Biancheggiar per sbaglio

La musica è una macchina per sopprimere il tempo”. (Claude Lévi-Strauss, “Il crudo e il cotto”, 1964) Così, che musica sia, senza porre tempo in mezzo, dovesse essere troppo tardi.

Che fuori c’è la neve, pure ci sono malelingue che sospettano, insinuano il dubbio, ch’io ne abbia una certa repulsa. Che è cosa di falsità senza confine, e chi lo sostiene mente sapendo di mentire. Io adoro la neve, quei flebili fiocchi che si depositano formando coltre candida, che pare piumino Ikea. Unica cosa chiedo, di goderne lo struggente spettacolo da dietro i vetri, al riparo, abbarbicato a Cognac, pure, per conforto d’anima, al boccione del Nero d’Avola.

Che voglio attenuanti a parziale remissione del peccato che confesso, ch’io non nacqui da neve, e se mi ritrovo europeo, financo italiano, con autografo d’autorità locale a data di scadenza di documento d’identità, ciò si deve a mera convenzione amministrativa.

Mi confà di spiegare che fui spiattellato al di là di confine d’Africa solo per qualche chilometro, su scoglio ispido, a favor d’onda e sguardo al sud di levante, per puro caso, che tranquillo era d’accadimento che invece mi trovassi sulla sponda opposta, che qui ci arrivavo in barcone e trafelato. Che mi ritrovai dove nacqui solo per distrazione di antenato fenicio dedito a contrabbando di porpore, o forse di dabbenaggine di greco, filosofeggiante di matematiche, imbonitore di folle e amplificatore di follie, ancor più probabile di mercante arabo a cambiali esauste, forse financo di Lestrigono di passaggio, ibrido di sirena e ciclope, sempre a cavallo di scoglio, da scirocco e libeccio sferzato senza tema, che la neve la conobbi solo per biancheggiare lontano di cime di vulcano.

Pure non m’avventuravo lì che mi si disse videro recarvisi tale Empedocle, di cui trovarono solo sandalo a vaga bruciacchiatura, oinochoe di distillato di melicucco. Che d’arrostir castagne al camino m’è d’uopo rinunciare a sostegno dello sgranocchiare carrube come asino o decollato in ascesa al cielo, che non riconobbi impronte bianche di mammoni e mannari, piuttosto solchi a rena, trafitti da lacrime d’Aci e chiome d’Aretusa e Ciane. Pure non ho memoria di racconti d’inverno al focolare della nonna, piuttosto dei brontolii di Ferdinandee, singulti di Cariddi, segreti di trovatura e Re Bafè. Ma m’è finito il caffè, mi tocca d’uscire. Mi copro bene.


36 risposte a "Biancheggiar per sbaglio"

      1. No no per l’amor di dio. Non infierisco sull’argomento. Mi basta già mia cugina che è dirigente scolastico ed è già in fase di sclero per le cose che dice. Non credo ci sia stato per lei un giorno di pausa nemmeno per Natale per i casini che aveva intorno lei dirige le superiori ad Asti

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