Punto – forse – a capo (e fortunato chi non ha capito, parte seconda)

Che i convincimenti ti si cuciono addosso, s’attaccano alla pelle, ti fanno vestito di festa e pure abito da lavoro e non te ne privi più, manco la notte, che s’immaginano pigiami felpati, di lana grezza e mutandoni, o sottane di trini e merletti, che poi la giovane ragazza s’attrezza a fare la cosa più normale, nella sua divisa d’ordinanza, e concede l’abbraccio fraterno, pregno della pietas che si compete al genere umano quando s’ignuda d’ogni altro orpello vestibile, e s’adombra il cielo e l’uniforme stentorea del mondo si trasforma in epiteto a vociare confuso e orrido, mentre le zampe d’oca, s’ammassano in fila, ossequiose, come dietro il papà Lorenz, o un altro capo che ci pare, purché sia bello ritto, in piedi, a dominare i seguaci che dissimulano passo d’anatra, che manca poco che queste fanno causa alle prime che di palme ai piedi ognuno si tiene le sue, al più c’è da star attenti che mentre si papereggiano tutti, scondizolando e sculettando con scarsa armonia di sensi, non si concedano in amplesso innaturale al cagnolino di secrezioni gastroesofagee che ha smesso di aspettare il campanellino di riflessi condizionati, ed ora s’accinge a soddisfare pulsioni primordiali purché ve ne sia disponibilità, pure tra interspecifici e, avvinghiata la paperella, dà origine alla progenie fortunata e artificiosamente eletta a pura dell’orrifico incrocio che della genia ottusa e involuta, ma pura d’immaginario, dai piedi piatti e salivazioni persistenti, contrattualizzata per bave alla bocca, al suon di sirena, s’attrezza ad esercito di difesa dei confini del mondo virtuale, procacciando pagine di dobloni al re delle facce da libro, solo di costa, che le copertine costano, pure se fai finta di cucirtele addosso anche quelle come vestito della festa, patinate per ogni sgherro e bravo manzoniano, e l’ultimo che s’era abbracciato come spiaggia da naufrago alla deriva, al più si becca il calcio palmato della bestia, ed il morso a zanna, manco bianca che quella se ne sta alla larga da ogni ocone, grosso modo giulivo, e dall’alto del monte s’appresta a riprender fiato dalla vista lunga della fine del mondo, che prima o poi, pure per mettere fine allo sconquasso della specie estinta a sua insaputa, forse conto terzi, finalmente mette un punto.


14 risposte a "Punto – forse – a capo (e fortunato chi non ha capito, parte seconda)"

  1. E vien da ridere perché il paradosso fa ridere 😅. Però la morale della commedia in due atti tragicomica, magistralmente scritta, nasconde,un’amara realtà ed una conclusione della serie “viva a dio… purché finisca !!!Accidenti son botte da orbi, noi stiamo buscando.Per me e meglio restare nudi e crudi, i vestiti degli altri non mi calzano neppure fare la fila non mi va. Accidenti alla coda enorme dei qua-qua dietro i pochissimi paperon de paperoni.Tutra la servitù della Terra per pochi padroni!
    Mi risponderai con calma. Grazie Giò 🌃🥀

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