A non sprecar tempo

Esiste una specie di morti viventi, di gente banale che a malapena ha coscienza di esistere se non nell’esercizio di qualche occupazione convenzionale. Portateli in campagna o imbarcateli su una nave e vedrete quanto si struggeranno di nostalgia per il lavoro o il loro studio. Non sono mossi da curiosità, non sanno abbandonarsi alle sollecitazioni del caso, non provano piacere nel mero esercizio delle loro facoltà, e, a meno che la necessità non li incalzi minacciandoli con un bastone, non muoveranno un dito. Non vale la pena di parlare con gente simile: sono incapaci di abbandonarsi alla pigrizia, la loro natura non è abbastanza generosa; e trascorrono in una specie di coma le ore che non sono applicate a una frenetica furia di arricchirsi.” (Robert Louis Stevenson)

Il mare frenesie non ne vuole, pretende attese. La lampara che corre lungo la costa di notte è capace di rimanere senza una sardina per gran parte del tempo. Poi, a che la pesca pare finita, si riempie di seppie. Quindi l’attesa non fu mai tempo perso, che quella va impiegata bene, non può essere giocata come fatto inutile.

E nell’attesa si consuma la consapevolezza che qualcosa è ad accadimento, pure se non è certo, dietro l’onda ci sta che c’è. Pare, l’attesa, messa lì a bella posta a riflessione sul tutto, che è vuoto che si può riempire. Il pieno a colmo di spazio e di tempo è già finito, non va oltre ciò che è stato, non accetta evoluzioni altre. Il vuoto è desiderio, è sorpresa di scoperta per ogni cosa possa colmarlo un poco. È insegnamento di mare questo, che mare è immenso vuoto a certe ore, tanto che non se ne vede confine autentico. Ma è pieno d’ogni attesa, pieno d’ogni ricchezza solo se ne voglia prendere quello che ci tocca. E ci tocca quello che siamo riusciti ad aspettare, che non ci venne a sottrazione d’impazienza. Forse nemmeno arriva altro che quella vista, che è già tutto, pure gratis, non si paga niente per vederla.


9 risposte a "A non sprecar tempo"

  1. Bello, il brano di Stevenson, ma io so’ un po’ terra terra e mi domando: come si concilia l’elogio della curiosità con quello della pigrizia?
    Comunque, sono contenta di aver scoperto che… vale la pena parlare con un tipo come me, ahahhajashgghdhgh!
    Per caso hai letto (forse te l’ho già chiesto: in tal caso abbi pazienza) “Una cosa divertente che non farò mai più” di David Foster Wallace?
    Questo post mi è piaciuto veramente molto, anche perché ho vissuto l’esperienza dell’attesa, del vuoto, del caso, durante una traversata sulla barca a vela (da regata: nessun comfort, tutto in resine speciali) di mio zio con lui e mio padre. Avevo 16 anni. Ce ne sono capitate di tutte, ma la storia, per essere efficace, sarebbe troppo lunga da raccontare. Mi è rimasta dentro, però.

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