Auguri alla polvere

Voglio fare gli auguri, che è cosa che non faccio mai troppo volentieri, ma quest’anno mi concedo alla liturgia, reiterando il peccato d’un anno fa, che era sollievo che il 2020 s’era messo alla porta.

Faccio auguri a musica, se vi piace la cosa, a colonna sonora dell’infame che passa.

E faccio auguri a tutti, a chi si trova a passare da queste parti con affetto particolare, ma pure a chi fa cenone ogni giorno dell’anno, sulle ossa di chi s’affaccia al pasto nemmeno tutti i giorni. Ma ho voglia di fare auguri particolari a talune e taluni, che paiono polvere sotto il tappeto, che gli altri non me ne vorranno se m’occupo di loro al dettaglio, pure possono aggiungere auguri loro, che la cosa non fa un etto di danno.

Faccio auguri alle donne Afghane, che si sono beccate sette minuti di poverine, poi sotto il tappeto.

Faccio gli auguri a chi riceve la mail che la sua fabbrica chiude che se ne va in Slobodonia, e che si merita attenzione a trafiletto, quindi, sotto il tappeto.

Faccio gli auguri alle donne che ne buscano a leva pelo, perché non sono affettuose a geisha e non s’abburkano d’irreligioso pentimento, cheqq per finire almeno trafiletto, prima d’andare sotto il tappeto, devono farsi polvere di loculo.

Faccio gli auguri, anche se non se ne fanno più nulla, a quelli sotto le gru, dentro la macina, asbestosici di ritorno, fumigati a pesce secco, ma anche alle loro compagne, ai loro compagni, d’affetto e lavoro mortificante, che tutti s’affollano sotto il tappeto.

Faccio gli auguri a chi rischia d’essere numero a statistica, senza faccia, senza memoria, percentuale da pennivendoli a tirar giacchette, che sotto il tappeto c’è posto.

Faccio gli auguri a chi anela porto salvo, e che vive senza memoria cullato dall’onde del bagnomaria, figli e figlie di mondo vigliacco e fedigrafo, che per loro, sotto il tappeto, c’è angolo a riserva.

Auguri a quelli che lavorano in tincea d’ospedale, che, ci fu tempo, vennero proclamati eroi, ora fanno granelli a favor di scopa, indovinate per finire dove.

Faccio gli auguri pure a me, alle mie colleghe ed ai miei colleghi, che la scuola è sicura, ma ci facciamo quarantene a carcere definitivo, ad ogni sbadiglio, che d’ogni doman non v’è certezza. C’è tappeto ampio ad accoglimento anche per noi.

A tutta questa polvere auguro che divenga massa compatta, che rovesci il tappeto, che salti fuori per respiro, che se ogni granello respira, è aria profumata per tutti gli altri.

E vi lascio cosarella che già pubblicai, che dedico a tutti, ma in particolare a chi vive d’arte e bellezza, che ha arma potentissima, che basta puntarla nella direzione giusta, mai in basso, che il rischio è di finire sotto il tappeto.

Nun sugnu pueta

Non pozzu chiànciri

ca l’occhi mei su sicchi

e lu me cori

comu un balatuni.

La vita m’arriddussi

asciuttu e mazziatu

comu na carrittata di pirciali.

Non sugnu pueta;

odiu lu rusignolu e li cicali,

lu vinticeddu chi accarizza l’erbi

e li fogghi chi cadinu cu l’ali;

amu li furturati,

li venti chi strammíanu li negghi

ed annèttanu l’aria e lu celu.

Non sugnu pueta;

e mancu un pisci greviu

d’acqua duci;

sugnu un pisci mistinu

abituatu a li mari funnuti:

Non sugnu pueta

si puisia significa

la luna a pinnuluni

c’aggiarnia li facci di li ziti;

a mia, la menzaluna,

mi piaci quannu luci

dintra lu biancu di l’occhi a lu voj.

Non sugnu pueta

ma siddu è puisia

affunnari li manu

ntra lu cori di l’omini patuti

pi spremiri lu chiantu e lu scunfortu;

ma siddu è puisia

sciògghiri u chiacciu e nfurcati,

gràpiri l’occhi a l’orbi,

dari la ntisa e surdi

rumpiri catini lazzi e gruppa:

(un mumentu ca scattu!)…

Ma siddu è puisia

chiamari ntra li tani e nta li grutti

cu mancia picca e vilena agghiutti;

chiamari li zappatura

aggubbati supra la terra

chi suca sangu e suduri;

e scippari

du funnu di surfari

la carni cristiana

chi coci nto nfernu:

(un mumentu ca scattu!)…

Ma siddu è puisia

vuliri milli

centumila fazzuletti bianchi

p’asciucari occhi abbuttati di chiantu;

vuliri letti moddi

e cuscina di sita

pi l’ossa sturtigghiati

di cu travagghia;

e vuliri la terra

un tappitu di pampini e di ciuri

p’arrifriscari nta lu sò caminu

li pedi nudi di li puvireddi:

(un mumentu ca scattu!)

Ma siddu è puisia

farisi milli cori

e milli vrazza

pi strinciri poviri matri

inariditi di lu tempu e di lu patiri

senza latti nta li minni

e cu lu bamminu nvrazzu:

quattru ossa stritti

a lu pettu assitatu d’amuri:

(un mumentu ca scattu!)…

datimi na vuci putenti

pirchi mi sentu pueta:

datimi nu stindardu di focu

e mi segunu li schiavi di la terra,

na ciumana di vuci e di canzuni:

li sfarda a l’aria

li sfarda a l’aria

nzuppati di chiantu e di sangu.

