Attese da miscredenti

E questa volta che sia subito musica, che è domenica, ci attendono feste entusiasmanti.

Ho memoria di una delle rare, rarissime volte, che zia Agata – ei fu – mi fece visita, che era tempo di vigilie natalizie, e se n’era venuta al paesello. Che fatto ingresso subito m’interrogò che non vedeva né albero nemmeno presepe. Chiarito che non se n’era avveduta di presenza per il fatto semplice che non c’erano, s’allontanò indignata dalla sacrilega residenza. Seppi che si fermò per tappa espiatrice in chiesa, dove recitò salmi di purificazione per aver indugiato in luogo di peccato. Ebbe anche a dire ai cugini stretti – quelli che d’eredità s’attribuirono il tutto finanziar-immobiliare, che a me toccò copia della Bibbia del Dorè – che rivolse preghiere per me, per la mia conversione e salvezza. Che quelli, i cugini, intendo, obiettarono che oramai non c’era niente da fare, che mai fui e mai sarei stato timorato e dabbene. Tuttavia, che di rincrescimenti me ne sono sempre fatti pochi, pure per eredità mancate, passò la falsa novella che io fossi autentico nemico del Natale. Che è cosa falsa e brutalmente inaccettabile, per cui mi indigno. Proprio ier sera mi sono avventurato per il ligio e sacrale paesello, e mi sono illuminato d’incenso di lustrini, lucine d’addobbo di super ed iper mercati, di negozi a colori d’entusiasmo a cassa, di Babbi Natali che capolineggiano di lì in qui. Financo il primo mercatino, sotto una leggera spruzzatina di pioggerella mista a neve, cominciava a montarsi, per primo assaggio d’8 dicembre prossimo. E non s’ha idea di quanto questa atmosfera a festa mi renda felice, mi persuada di quanta meraviglia vi sia nelle file, quali processionarie, alla cassa, altare del Credo più alto. Che la Befana l’han fatta brutta che tutto questo si porta via, pur se conosco abiti di befana sotto cui sono sorte meraviglie, ma questo lo tengo per me. Io sono devotissimo al Natale, sia chiaro a tutti, ed a nessuno permetto di asserire il contrario, ch’è festa che riempie negozi, corsi e mercati, che d’iridescenze colora le vie, che abbacina di atmosfere soavi, depone al buono pure i malvagi. Ed io sono grato di ciò a ch’inventò la festa. Che la congegnò in siffatto modo, che concentra tutte le creature devotissime in un punto d’accumulo esclusivo, e mi lascia litorali e scogliere vuote, l’altopiano pieno solo delle fioriture dell’inverno e del suo profumo d’erba fresca.

Che mi ricongiungo con estasi mie, nell’infinito di vertigine che s’apre a vista sul solito scoglio, a rimirar le barche, sperando di scorgere quella giusta, malmessa di lampara fioca al giorno. E ne attendo il rientro per barattare seppie con vino, pure il fiasco in più per il brindisi alla pesca che è stata, comunque sia andata, che un sorso di rosso, prima che si faccia aceto, mai fece male ad alcuno. Che non vi sarà ressa al chiosco per un caffè eretico, che il vento si placa e non intorbida fondali a rena, che se ne scorgano i dettagli dei fili di posidonia, di cistoseire ammantate d’alta marea, di cipree e lambis agghindate di colori usuali, che sanno di festa alla vita. Che mi pare che il canto del gabbiano sia di sirena, il volo delle garzette e dei fenicotteri l’addobbo definitivo. Che, diseredato, divento proprietario esclusivo del mondo, signore e suo padrone, ma pure servo di bellezza. Che i tramonti dell’ora d’aperitivo, dipinti sul Mar d’Africa, appartengono solo a me, a questo nessuno, umile ed unico, solo, una volta l’anno, irripetibile Dio.


22 risposte a "Attese da miscredenti"

  1. forse, in questo caso, Parigi valeva pur sempre un presepe, magari solo per quella volta sola 😉

    ma di eredità simile me ne sono giocata una molto grossa anche io, ahaha, e senza neppure metterci del mio.

    ma effettivamente, se non ci si tiene, si vive forse perfino meglio senza.

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    1. Parigi mi sa di sì. Per l’eredità è vero, si vive meglio prima, che non vi si consuma dell’attesa, che qualcuno non c’è neppure arrivato che la zia aveva tempra assai robusta. Si vive meglio pure dopo, che non mi serviva. E poi vuoi mettere il lacerarsi di chi ne ha goduto al cospetto della tua superiore indifferenza.😄

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      1. un altro degli zii, un tempo ricco pure lui, ma che s’era oramai quasi consumato tutto il suo, con me e altri due nipoti fece il contrario: ci lasciò l’immobile, perché eravamo studiati. e agli altri, che erano falegnami, lasciò i mobili, forse beffardamente, ma senza saperlo, credo…
        suppongo che ci fossero lasciti anche di risentimenti, ma siccome vivevano lontani e neppure ci si conosceva più, quasi, passarono come acqua fresca.

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      2. giusto per continuare a chiacchierare, ho avuto due zie naturali soltanto sul lato materno e due sul lato paterno, ma queste acquisite. tutte avevano figli, ma le prime comunque non contavano molto perché la nonna materna volle che l’eredità andasse tutta solo ai figli maschi; le altre era tanto se se la cavavano dignitosamente. per gli zii era diverso: quattro sul lato materno (il quinto si era suicidato due giorni prima che nascessi io) e tutti danarosi e due senza figli: mi andò bene con uno, anche se l’eredità era già stata svenduta un anno dopo a poco o niente per volontà di mia madre…
        da quello che scrivi e da come lo scrivi sembra che per te sia naturale che le zie fossero tutte nubili, eheh.

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