La trave nell’occhio

Ora, che io sia nessuno è un dato acclamato, ci sono prove inconfutabili, mi sono pure documentato, ho qui le fotocopie. Forse persino non esisto, che “nessuno” non ha diritto di cittadinanza, manco col green pass. Però, da qualche tempo, convivo con un altro me che invece ha una faccia, un odore, una memoria, persino un nome, con tanto di firma del sindaco. Non so bene chi ha invaso chi, comunque ci troviamo a starcene a contatto, pur nel rispetto dei reciproci spazi. Su molte cose andiamo d’accordo, su altre un po’ meno, ammetto. Ma poiché io sono nessuno, raramente mi permetto di contraddirlo.

Questo altro io è uno che sta nel mondo, che s’affratella con altri miliardi di esseri umani su questo pianeta. Solo che lo fa in modo strano, è uno che si preoccupa, piglia le cose troppo sul serio, s’angoscia, s’arrovella. Questo, talora, lo piomba in uno stato di prostrazione di cui io m’avvedo. Dunque, quando accade, lo invito a bere un bicchiere nel mio niente, così si sfoga, si rilassa. Poi, si sa, va a finire che un bicchiere tira l’altro e mi vomita addosso tutta la sua frustrazione per come vanno le cose, gli salta lo sghiribizzo che tutto va storto. Dovete sapere che questo mio altro io è uno che s’impegna da quando ha l’età della ragione, certo, a modo suo, con i suoi tempi, il suo parzialissimo ed approssimativo punto di vista. Che poi, da che ci dà dentro, non ha spostato una virgola, s’è impelagato in mille mila battaglie e le ha perse tutte, manco si può dire che almeno una l’abbia pareggiata. Lui è uno che se ne va al sindacato, che scrive articoli, che manifesta (ora poco o niente, invero, che – pensate com’è messo – s’è convinto che gli assembramenti manifestanti non siano buona idea, manco quelli ristoranti). È uno che ancora si compra lo stesso quotidiano da sempre, anche se non c’è più scritto che qualche commento; si documenta, cerca di capire… Vabbè, l’avete capito che tipo è. Insomma, ultimamente non gli funziona niente, e l’altra sera m’è toccato sorbirmelo che un fiasco manco c’è bastato. “Ma ti rendi conto, che a quello che fece cadere il governo perché non votò per i soldi alla guerra in Afghanistan gli misero la croce addosso, perché, dice, poi arrivano quegli altri eccetera eccetera. Uno non ci votò, uno solo in tutto il Parlamento. Che dissero, macché si può fare cadere un governo per una scemenza così? Poi arrivano quegli altri e chissà che cosa combinano, meglio che le combiniamo noi, e così hanno fatto. Ora tutti a stracciarsi le vesti che è morto Gino Strada, pure indignati se lo fanno quegli altri. Tutti a dire forse non ne valeva la pena che poi l’orologio s’è messo indietro di vent’anni. Ora, ma che ti pare normale? – Mi dice, e pure alza la voce, che è una cosa che non sopporto -. Che poi qua quest’estate tutto s’è bruciato, e si sono preoccupati per un quarto d’ora, poi basta. E non solo, che c’è l’Africa in fiamme, e la gente scappa che ci ha fame. E tutti nervosi che forse arrivano qua. E allora mettiamo l’incentivo e l’ecobonus, la rottamazione. Capito come se la ragionano? Fanno gli ambientalisti, i resilienti. – Mi cita Chico Mendes, sbraita che senza lotta per i diritti l’ambientalismo è giardinaggio, e continua, passa di pala in frasca – Che poi giusto ieri hanno chiuso un’altra fabbrica qua vicino, quattrocento persone si sono giocate, tutte assieme, ed una l’altra settimana… e noi giù, vaccino si, vaccino no, green pass si, green pass no, vabbè importante, ma pare la tifoseria dell’Estrella Polar contro quella del Belgrano, pure il gioco delle parti mi sembra, così si parla solo di quello. Si sono appattati. E ci si mette il filosofo, quello importante che quando parla pare che tre neuroni ce li ha solo lui, che mentre si faceva h24 lui ci diceva che eravamo in ferie da un anno”. E se ne va avanti per un paio d’ore buone che a me mi veniva pure sonno ad ascoltarlo. Ad un certo punto non ce l’ho fatta e sono sbottato, e gliel’ho proprio detto in faccia, a brutto muso, che stava facendo il Don Chichotte, un patetico guerriero, pure mezzo scemo, contro i mulini a vento. Gliel’ho detto che si doveva svagare, farsi un po’ di vita. Così s’è calmato, s’è buttato giù altri due bicchieri, poi m’ha guardato e mi fa: “Parli bene tu che sei nessuno, io invece sono uno qualunque, e tutte le mattine mi tocca d’alzarmi e guardarmi allo specchio, che vuoi che non mi vedo più se mi spunta la trave nell’occhio?”


27 risposte a "La trave nell’occhio"

  1. Conosco la coppia, si amano, si ascoltano, non saprebbero fare a meno l’uno dell’altro. Sai è una storia che dura da tanto e tu hai le parole giuste, il vino adatto, la pazienza che serve. Giano era un dilettante perché finita la guerra si girava mentre qui la guerriglia del sentire il mondo non finisce mai. E non smettere che è l’unico modo per avere un senso in più, magari ridendo, magari con la giusta autoironia tra due incazzature, perché, ti rivelò un segreto, una vita piena comprende tutto fuorché l”indifferenza.

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  2. Che tu sia nessuno, parliamone. I tuoi post sono ironici, pieni, irriverenti. I commenti ai miei, pure. Perciò visto contraddico, prof. Mi fai morire su tutto, mi sta simpatico il tuo amichetti un po’ bacchettone. Cambierei solo il quotidiano, lo stesso da sempre.. stona. Notte carissimo 😏

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  3. Avete detto tutto voi io non so pensare ad altro; se non al fatto che sono stanco. Non si può vivere sempre da Don Chisciotte. E poi chi l’ha detto che abbiamo ragione noi. Chi ci assicura che quelli che chiamiamo delinquenti, profittatori, traditori, ladri, maleducati, selvaggi abbiano torto. Forse la vita, l’esistere su questo pianeta funziona proprio in quell’altro modo. Forse non si fa la fila per salire sull’autobus; forse non si pagano le tasse, forse … Forse stiamo sbagliando tutto.

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    1. Eh, amico mio, può essere anche questo, che abbiamo sbagliato talmente tanto che ci siamo assuefatti all’errore e ora quello ci pare normale. Però c’è un modo, che è magra consolazione, che ci dice da che parte stiamo meglio: se quando ci guardiamo allo specchio non proviamo sottili repulse, anche se la strada è stretta e dissestata, quella dovevamo fare. Un caro saluto.

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