A Love Supreme

Il mio compito di musicista è trasformare gli schemi tradizionali del jazz, rinnovarli e soprattutto migliorarli. In questo senso la musica può essere un mezzo capace di cambiare le idee della gente”. (John Coltrane)

Sono passati quasi sessant’anni da quando esiste A Love Supreme, il brano più iconico dell’intera discografia di John Coltrane. Impulse pubblicherà, questo 22 Ottobre, la registrazione di una ormai mitica performance al club The Penthouse, a Seattle. Al Classic Quartet, la formazione tipo con cui Coltrane si esibiva, con McCoy Tyner al piano, Elvin Jones alla batteria, e Jimmy Garrison al contrabbasso, in quell’occasione – ed in altre a seguire – si aggiunsero il sax tenore di Pharoah Sanders (considerato il suo erede naturale insieme ad Archie Sheep), il contralto di Carlos Ward, ed il contrabbassista Donald Raphael Garrett. Roba che, se fosse Fantacalcio, si vincerebbe facile. Seppure ne esistano dal vivo numerose altre registrazioni, questa di A Love Supreme assume una rilevanza del tutto particolare, poiché Coltrane non riprodusse quasi mai dal vivo l’intera suite in quattro movimenti proposta nella prima edizione in studio. La registrazione – privatissima – è rimasta pressoché sconosciuta, se non a pochi fortunati eletti, poiché gelosamente custodita nella collezione privata del sassofonista Joe Brazil. Tuttavia, ogni singola versione di A Love Supreme non appare come semplicemente riproposta o, a seconda dei punti di vista, rinata, sembra piuttosto proseguire in un loop vertiginoso e definitivo, come se non smettesse mai di riprodursi all’infinito, come non avesse inizio, pure fosse senza fine. Riparte, piuttosto, da dove s’era interrotta l’ultima volta, s’arricchisce d’arabeschi orientali, di pulsioni identitarie, di spirito e corpo. Concepita come opera spirituale, religiosa, travalica le dimensioni consuete della liturgia e diviene immanente, materica, palpabile. Dentro c’è la storia del Jazz, il blues, l’estasi quasi orgasmica del Gospel, le atmosfere soffuse e dilatate del jazz modale, le feroci improvvise staffilate del free. A Love Supreme è opera politica in senso stretto, ne recupera, potremmo dire, l’etimologia più pura, dal concetto stesso di Polis. Pure, in questo senso, è opera eversiva, anche qui nel senso più autentico dell’e-vertere latino, il cambiare direzione radicalmente. Va oltre il senso d’una ricerca interiore, d’una esecuzione perfetta – che con quel po’ po’ di band non doveva essere nemmeno complicato si realizzasse a livelli elevatissimi -, ma avvolge chi l’ascolta, lo trascina dentro una nuova consapevolezza, rendendolo partecipe di un progetto umano evolutivo, ancor prima che musicale. Il sax di Coltrane, ben prima che si concluda la prima parte, Acknowledgement, è strumento d’un afflato comunitario, penna d’abilissimo narratore. L’omaggio a Dio è al contempo inno ad un’umanità ritrovata, o forse sperata, abbraccio di fratellanza, fusion tra corpo ed anima, tra trascendenza e sangue e sudore. Il tappeto ritmico, potente ed ossessivo, ipnotico, appare letteralmente straziato dalle note tirate del sax. Sensazioni distanti, pacate meditazioni, ed urla lancinanti di dolore, si susseguono senza soluzione di continuità, creando una fitta rete emozionale che non è mai contraddizione dicotomica, piuttosto rappresentazione di un complexus sorprendente, dove ogni dettaglio, la meno percettibile sfumatura, ha un ruolo determinante nel definire una narrazione epica.

Non resta che attendere con ansia questa registrazione, poiché è proprio nella natura dell’opera che sia presente un pubblico che vi interagisce emozionalmente e che dialoghi con musica e musicisti, che divenga contrappunto necessario alla partitura della prima incisione in studio, perché questa prosegua il suo intenso ed indefinito viaggio di scoperta e trasformazione.

A Love Supreme: Live in Seattle (Impulse! Records/UMe)

A Love Supreme, Pt. 1 – Acknowledgement (Live in Seattle/1965)

Interlude 1 (Live in Seattle/1965)

A Love Supreme, Pt. II – Resolution (Live in Seattle/1965)

Interlude 2 (Live in Seattle/1965)

A Love Supreme, Pt. III – Pursuance (Live in Seattle/1965)

Interlude 3 (Live in Seattle/1965)

Interlude 4 (Live in Seattle/1965)

A Love Supreme, Pt. IV – Psalm (Live in Seattle/1965)

Recorded by Joe Brazil at The Penthouse, Seattle WA.


15 risposte a "A Love Supreme"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...