La cerniera (reloaded nel buio)

Io i post me li penso da me, ma poi me li mette dove devono stare quell’altro me che forse ho invaso (o che m’ha invaso lui, nel tremendo gioco dell’uovo e della gallina, non lo so). Ora, quell’altro me dice che ha problemi con gli occhi, non ci vede bene, causa un reverbero prolungato, un uso smodato di cellulari e terminali di PC. Insomma, non l’ho potuto disturbare, così passo da qui dopo tempo immemore, e manco so quando ci ritorno se perdura la cosa. Pure non gli posso chiedere di sforzare povere pupille affaticate, che poi non lo farebbe. “Ripubblicati”, mi dice. E così faccio, pure che cose da dire ne ho assai. Ma questa ve la ridico volentieri, che già marciamo verso lo stacco della spina al nostro armamentario di macchinari per cure palliative, che fanno finta di tenerci in vita come specie biologica.

“Me ne avvidi un giorno, uno solo per fortuna, come quel “c’era una volta” non additabile al tempo che fu, piuttosto all’unicità dell’accaduto. Ed era quel giorno che, dirimpetto al blu, m’ostinavo, sforzando gli occhi a ruga, a scrutare oltre la curvatura dell’orizzonte, sì come la vista potesse curvarsi per andare verso quell’oltre. M’avvidi di come quella lastra appena screziata di schiuma, come l’ardesia si tinge del gesso, fosse la cerniera che unisce civiltà e deserti, caldi opprimenti e favole nordiche di ghiaccio, suburbie tormentate e foreste lussureggianti, umanità stanche e civiltà morenti, giovani con gli occhi della speranza e vecchie incurabili disperazioni.

Ma dubbio non ce n’era, era la scoperta dell’acqua calda, anzi, dell’acqua salata, che a questo serve il mare, a mettere insieme, congiungere. E se c’è qualcuno di supremo, ce l’ha messo davanti per questo. Pure, sono propenso a pensare che il supremo non vi sia, e che se è lì quella vertigine blu lo è per scelta sua, all’uopo, appunto. E a noi non rimane che prenderne atto giacché così è, per fortuna nostra, una volta tanto. Poi, è vero, si mette a giocare a rimpiattino con chi lo scruta, si nasconde una parte segreta e lontana, curva dietro l’angolo, s’appronta alla sorpresa, te la fa emergere di botto, fosse una cannoniera di Sua Maestà o la feluca di miserabili pescatori scalzi, la zattera d’un naufrago o la crocierona dell’inchino, fosse anche solo la bottiglia col messaggio di papiro con l’”Help me.. per favore, non venitemi a cercare che qua sto bene”, o lo Tsunami che si riprende il mal tolto. Modella gli scogli con trama d’artista, forse per vezzo, talvolta per rabbia d’incomprensione, s’accolla fatiche antiche e ne restituisce d’altre con interessi da compro oro a strozzo. Se decidi che lo percorri lambendone le propaggini più interiori, e lasci orme sulla spiaggia nella speranza del ritroso, s’avviluppa su se stesso, quindi si rialza e ti cancella il passaggio, in una notte che ingoia la luna oppure in un mezzogiorno di fuoco e scirocco, meglio di libeccio, quando pare si faccia asciugacapelli a risparmio energetico. Cerniera, sì, che unisce due lembi che si cercano, come anime perse, che si annusano, si scrutano, e come innamorati aspettano l’una la prima mossa dell’altro, oppure, nel viceversa dell’ammiccamento, manifestano la certezza dell’incontro. Cerniera che salda le attese, e non le rende vane, semmai ne amplifica il senso definitivo oltre il tempo, le mostra quali essenziali vertigini della giostra a scapicollo. Cerniera del vedo e non vedo, che ti lascia il senso della scoperta e dell’approdo indefinito nella terra – forse – promessa, certo ritrovata. Ed è vero che, nell’intimo, poi uno le cerniere può aprirle, separare i due lembi, nell’intimo è cosa che si fa, pure con un certo segno di svago. Ma in pubblico, al più mostri le vergogne tue o d’altri. E ci sta che poi qualcuno se lo ricorda, e, passeranno mille mila anni, sghignazzerà per l’improbabilità di quel gesto contro la natura delle cose”


12 risposte a "La cerniera (reloaded nel buio)"

  1. “Io i post me li penso da me, ma poi me li mette dove devono stare quell’altro me che forse ho invaso (o che m’ha invaso lui, nel tremendo gioco dell’uovo e della gallina, non lo so).”
    Caro Giò non mi dilungo troppo nell’elogio rischio di diventare melassa… Sono contenta che la contesa è tra due. Nella poliedricità capita che non sai a chi dare il resto,son troppi i contendenti…
    ” Cerniera, sì, che unisce due lembi che si cercano, come anime perse, che si annusano, si scrutano, e come innamorati aspettano l’una la prima mossa dell’altro, oppure, nel viceversa dell’ammiccamento, manifestano la certezza dell’incontro.” C’è speranza che i due si ritrovino. Sinceramente l’epilogo mi piace.
    Certe volte restano in perenne lotta i “due” pur singolo.
    Ed è vero che, nell’intimo, poi uno le cerniere può aprirle, separare i due lembi, nell’intimo è cosa che si fa, pure con un certo segno di svago. Ma in pubblico, al più mostri le vergogne tue o d’altri.
    Siamo oculati … Mi pare tanto giusto ! Siano oculati… Quest’ultima operazione non viene bene mi pare.Poi ci ritroviamo tutti con una foglia di fico o senza ! Spettacolo dell’orrido in questo o esilarante ma solo in privato !
    “E ci sta che poi qualcuno se lo ricorda, e, passeranno mille mila anni, sghignazzerà per l’improbabilità di quel gesto contro la natura delle cose” Aiaiai ci sta ci sta. Accidenti lo sghignazzare mi sembra strano. Illuminami se puoi… Vedi perché oltre ad essere cecata, possiedo un angolo ottuso al posto della mente. E pensare che adoro i cerchi !
    Non credo che ti arrivino più le notifiche. Sono passata di qua della sponda e non so come superare il fiume. Giorno di riposo necessario per me. Momentaneamente e realisticamente bloccata. 🙅🐞

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      1. Grazie Giò ho forse trovato . il mare accoglie mette insieme, intenti fantastici ?! No… Né disegni trascendentali. Qui mi trovo per fortuna sì che la forzatura casuale diviene conforto.
        “M’avvidi di come quella lastra appena screziata di schiuma, come l’ardesia si tinge del gesso, fosse la cerniera che unisce civiltà e deserti, caldi opprimenti e favole nordiche di ghiaccio, suburbie tormentate e foreste lussureggianti, umanità stanche e civiltà morenti, giovani con gli occhi della speranza e vecchie incurabili disperazioni” 🍀🐞

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