che fu scudo di sdraio o lancia in resta d’ombrellone, pure a convinzione certa d’avere servitor fedele che ti reca sacro bibitone a color vago di naturale, assai più probabile di derivazione ad estrazione precisa di trivella petrolifera, t’è a far di cacciata definitiva di solitudine. Che mi feci persuaso di detta cosa ad osservare in lontananza orda di assembramento a fetta di rena che l’altra apparve libera di buona parte, pure sgombra fu erta scogliera e basso scoglio.

Ora, è a mia ammissione che detto comportamento di massa, ancorché non sia da vecchio lenza armata per pesca di grosso pesce, ma neppure mio per ossequioso adeguamento, mi sconfinfera di molto, che è tale che lascia ampia veduta d’apparente compagnia esclusiva di mare a me soltanto a tratto grande di riva, dunque ben venga. Ma mi viene a giudizio di pensiero che cotale massa, non edotta di mia idea – che è cosa probabile assai a evidenza che io son nessuno – farebbe meglio ad affastellarsi a piscina da parte altra, che a bordo di tale è certo ci s’affratella assai di più, a strettume ci si fa sardina d’artificio, ci si riscopre ad identità più chiara di condivisione. A detto agire massa stessa non lascerebbe così passaggio libero che io raggiunga con facilità non agorafobica baretto per caffettino di prima mattina in cima al paese, senza slalom proibitivo e gesto atletico indicibile tra stuoino e tamburello?


81 risposte a "Sgomberare"

  1. Ma “scaccio di solitudine” e “fobia d’isolamento” non sono praticamente la stessa cosa?
    Scusa, io non sono pratica ne dell’uno né dell’altro: anzi!
    Purtroppo le piscine “da diporto” le stanno eliminando tutte, tranne nei costosi stabilimenti dei posti dove il mare fa veramente troppo schifo anche agli appassionati dello strettume.
    Non (troppo) a caso, io vado sempre in montagna, anche se l’affastellamento inizia ad attecchire pure lì…
    Ma non ho un paese d’origine, solo una città (Genova) dove sono nata e basta, con qualche parente residuo. Ma anche loro vanno da altri parenti in Sicilia!!!

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      1. Beh, ma tu sei “indigeno” esperto!
        Comunque, prima di sposarmi feci un viaggio di 15 giorni della Sicilia in senso anti-orario.
        A parte qualche tentativo di rimorchio (ma ero con una mia amica sapeva dove mandarli 🙂 ) e, purtroppo, il “salto” del ragusano e del barocco del nord-est, abbiamo visto cose meravigliose.
        Dal punto di vista archeologico (non sono un’appassionata del genere), ho visto cose più belle che in Grecia, dove sono stata dopo. Forse perché ce ne sono meno.

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      2. Lo so, ma non voglio andarci d’estate!
        E poi ero troppo giovane per fare scelte assennate.
        Tuttavia, sono contenta di poter essere andata a Lampedusa. Avevo vissuto in Sardegna, ma un acqua come quella la superava di gran lunga!

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      3. Una volta beccai una tempesta di sabbia, la mia amica fifona fuggi con la macchina, e io rimasi sotto all’asciugamano per un’ora, poi trovai qualche altro “resistente” che mi diede un passaggio per tornare.
        La mia amica in quel caso però ci aveva azzeccato. E a dirla tutta, a Porto Empedocle avevamo pure litigato perché imbarcare la macchina sul traghetto costava un botto. Lei si impuntò, ma ci mise i suoi soldi.
        Passammo poi una notte da incubo perché l’ambiente sul “posto ponte” sembrava un po’ preoccupante.
        Invece vennero a invitarci il capitano e il suo vice e dopo poco si capì qual era l’intento. La mia amica venne infilata a forza nella cabina del vice perché aveva accettato di entrarci per “visitarla”, io invece me la cavai perché dissi che mio padre era ufficiale di marina (vero), che sapevo benissimo com’erano quelle cabine e restai fuori dalla porta. Poi gli chiesi di andare in plancia dando l’aria della secchiona che voleva imparare come funzionavano le diverse apparecchiature.
        Appena vidi che la mia amica era riuscita a liberarsi, prendemmo un bel fugone e tornammo nel grande salone dove dormivano tutti e nessuno ci scocciò.
        Quando scendemmo il giorno dopo, i due “provoloni” si misero a fissarci e a prenderci in giro. Vabbè…
        Già dalle parti di Mazara del Vallo avevamo dovuto seminare una macchina che ci seguiva, ma la mia amica era una grande guidatrice, una specie di stuntwoman, per fortuna.
        (scusa se ti ho rimbambito di chiacchiere)

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  2. Ah, ecco, forse la discoteca è il posto dove potrei tollerare di affastellarmi un po’.
    Per s-fortuna, gli anni passano, e ormai la mia presenza in un posto simile sarebbe improponibile.
    Si può ballare solo tra amici, così, per fare gli scemi 🙂

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  3. Personalmente vado a momen5i alle volte mi piace stare in mezzo alla folla altre volte invece per niente. Non saprei dire se mi piaccia oppure no, vado a momenti… Eh lo so che sono un pò strana… svarionata diciamolo pure 😅

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  4. Non m’addentro nei nei labirinti umani; che sian di mare o che sian di monte, non m’aggradano. Me ne guardo bene, più per preservare la grazia e l’equilibrio, che per mancanza d’empatie mie prossime verso il prossimo. Di cotanta moltitudine faccio mio malgrado a meno e mi diletto d’altro, camminando libera di gettar la lenza in pozze d’alta quota, se proprio, con gesto ampio e senza ostacoli. E se all’amo non abboccano le furbe fario di torrente, mi consolo con un caffè nel minuscolo baretto di paese, dove c’è solo il contadino ed il panettiere, ad affollar le piazze e a discorrere di silenziose storie d’altri tempi.