Inopinatamente m’ergo a traduttore dalla lingua mia a quella che m’ha adottato, sperando di non fare troppi danni.

Non sono poeta

Non posso piangere

che i miei occhi sono secchi

ed il mio cuore

è come lastra di pietra

La vita mi ha ridotto

arido e bastonato

come una carrettata di brecce

Non sono poeta

Odio usignoli e cicale

leggera brezza che accarezza l’erba

e le foglie che cadono con le ali

Amo i fortunali

i venti che spazzano via le nuvole

e nettano aria e cielo

Non sono poeta

nemmeno un insipido pesce

d’acqua dolce;

sono un pesce selvatico

abituato ai mari profondi:

Non sono poeta

se poesia vuol dire

la luna sospesa

che impallidisce i volti degli amanti;

a me, la mezzaluna,

piace quando risplende

nel bianco degli occhi dei buoi.

Non sono poeta

ma se è poesia

affondare le mani

nel cuore degli uomini che soffrono

per spremerne via pianto e sconforto;

ma se è poesia

sciogliere il cappio agli impiccati,

aprire gli occhi ai ciechi,

ridare l’udito ai sordi

spezzare catene, legacci e nodi:

(fra un momento scoppio!)…

Ma se è poesia

chiamare dentro tane e grotte

chi mangia poco e veleno inghiotte;

chiamare braccianti

ingobbiti sulla terra

che succhia sangue e sudore;

e strappare

dal fondo di miniere di zolfo

la carne degli uomini

che cuoce all’inferno;

(fra un momento scoppio!)…

Ma se è poesia

desiderare mille

centomila fazzoletti bianchi

per asciugare occhi gonfi di pianto;

desiderare letti morbidi

e cuscini di seta

per ossa storpiate

di chi lavora;

e desiderare che a terra

vi sia un tappeto di foglie e fiori

per rinfrescare il cammino

a piedi nudi dei poveri:

(fra un momento scoppio!)…

Ma se è poesia

farsi mille cuori

e mille braccia

per stringere povere madri

inaridite dal tempo e dalla sofferenza

senza latte al seno

e col bambino in braccio:

quattro ossa strette

ad un petto assetato d’amore:

(fra un momento scoppio!)…

datemi la voce più potente

perché mi sento poeta:

datemi uno stendardo di fuoco

e che mi seguano gli schiavi della terra,

un fiume di voci e canti:

gli stracci per aria

gli stracci per aria

inzuppati di pianto e sangue.


53 risposte a "Auguri alla polvere"

  1. Giovanni grazie ricambio quale polvere che il vento trascina casualmente…
    I tuoi auguri mi hanno commossa ché la bellezza commuove .
    Che dire, forse la vita è un filo di gomitolo che una crune d’ago farà ricamo, magari tra le mie mani è divenuta matassa.
    Forse noi uomini e donne siamo un po’ simili alle aragoste,ottime da mangiare peccato che le occasioni sono così rare è solo che nascono nude proprio come noi . La corazza si forma solo dopo ,loro crescono fino a diventare adulte ma la corazza non resta la stessa di quando erano piccole . Sicché il corpo soffre talmente tanto che sono costrette a cercare un riparo per liberarsi della loro “prigione” . In quel tempo avranno paura di affrontare il loro stesso limite . Eppure devono liberarsene ché è diventato solo un ostacolo. Devono rischiare , la vita è rischio . I cambiamenti nella nostra vita sono tanti alcuni fondamentali. I passaggi che la vita ci chiede sono diversi. Ogni passaggio ha piu fasi. Ognuna è importante tocca compierli. La società in cui viviamo è triste perché siamo giunti a credere che i riti siano senza valore. Anche io l’ho pensato ed ho sbagliato . A te invece dico con gioia di avere scelto al meglio . Il tuo rituale per me è stato importante tanto da sentire il desiderio di scriverti i miei pensieri da poco ,forse da niente . Auguri Giò che il 2022 sia Vita per tutti !
    Ti abbraccio
    Fra’

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  2. giusto avere soprattutto in questi giorni un pensiero per tutti quelli cui non è permesso parlare, i dimenticati figli di nessuno di ogni angolo di mondo. L’augurio più grande va proprio a loro, alle vittime di un sistema corrotto e ingiusto. E a te che hai avuto la delicatezza di portare l’attenzione sui più deboli.

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  3. Potrei scrivere pari pari il post, che su certe questioni non ci dormo la notte ma.. Professò.. non so scrivere nè argomentare bene quanto voi ergo.. vi metto un salutare like di apprezzamento. Vi immaginate se la polvere si solleva tutta insieme e fa tempesta che ne viene fuori? Voi di tempeste di “sabbia polverosa” o di polvere sabbiosa ne sapere qualcosa.. vabbè🍷🍷 divago in modo bizzarro: Buon vino🍷🍷 dalla Montagna!

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      1. Speriamo davvero che sia un anno diverso! Colgo l’occasione per segnalarti che ho appena pubblicato un nuovo post, in cui cito tanti film uno più bello dell’altro… spero che ti piaccia! 🙂

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  4. Non mi rispondere perchè mi sembra un obbligo. La poesia è stupenda. Difficile, per me, trovarne una decente qui sopra. più facile trovare i soliti commentini noiosi da web.
    Invece questa c’è.
    Che spessore di persona, che vita, che sentire: grazie che mi leggi.🙏🏻
    Invece ecco, Sonny Rollins non l’ho mai amato di pancia. Però se lo proponi lo riascolto molto volentieri.
    E’ il periodo di Beethoven/Karajan e Abbado / Mahler conditi da Pierannunzi e “Doctor three”.
    Auguri a te di silenzi e di vento.

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