Solo un’isola

Nacqui su un’isola talmente piccola che per girarmela tutta mi bastava poco. Ma mai mi venne d’annoiarmi a far perimetri e perimetri. Pure, se m’allontanavo per altra terra, cascavo comunque su un’isola, grande per come ti pare, ma sempre isola era. Un’isola, più è piccola più sa d’infinito, più si fa centro di mondo intero, che tutto ciò che ti circonda è infinito, dunque, qualunque cosa è dentro quello sconfino, non può che esservi centro, è a sguardo d’infinito a destra e manca, a destra e manca di dove ti giri. Che dunque sarei a destino centro d’universo d’abisso? Che tale evidenza di vertigine mi fece nessuno che non ho altro da riportare che uno sguardo a ciò che non conosco.

Che quello sguardo mi rimase inesausto, non me ne venne a conoscenza mai di cosa è oltre l’orizzonte, tanto v’andai incontro, tanto quello si spostò. Mi feci ragione di ignoranza, pure mi feci ragione che quella era passione autentica di conoscenza. Mi faccio isola e m’esploro quello che mi viene, né mai mi parve d’aver finito, manco m’attrezzai a star fermo di pensiero pure quando mi depositai come delfino spiaggiato ancora su un’altra isola. Ma sono isola io, forse, che chi nasce isola non se n’avvede che è tale anch’egli, si porta uno scoglio dentro, a mare d’infinito ed infinito d’orizzonte, sia che lanci sguardo a destra, sia che lo fermi a manca.

Quale voce giunge sul suono delle onde
che non è la voce del mare?
E’ la voce di qualcuno che ci parla,
ma che, se ascoltiamo, tace,
perché si è ascoltato.

E solo se, mezzo addormentati,
senza sapere di udire, udiamo,
essa ci dice la speranza
cui, come un bambino
dormiente, dormendo sorridiamo.

Sono isole fortunate,
sono terre che non hanno sito,
ove il Re dimora aspettando.
Ma, se ci andiamo svegliando,
tace la voce, e c’è solo il mare.
” (Fernando Pessoa, “Le isole fortunate”)

Pubblicità

13 risposte a "Solo un’isola"

  1. ISOLE, Derek Walcott

    Nominarle soltanto è la prosa
    Dei diaristi, è rendervi famose
    Per lettori che come turisti lodano
    I letti e le spiagge come uguali;
    Ma le isole possono esistere solo
    Se lì abbiamo amato. Cerco,
    Come il clima cerca il suo stile, di scrivere
    Versi asciutti come sabbia, limpidi come il sole,
    Freddi come l’onda arricciata, ordinari
    Come un bicchiere d’acqua isolana;
    Eppure, come un diarista, assaporo
    Le loro stanze infestate di sale
    (Il tuo corpo che agita il mare increspato
    Di lenzuola sgualcite), i cui specchi smarriscono
    Le nostre immagini rannicchiate nel sonno,
    Come parole che l’amore sperava di usare
    Cancellare con le pagine della risacca.

    Quindi, come un diarista che scriva nella sabbia,
    Annoto la pace che hai donato
    A certe isole, scendendo
    Scale strette per accendere le lampade
    Contro i rumori dell’onda notturna, proteggendo
    Una lanterna incerta con la mano,
    O soltanto pulendo il pesce per la cena,
    Cipolle, carangidi, parghi e pane;
    E su ogni bacio il gusto aspro del mare,
    E come alla luce della luna eri attenta
    A studiare più di tutto l’ostinata pazienza
    Dell’onda benché sembri uno spreco.

    penso che qui ci stia bene
    buona giornata
    Silvia

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...