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      1. Chi è nato per realizzare un talento farebbe gran peccato a non metterlo a frutto!! Ti fa senz’altro onore la tua dedizione al compito primo! 😀 Pure io di mio, cerco di non mancare ai miei doveri e cerco di essere devota e attenta a non mancare alla liturgia quando si presenta l’ora della funzione.

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  5. Io al mare amo la solitudine, infatti sono molto intollerante alla stagione estiva dove si ammucchiano come deficienti coi piedi ammollo e conversano tutti insieme come al mercato. Poi, quelli che alle 6.30 del mattino già li vedi in strada, a piedi, carichi di sdraio, ombrelloni, borse, tutti curvi sotto il peso…Ma chi glielo fa fare??

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    1. Si chiama condizionamento di massa; agiscono in base a dettami fondati sul luogo comune, sulla comune presa di posizione, sull’esigenza irrefrenabile di fare come gli altri, ma di farlo molto meglio, o perlomeno provarci. E’ una malattia, penso, perché li vedo anche sofferenti; un po’ come quei disturbi maniaco compulsivi che non si riescono a curare. Deve essere terribile soffrire di quella cosa lì…che ti condiziona tutta l’esistenza, in negativo.

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      1. Le oche di Lorenz reagiscono all’imprinting in modo del tutto naturale e mi stanno oltremodo simpatiche; il cane di Pavlov pure, in quanto cane, ma meno in quanto oggetto ignaro di sperimentazione; ma gli esempi sono calzanti, perché anche le masse, sono ignare oggetto di sperimentazione, ma con fini manipolatori, più che di studio comportamentale. Perché i burattinai oramai, ne conoscono tutte le azioni e le reazioni, senza doverli nemmeno più studiare tanto. Il male del nostro tempo è la triste prevedibilità delle masse, infatti. Ma ciò che rende interessante il nostro tempo, sono i soggetti che nelle masse non riescono a vivere. C’è sempre un risvolto interessante, anche nel peggio.

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      2. Sì, sono consapevole di questo. Io sono nata in una costante condizione di minoranza, se così si può dire! 😀 E so di cosa stiamo parlando. Minoranza etnica, minoranza in ambito professionale (ex), Minoranza in generale… si affinano caratteristiche eversive, hai ragione. E si diventa insofferenti, a volte, a tutto ciò che si allinea troppo, che sui uniforma troppo, che è poco dissonante e di conseguenza si rivela poco interessante, perché privo di stimoli.

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      3. Concordo; avere una visione per forza di cose votata al continuo confronto, anche scomodo, inevitabilmente affina le capacità di osservazione; permette di abituarsi a fare molta più attenzione ai dettagli, alle piccole cose. E’ così che si riesca vedere ciò che molti non vedono, a capire ciò che molti non colgono. E’ una grande e faticosa fortuna, nascere in minoranza. 🙂

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      4. La fatica ci ricorda che siamo in movimento, che la battaglia non è persa finché non ci fermiamo e la fortuna di nascere fortunati, va preservata. Chi si ferma, perde anche la fortuna; la staticità il più delle volte, si vede un po’ prima di arrivare al camposanto.

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  6. Per me la guerra è finita lustri fa: parlo del corpo a corpo per guadagnare (almeno) uno scorcio vago d’orizzonte, un flebile rumore di risacca. Non combatto guerre da disarmata. Guerrieri troppo bravi hanno la vittoria in tasca, il chiasso come grido di battaglia, il coccobello come energetico urlato a squarciagola, dal Ligure alle Ionio. Il mare, per chi non ce l’ha, è sudato per 220 giorni l’anno (pare siano i giorni lavorativi, tolti sabati, domeniche e, appunto, ferie). Otto ore quotidiane, senza contare spostamenti e pranzo, per poter accedere all’agognato bagno, desiderio che si avvera dopo aver sognato l’evasione nello sfondo del desktop.

    Eppure, quei gesti che ritengo incomprensibili, le folle di bagnanti, gli ombrelloni colorati, i bambini ancora ignari del destino del mondo, i bagnini, le riviste da spiaggia, l’odore di crema e di bombolone fritto, hanno un che di rassegnata pace, di tranquillità; sono una parentesi periodica che ogni anno regala ad un popolo afflitto da una mole di mali incomprensibili (ed insanabili) un momento corale di certezza democratica. Una bugia buona.

    L’importante, per chi non ama i bagni di folla e le bugie, è avere una via di fuga, un luogo silenzioso, autentico. Un angolo appartato per un caffettino in cima al paese.

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