Radio Pirata 34 (per sopraggiunto disgusto)

Radio Pirata è a puntata di sostituzione di pensiero mio che s’affolla ma si rifiuta d’uscire a scoperta lettura. V’è tanto di orrendo che toglie forze e respiro, pure il quotidiano che è normalità pare concetto di normalità zoppa, a cospetto di follia cotanta che pare pazzo da catena chi non s’affastella a pensiero di normalità comune. Pure, forse, risultai pazzo anch’io che per sfinimento non parlo oggi, forse domani, ma lascio sempre spazio a giovani collaboratori che si fanno a manifesto per farsi ossa in territorio viscido di comunicazione. Io metto musica che faccio radio di servizio.

Direi che il dato più probante e preoccupante della corruzione italiana non tanto risieda nel fatto che si rubi nella cosa pubblica e nella privata, quanto nel fatto che si rubi senza l’intelligenza del fare e che persone di assoluta mediocrità si trovino al vertice di pubbliche e private imprese.

In queste persone la mediocrità si accompagna ad un elemento maniacale, di follia, che nel favore della fortuna non appare se non per qualche innocuo segno, ma che alle prime difficoltà comincia a manifestarsi e a crescere fino a travolgerli. Si può dire di loro quel che D’Annunzio diceva di Marinetti: che sono dei cretini con qualche lampo di imbecillità: solo che nel contesto in cui agiscono l’imbecillità appare – e in un certo senso e fino a un certo punto è – fantasia.

In una società bene ordinata non sarebbero andati molto al di là della qualifica di “impiegati d’ordine”; in una società in fermento, in trasformazione, sarebbero stati subito emarginati – non resistendo alla competizione con gli intelligenti – come poveri “cavalieri d’industria”; in una società non società arrivano ai vertici e ci stanno fin tanto che il contesto stesso che li ha prodotti non li ringoia”. (Leonardo Sciascia)

Le atrocità sollevano un’indignazione minore, quanto più le vittime sono dissimili dai normali lettori, quanto più sono “more”, “sudice”, dago. Questo fatto illumina le atrocità non meno che le reazioni degli spettatori. (…) L’affermazione ricorrente che i selvaggi, i negri, i giapponesi, somigliano ad animali, o a scimmie, contiene già la chiave del pogrom. Della cui possibilità si decide nell’istante in cui l’occhio di un animale ferito a morte colpisce l’uomo. L’ostinazione con cui egli devia da sé quello sguardo – “non è che un animale” – si ripete incessantemente nelle crudeltà commesse sugli uomini, in cui gli esecutori devono sempre di nuovo confermare a se stessi il “non è che un animale”, a cui non riuscivano a credere neppure nel caso dell’animale. Nella società repressiva il concetto stesso dell’uomo è la parodia dell’uguaglianza di tutto ciò che è fatto ad immagine di Dio. Fa parte del meccanismo della “proiezione morbosa” che i detentori del potere avvertano come uomo solo la propria immagine, anziché riflettere l’umano proprio come il diverso. L’assassinio è quindi il tentativo di raddrizzare la follia di questa falsa percezione con una follia ancora maggiore: ciò che non è stato visto come uomo, eppure lo è, viene trasformato in cosa, perché non possa confutare, con un movimento, lo sguardo del pazzo”. (Theodor Adorno)

Che a sottrazione di luttuoso lutto si disvelano le file, quali processionarie, a sguardo a sorriso spento ed occhio a nulla estatico, di corsa ad accaparramento che non c’è domani… “con la massa degli oggetti cresce… il regno degli enti estranei a cui l’uomo è soggiogato. È lo stadio supremo di un’espansione che ha ritorto il bisogno contro la vita. Il bisogno di denaro è quindi l’unico bisogno prodotto dall’economia politica, e il solo che esso produca“. (Guy Debord)


11 risposte a "Radio Pirata 34 (per sopraggiunto disgusto)"

  1. La silloge che hai messo assieme è arte e lettura della realtà. La legalità è un concetto relativo che sembra essere un altrui vincolo e così le decisioni “importanti” si svincolano dalla vita, dall’umano, dalla pietas e dallo stesso intelligere e ragionare, divenendo denaro e dandogli un valore.

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    1. Questo è il mondo in cui le decisioni dei singoli, dei mediocri, di chi occupa vertici di piramidi di basi amplissime, sono prese nel convincimento siano sempre legitime, esentasse, esenti da pietas, da critica e dubbio. In cui vi è un’unica legittimità che è quella concessa dal proprio piccolo, miserabile, interesse.

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  2. La mediocrità è qualcosa che nell’ultimo periodo sta avendo il sopravvento. In politica ormai vedo tantissime persone mediocri ricoprire ruoli che mai mi sarei aspettato. Penso che ciò, unito al ruba ruba generale, sia uno dei problemi maggiori del nostro Paese.

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      1. Sì, purtroppo. Siamo molto insensibili e tendiamo anche a colpevolizzare la vittima piuttosto che il carnefice. Alla fine chi commette un’ingiustizia la fa sempre franca mentre chi si comporta in modo onesto non riceve mai niente.

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